I successi di una terapia solidale

di Sonia di Munno

L’esperienza di un’ex allieva del quarto anno SPC di Roma

La Terapia Solidale è un programma che ha lo scopo di offrire da un lato psicoterapia a prezzi contenuti, dall’altra possibilità di esperienza agli allievi delle scuole APC e SPC. La psicoterapia è, infatti, condotta dagli allievi dell’ultimo anno della scuola SPC, supervisionati passo dopo passo da terapeuti esperti.

Come ex allieva del quarto anno SPC di Roma, sono stata coinvolta in questo programma che implicava, nel mio caso, un protocollo di dodici sedute ripetuto due volte, per trattare un paziente che chiedeva di essere aiutato a ridurre l’evitamento di situazioni per lui ansiogene, che lo ostacolavano in modo importante nel lavoro e in altre aree di vita. Il mio lavoro è stato supervisionato dalla psicoterapeuta Claudia Perdighe, esperta in Acceptance and Commitment Therapy (ACT).

Alla luce della mia esperienza, la Terapia Solidale mi sembra molto utile per entrambi i protagonisti della psicoterapia: il paziente e lo psicoterapeuta in formazione.
Le procedure ACT, in modo esperienziale e diretto, aiutano il paziente a superare i propri blocchi, permettendogli di scegliere la vita che desidera senza aspettare che lo stato emotivo si abbassi e si plachi. Permette di spostare la visuale della difficoltà togliendola dal “mirino” dell’esperienza, concentrando l’attenzione su valori e obiettivi e integrando in essi l’esperienza emotiva. Tecniche come l’espansione, la defusione, la mindfulness, condite con un pizzico di ironia e sagacia, hanno permesso al paziente di darsi la vita che voleva.

Il viaggio più lungo comincia da un solo passo: con calma, pazienza e ironia, abbiamo percorso quest’anno di vita, per lui cruciale, in cui i vecchi schemi mentali erano diventati ingombranti e pesanti da sopportare, in cui il “preferisco evitare” era diventato un mantra che gli aveva tolto la gioia di vivere e di mettersi alla prova, di confrontarsi con gli altri, di amare e di lavorare.

Stabiliti gli obiettivi, siamo riusciti a realizzarli. Dal mio punto di vista è stato importante vedere come i progetti del paziente si concretizzassero, come accettasse ansia e angoscia senza bloccarsi, e come sia riuscito ad aprirsi a esperienze che prima si era negato, vivendole e fronteggiandole qualora fossero state fallimentari. È stata una soddisfazione anche vedere come affrontava la tristezza e il senso di impotenza (esperienza molto comune nel genere umano).

Le schede esperienziali gli hanno permesso di vedere nero su bianco come stava conducendo la sua vita e come, invece, avrebbe voluto condurla, di scoprire quale fosse il gap che gli creava frustrazione e di individuare i pensieri disfunzionali che non gli permettevano di colmarlo. La sicurezza è cresciuta, il “meglio evitare” si è trasformato in “posso provarci e vedere come va”, il paziente è passato dal voler essere impeccabile al voler essere se stesso.

Come diceva Charles Darwin, “non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento”. In questo caso, non è un cambiamento per sopravvivere ma per vivere una vita migliore, una vita che si è fieri di esperire.

Dal disturbo alla comprensione della persona

di Emanuela Pidri

Manuale Diagnostico Psicodinamico e Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali a confronto

