Nobel Economia 2017: vittoria della psicologia

di Mauro Giacomantonio

L’assegnazione del premio Nobel a Richard Thaler è un duro colpo per l’Homo Oeconomicus ed un trampolino di lancio per tutta la Psicologia

Il vincitore del Nobel per l’Economia 2017 è Richard Thaler, professore di economia a Chicago. Thaler non è un economista “tradizionale” e, per la maggior parte della sua carriera, è stato uno dei portavoce dell’economia comportamentale, cioè lo studio, preferibilmente attraverso veri e propri esperimenti, delle scelte economiche. Perché questa è una novità e perché è importante per la psicologia?

Per anni, anzi secoli, l’economia ha cercato di comprendere e prevedere il comportamento umano creando modelli sofisticati, intriganti e molto astratti. Per rendere possibili questi modelli, si è dovuto ricorrere ad alcune assunzioni rispetto alla natura dell’essere umano e ha così preso vita l’homo oeconomicus. Leggi tutto “Nobel Economia 2017: vittoria della psicologia”

Saper regolare affettività e emozioni

di Sabina Marianelli

Dissociazione, attaccamento e basi neurobiologiche nella regolazione affettiva personale

Un modello mente-corpo è fondamentale per la formulazione di una teoria clinica della regolazione affettiva: già Freud postulava che la regolazione del corpo in termini pulsionali fosse fondamentale per lo sviluppo della vita mentale.
L’affetto può essere inteso come rappresentante dello stato del corpo, che viene monitorato dal sistema di regolazione affettiva: se l’affetto è regolato, l’organismo risponde in maniera flessibile all’ambiente, sia interno che esterno; mentre, se è disregolato, diventiamo dissociati, ridotti a processi automatici e a compartimenti di memoria slegati tra loro.
Quello che pensiamo come un Sé unitario consiste, in realtà, in una serie di stati del sé e ogni stato comprende i diversi modi che si ha di pensare, sentire e agire: siamo sempre versioni differenti di noi stessi, quando siamo stressati e quando siamo rilassati, quando siamo in diverse relazioni, ruoli, contesti. Leggi tutto “Saper regolare affettività e emozioni”

La mia gelosia: aiuto! Non è sana!

di Emanuela Pidri

Gelosia patologica: Gelosia Ossessiva, Sindrome di Mairet e Sindrome di Otello

La gelosia è definibile come “un’esperienza psichica basata su temi di minaccia e precarietà di una relazione”, in cui si possono inserire esperienze di privazione, ossia di perdita, con un potenziale depressivo e/o paranoico e pensieri circa la possibile infedeltà del partner; essa porta con sé un mix di emozioni (ansia, tristezza, rabbia etc.), che possono essere considerate su un continuum che va dal normale al patologico.
Diagnosticamente, non ha un’entità nosologica specifica, ma può essere inquadrata in tre gruppi: Gelosia Ossessiva, Sindrome di Mairet, Gelosia Delirante (o Sindrome di Otello).
Secondo Lorenzi, si può diagnosticare una gelosia ossessiva quando i comportamenti di gelosia hanno almeno due delle seguenti caratteristiche: Leggi tutto “La mia gelosia: aiuto! Non è sana!”

Il disturbo ossessivo… questo grande sconosciuto

di Brunetto De Sanctis

Cronaca di una conferenza per la cittadinanza in cui gli esperti parlano con persone e familiari che hanno a che fare con questo disturbo

 “Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC): comprendere come funziona per scegliere come curarsi”: è il titolo della conferenza, organizzata dalla Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) e aperta a pubblico, tenutasi il 10 ottobre scorso a Roma.
Un’iniziativa pensata in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, con l’obiettivo di spiegare il disturbo ossessivo compulsivo ai non addetti ai lavori, con un linguaggio non tecnico ma diretto e comprensibile.
In molti, tra familiari di persone con DOC e persone affette dal disturbo, hanno partecipato alla discussione con un gruppo di clinici esperti del disturbo ossessivo compulsivo, sia da un punto di vista terapeutico sia da un punto di vista scientifico di ricerca, coordinati dal giornalista scientifico Pietro Greco. Leggi tutto “Il disturbo ossessivo… questo grande sconosciuto”

Mio figlio ha il DOC: come mi comporto?

di Angelo Maria Saliani

 Come approcciarsi ad un familiare affetto da disturbo ossessivo-compulsivo. Tra subire, fare, assecondare

Come si comporta di solito il familiare in risposta ai sintomi di una persona affetta da disturbo ossessivo-compulsivo (DOC)?
Delle volte finisce nelle stesse trappole del proprio caro, partecipando o sostituendosi a lui nell’esecuzione dei rituali; altre volte si limita a subirli passivamente; altre ancora lo critica aspramente. In tutti questi casi, la qualità della vita dei due e dell’intera famiglia è gravemente compromessa.
Cosa fare?

