Ma i bambini… Cosa sognano?

di Monica Mercuriu

Uno studio pioneristico svela i contenuti dei sogni dei bambini, alle prese con differenze di età e di genere

I bambini sognano? Sicuramente sì, ma cosa? In una ricerca pioneristica molto accurata, condotta nel 1985 nell’Università del Wyoming da David Foulkes e collaboratori, sono stati analizzati i sogni di due gruppi di bambini, di età compresa tra i tre e i quindici anni, attraverso uno studio longitudinale durato ben cinque anni.
I bambini dormivano all’interno del Laboratorio del Sonno, monitorati con sistemi di elettropolissonografia. Una volta svegliati, veniva chiesto loro di raccontare i sogni che avevano fatto. Sono stati seguiti gli stessi bambini per tutta la durata dello studio.
I risultati sono stati di notevole interesse, poiché hanno messo in evidenza come vi sia una vera e propria evoluzione dei sogni con l’avanzare dell’età, oltre a mostrare come i sogni stessi siano diversamente caratterizzati per età e sesso. Leggi tutto “Ma i bambini… Cosa sognano?”

Il DOC si fa novel: “Il Nao di Brown”

di Giuseppe Femia

Una Graphic Novel giapponese illustra il disagio ossessivo-compulsivo, in bilico tra storytelling e terapia

Un paziente, appassionato di fumetti, mi suggerisce la lettura di “Il Nao di Brown”, una Graphic Novel che descrive la psicologia di una ragazza anglo-giapponese affetta da disturbo ossessivo compulsivo. La novel illustra il disagio della protagonista in una ambientazione transculturale, mediante una chiave narrativa originale e coinvolgente.

Nao ha continui pensieri intrusivi e indesiderati, durante i quali ha paura di fare del male agli altri in modo aggressivo, teme di perdere il controllo e mette in atto dei dialoghi a carattere ruminativo per scongiurare la possibilità di essere realmente una cattiva persona.

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Ridere in terapia: questione assai seria

di Caterina Parisio

Alleanza terapeutica, uso dell’ironia e capacità metacognitive

Una buona relazione terapeutica è un requisito fondamentale per l’efficacia di un trattamento, ma la costruzione di una buona e stabile relazione è qualcosa di estremamente delicato, che diventa altamente problematico se ci si riferisce a target di pazienti gravi.

Ciò che rende particolarmente importante la relazione terapeutica è il fatto che essa consenta di influire sui livelli di funzionamento metacognitivo, in modo da rendere il paziente capace di operazioni mentali terapeutiche altrimenti deficitarie o problematiche.

Dati di ricerca hanno ripetutamente dimostrato come l’alleanza terapeutica sia un potente fattore predittivo dell’esito del trattamento psicoterapeutico; essa rappresenta, infatti, il fattore terapeutico aspecifico con maggiore capacità di predire il buon esito del trattamento, configurandosi, così, come un nucleo concettuale e clinico di estrema rilevanza. Leggi tutto “Ridere in terapia: questione assai seria”

Adolescenza: capire se tollerare o preoccuparsi

di Ilaria Martelli Venturi

Cosa può fare un genitore per aiutare il figlio a canalizzare al meglio le sue risorse in questa fase delicata della vita?

Non di rado capita che arrivino nello studio di uno psicoterapeuta genitori preoccupatissimi per alcuni comportamenti messi in atto dai figli adolescenti. Le lamentele più comuni riguardano l’eccesso di disordine, il vivere la casa “come un albergo”, il chiudersi in camera senza raccontare mai nulla, non rispettare gli orari di rientro, rispondere male ai genitori, passare ore sui social, stare con la testa tra le nuvole e perdere tempo, fare uso sporadico di cannabis e alcool.

Si assiste a un conflitto acceso in cui il genitore vorrebbe che il figlio si comportasse in modo diverso e l’adolescente che reclama a gran voce i propri bisogni. Da questo conflitto molto spesso ne consegue un effetto paradossale: più il genitore diventa critico e invalidante, più l’adolescente  aumenta la frequenza proprio di quei comportamenti che per il genitore sono intollerabili alimentando il clima conflittuale all’interno della famiglia. Leggi tutto “Adolescenza: capire se tollerare o preoccuparsi”

Musica classica: il sound del male?

di Elena Bilotta

Uno studio recente abbatte lo stereotipo dell’associazione tra psicopatia e preferenza per la musica classica

Nell’immaginario collettivo, il serial killer ha preferenze musicali ricercate e sofisticate; in alcune famose pellicole è possibile ritrovare questa associazione. Nella celeberrima scena dell’omicidio delle sue guardie, Hannibal Lecter ascoltava il clavicembalo ben temperato di Bach, mentre il killer di Arancia Meccanica preferiva Beethoven. La realtà, tuttavia, potrebbe essere ben diversa da quella rappresentata cinematograficamente.