L’esperienza clinica e le ricerche empiriche descritte nel Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM) hanno portato all’individuazione di tipi di disturbi di personalità, descritti privilegiando l’esperienza emotiva, cognitiva, sociale e soggettiva del paziente all’analisi dei criteri. Lo scopo del PDM è quello di integrare gli sforzi del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM). Considerando le differenze tra i due manuali diagnostici si evince che: il DSM si presenta come una tassonomia di patologie o di disturbi psichici, mentre il PDM come una tassonomia di persone, cioè orientato alla comprensione del funzionamento del singolo individuo; il DSM ha un impianto di tipo categoriale, mentre il PDM mantiene un approccio dimensionale; il DSM propone cluster di sintomi evitando una qualsivoglia attribuzione di significato, con il preciso intento di rimanere ateorico mentre il PDM si colloca esplicitamente all’interno della cornice teorica psicoanalitica, con l’intento di ascrivere significati ai fenomeni osservati e descritti dopo averli identificati e formulati.  Lingiardi e Del Corno, nel 2008, affermano che “il DSM è un esempio di diagnosi multiassiale, categoriale e politetica: le sindromi sono intese come categorie presenti/assenti, reciprocamente indipendenti e definite da un numero minimo di criteri. La valutazione del PDM può invece essere considerata multiassiale, multidimensionale e prototipica in quanto cerca di prendere in considerazione sia le sindromi cliniche sia l’esperienza soggettiva del paziente; il profilo globale del funzionamento mentale e le sue singole funzioni, lo stile di personalità, le sue basi strutturali e la sua funzionalità globale nel contesto di vita del soggetto”. Il PDM, quindi, se da un lato si pone criticamente rispetto al DSM, allo stesso tempo sembra proporsi come uno strumento di valutazione diagnostica complementare che origina, anch’esso, dalla ricerca empirica. Le edizioni del DSM si sono imposte maggiormente a livello internazionale poiché, soprattutto a partire dal DSM-III, sono molto più attendibili per la presenza di precisi criteri diagnostici. Tuttavia, sono presenti problemi metodologici della diagnostica psichiatrica: 1) validità e attendibilità; 2) sistema categoriale versus sistema dimensionale; 3) sistema politetico versus sistema monotetico. La validità di una diagnosi si riferisce alla sua capacità di riferirsi effettivamente a una determinata malattia, entità o costrutto sottostante, mentre la attendibilità indica soltanto il grado con cui operatori diversi concordano su una diagnosi. A questo proposito, va ricordato che i DSM hanno accresciuto in maniera sostanziale solo la attendibilità diagnostica, ma non la validità delle diagnosi stesse. Un altro interessante problema della diagnosi è se classificare le malattie utilizzando categorie o dimensioni. Utilizzare categorie significa suddividere le malattie mentali appunto in categorie diagnostiche in linea con la tradizione della medicina e della psichiatria kraepeliniana e neo-kraepeliniana. Utilizzare dimensioni, invece, significa distribuire le malattie secondo variazioni quantitative (relative alla gravità del disturbo, alla personalità, alla percezione, alla cognizione, alla tonalità dell’umore, ecc.) distribuite in un continuum che va fino alla normalità. I DSM hanno optato per l’approccio categoriale, perché più pratico mentre il PDM riconosce l’importanza dell’approccio dimensionale. Infine, di notevole importanza è il tipo di approccio polittico per cui i pazienti con una determinata diagnosi hanno in comune alcuni criteri diagnostici tutti di ugual valore ponderale: al contrario, uno o più criteri diagnostici devono essere obbligatoriamente presenti per fare diagnosi. Nelle vigenti classificazioni, comunque, come si procede verso un livello di maggiore specificazione diagnostica, si passa gradualmente e inevitabilmente da un approccio di tipo categoriale ad uno dimensionale.

 

Per approfondimenti:

American Psychiatric Association (1980). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 3rd edition, revised. Washington: American Psychiatric Press. Ed.it.: DSM-III-R. Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. Milano Masson, 1983.

American Psychiatric Association (2000). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 4-TR edition, revised. Washington: American Psychiatric Press. Ed. It: DSM IV- TR Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. Milano Masson, 2001.

American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 5th edition, revised. Washington: American Psychiatric Press. Ed it: DSM V Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. Milano Raffaello Cortina, 2014.

Helzer J.E. Et Al., (2008). Dimensional Approaches in Diagnostic Classification. Refining the Research Agenda for DSM-V. American Psychiatric Association, Washington, DC.

Herzing A., Licht J. (2006).  Overview of empirical support for the DSM symptom-based approach to diagnostic classification. In PDM Task Force (2006)Psychodynamic Diagnostic Manual. Silver Spring, MD: Alliance of Psychoanalytic Organizations , pag. 663-690.