Evidentemente la prima soluzione sta nella cura del disturbo e dunque nella scelta di un trattamento di provata efficacia. I familiari, nel frattempo, come dovrebbero comportarsi? Leggi tutto “Mio figlio ha il DOC: come mi comporto?”

Un bacio rubato: istigazione e colpa

di Carlo Buonanno

Essere istigati alla violazione dell’altro non ci solleva del tutto dai sensi di colpa

Adesso rilassatevi, chiudete gli occhi e provate a immaginare di baciare una donna contro la sua volontà. A meno che non siate antisociali, è molto probabile che non vi piacerà: vi rimarrebbe addosso una sensazione molto sgradevole. Ora provate a immaginare di baciare la stessa donna, ma stavolta con un amico accanto che vi incita a farlo: “Devi farlo!”.

Nel primo caso, la maggior parte di voi si sarà sentito sporco e avrà provato un forte senso di contaminazione psicologica. In più, complice il disgusto, è molto probabile che siate stati assaliti dall’urgenza di pulirvi, di lavarvi le mani o di impegnarvi in rituali di purificazione. Questo accade soprattutto se siamo gli unici responsabili della violazione morale e del danno che essa ingenera. Come possiamo mitigare la sensazione psicologica di contaminazione che consegue alla percezione di aver violato una regola? Una deroga agli imperativi della grammatica morale è rappresentata dalla diffusione della responsabilità. Leggi tutto “Un bacio rubato: istigazione e colpa”

Ringxiety: ansia da connessione

di Katia Tenore

 Vivere nell’era dello smartphone tra aspettative e desideri

A chi non è capitato di rovistare tra le scartoffie del proprio zaino, o di controllare affannosamente tutte le tasche degli abiti indossati, prendendo il cellulare, convintissimo di averlo sentito squillare e rimanere sorpreso (e anche un po’ deluso) dall’assenza di notifiche sullo schermo?
Queste esperienze sono state definite “squilli o vibrazioni fantasma”, ma anche “FauxCellArm’’; in generale, la tendenza a controllare il cellulare per verificare la presenza di notifiche viene definita ‘‘ringxiety’’, o ‘‘vibranxiety”.
Esperienze di notifiche fantasma sono comunissime e sembrano presentarsi tra coloro che usano il cellulare tra il 27.4 % e l’89 % dei casi. La più comune esperienza è la vibrazione fantasma (82% dei partecipanti), seguita dalle notifiche fantasma (50% dei partecipanti) e dagli squilli fantasma (45 %). Leggi tutto “Ringxiety: ansia da connessione”

“Non devi avere paura”: imperativi da evitare

di Monica Mercuriu

La paura ha uno scopo protettivo, permette a un bambino di non mettersi in pericolo, di poter pensare prima di agire, lo tutela dal non farsi male

Molto spesso gli adulti, i genitori, e le altre figure di riferimento per i bambini, di fronte ad un evento, che potenzialmente potrebbe intimorire un bambino, sia esso rappresentato da una novità, da una persona, evento o luogo sconosciuti, denotati da caratteristiche minacciose (luoghi bui, essere lasciati da soli con bambini che non si conoscono, partecipare ad una gara sportiva), rivolgendosi al bambino, utilizzano la frase: “Non devi avere paura”.
Sarà mai possibile non avere paura quando tutto il mio corpo, i sensi e i miei pensieri mi fanno percepire un pericolo? E soprattutto: perché un bambino non dovrebbe avere paura in quelle circostanze? Leggi tutto ““Non devi avere paura”: imperativi da evitare”

“Spesso il male di vivere ho incontrato”

di Caterina Parisio

Il suicidio in adolescenza: i fattori di rischio e il trattamento di disturbi associati con l’autolesionismo

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) considera il suicidio come un problema complesso, non ascrivibile ad una sola causa o a un unico motivo. Questo fenomeno sembra piuttosto derivare da un insieme di fattori biologici, genetici, psicologici, sociali, culturali e ambientali.

Nel 2000 circa un milione di individui ha perso la vita a causa del suicidio, mentre un numero di individui variabile da 10 a 20 volte più grande ha tentato il suicidio. Ciò vuol dire che muoiono più persone a causa del suicidio che per conflitti armati in tutto il mondo e per incidenti automobilistici. In tutte le nazioni, il suicidio è attualmente tra le prime cause di morte nella fascia di età 15-34 anni. Leggi tutto ““Spesso il male di vivere ho incontrato””