In uno studio recente e non ancora pubblicato, realizzato presso l’Università di New York, alcuni ricercatori hanno valutato le preferenze musicali di 200 persone, facendo loro ascoltare e valutare 260 canzoni diverse e misurando i loro livelli di psicopatia. Leggi tutto “Musica classica: il sound del male?”

Parent Training: educare i genitori

di Laura Pannunzi

L’importanza dei programmi di educazione parentale in età prescolare per bambini disattenti e iperattivi

I programmi di educazione parentale, o parent training, sono dei percorsi terapeutici, atti ad accompagnare i genitori a sviluppare aspettative più appropriate rispetto ai propri figli e a imparare come accudirli, usando modalità disciplinari positive in modo empatico. In linea generale, tra le diverse proposte di parent training è possibile identificare degli scopi comuni, quali:

  • sensibilizzare i genitori riguardo all’importanza del legame di attaccamento;
  • incrementare la responsività dei genitori alle esigenze del figlio;
  • aumentare la prevedibilità e la coerenza dei genitori nelle prestazioni di cura e accudimento;
  • ampliare le strategie educative dei genitori

La maggior parte di questi programmi sono rivolti a genitori con figli che soffrono di un disturbo di tipo esternalizzante, nel dettaglio nel trattamento dell’ADHD (Attention -Deficit/Hyperactivity Disorder) e nei Disturbi della Condotta. Leggi tutto “Parent Training: educare i genitori”

Perché piacere e felicità non sono la stessa cosa

di Maurizio Brasini

In cosa consiste la felicità? In quale direzione bisogna procedere per andarla a cercare?

Nel VII Forum sulla formazione in psicoterapia, tenutosi ad Assisi a metà ottobre, un gruppo di allievi del secondo anno della SPC (Scuola di Psicoterapia Cognitiva) di Roma, coordinato dalla dr.ssa Claudia Perdighe, ha affrontato un tema di ampio respiro filosofico, con importanti ricadute sul modo di concepire gli obiettivi della terapia: il tema della felicità.

La ricerca della felicità nella cultura occidentale è considerata un diritto inalienabile (è persino citata nella costituzione degli USA). E non vi è dubbio che chi si rivolge ad uno psicoterapeuta nutra l’aspettativa di uscire da una condizione soggettiva di sofferenza e possibilmente essere più felice. Ma in cosa consiste la felicità? In quale direzione bisogna procedere per andarla a cercare? Leggi tutto “Perché piacere e felicità non sono la stessa cosa”

“Mi annoio!” Niente paura

di Giulia Panarelli

“Lasciatevi andare alla noia! Lasciate che i bambini conoscano la noia!” Teresa Belton

In questa società caratterizzata da ritmi frenetici e aspetti consumistici, la noia viene vista come un mostro da combattere, qualcosa da cui fuggire. Tutto il tempo viene occupato da: lavoro, attività sportiva, hobby, cene, aperitivi e così via. Tra una pausa e l’altra, appena si ha un secondo libero, si controllano le e-mail, si naviga in Internet, si interagisce con i social o si gioca. Ogni spazio viene riempito. Tutto il tempo è organizzato, pieno, e tutto è sotto controllo. Anche i bambini sono catturati da questo vortice, costretti a vivere le giornate costantemente di corsa.
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Il cervello del narcisista

di Graziella Pisano

curato da Elena Bilotta

Le conoscenze relative al funzionamento neurobiologico della mente del narcisista sono molto ristrette, nonostante l’elevata rilevanza clinica del disturbo e la tendenza a sottostimarne la prevalenza. Negli ultimi anni stanno tuttavia aumentando i contributi che approfondiscono il funzionamento nerobiologico del cervello narcisista, con l’obiettivo di dare anche una spiegazione neurobiologica agli aspetti cognitivi, emotivi e comportamentali che caratterizzano il funzionamento di questi pazienti. In uno studio pilota del 2015, alcuni autori hanno analizzato la sostanza grigia e quella bianca di sei pazienti maschi con disturbo narcisistico di personalità (NPD), confrontandole con un gruppo di controllo di soggetti senza disturbo di personalità. I risultati mostrano che i pazienti con NPD mostrano alterazioni nella materia grigia inclusa la corteccia cingolata anteriore, la corteccia prefrontale destra e la corteccia prefrontale mediale bilaterale. Leggi tutto “Il cervello del narcisista”