Lingiardi V., Del Corno  F., (2008).  PDM. Manuale diagnostico psicodinamico. Cortina Raffaello

Rossi R, Rosso A.M., (2007).  Il PDM (Psychodynamic Diagnostic Manual): unaclassificazione con criteri diagnostici psicodinamici. In POL.it, www.priory.com/ital/rossirosso2007.htm.

Il Coping Power nella scuola dell’infanzia

di Iacopo Bertacchi e Laura Pannunzi

Una nuova modalità di fare scuola, per prevenire problematiche di comportamento dei bambini e dei futuri ragazzi

Da alcuni mesi è stato pubblicato il volume “Coping Power nella scuola dell’infanzia”, a cura di Consuelo Giuli e Iacopo Bertacchi, psicologi psicoterapeuti ideatori del programma “Coping Power Scuola”, e di Pietro Muratori, psicologo dirigente dell’IRCCS Fondazione Stella Maris (Pisa), formatore del metodo terapeutico “Coping Power” per bambini e adolescenti con Disturbo da Comportamento Dirompente.
È ben noto che le più gravi difficoltà comportamentali sorgono in età pre-scolare e che molti bambini mostrano problemi di adattamento fin dalla scuola materna; per tal motivo, il programma si propone come modello di prevenzione universale delle difficoltà di comportamento nel contesto scolastico.

Il libro presenta il modello del “Coping Power Scuola”, il quale si configura come adattamento nel contesto scolastico del “Coping Power Program” (CPP) di John Lochman – sperimentato attraverso un lavoro di ricerca che ha coinvolto numerose scuole sul territorio nazionale dal 2009 a oggi. Il volume completa il precedente “Coping Power nella scuola primaria”, scritto dagli stessi autori e pubblicato nel 2016. Tale programma propone un percorso strutturato di prevenzione e intervento volto a promuovere le competenze emotive e pro-sociali nei bambini dai 3 ai 6 anni durante lo svolgimento delle normali attività didattiche. Il manuale è suddiviso in sei moduli, ognuno dei quali compone il percorso didattico, articolato lungo l’intero anno scolastico e differenziato per età.

Attraverso la storia di “Ap-Apetta e il viaggio in Lambretta”, il volume propone percorsi operativi e attività ponte per la scuola primaria. Ap-Apetta è, infatti, una piccola ape ribelle che partirà per un importante viaggio, grazie al quale migliorerà aspetti di sé, raggiungerà una serie di obiettivi e acquisirà nuove conoscenze e abilità, proprio come gli alunni della classe. Nello specifico, le tematiche che vengono affrontate all’interno del programma sono:

  • Imparare a porsi obiettivi a breve e lungo termine
  • Acquisire consapevolezza delle proprie emozioni
  • Modulare e gestire le emozioni (autocontrollo)
  • Assumere punti di vista diversi dal proprio
  • Sviluppare capacità di problem solving
  • Riconoscere le proprie e altrui qualità

Se il Coping Power adattato alla scuola primaria è stato integrato nella programmazione didattica, nella scuola dell’infanzia esso rappresenta la programmazione stessa. Si snoda attraverso tutti i campi di esperienza con tre tipi di percorsi: il potenziamento delle abilità cognitive, le attività psicomotorie e il percorso emotivo-relazionale. Tutti e tre gli aspetti convergono verso il raggiungimento dei traguardi di sviluppo previsti al termine della scuola dell’infanzia.

L’originalità di questo programma sta proprio nel fatto che consente di potenziare una serie di abilità emotive, sociali e cognitive all’interno della programmazione didattica e utilizzando strategie in un’ottica inclusiva, stimolando abilità cooperative e di tutoraggio tra i bambini. La storia di Ap-apetta accompagna i bambini per tutto l’anno scolastico rappresentando il filo conduttore di tutte le attività didattiche.

Il programma rappresenta, dunque, l’adattamento del Coping Power alla scuola dell’infanzia ma anche una nuova modalità di fare scuola, che prende in esame lo sviluppo delle competenze e delle abilità utili a prevenire problematiche di comportamento future e gettare le basi per un apprendimento significativo che sia parte della vita dei bambini e dei futuri ragazzi.

Ecco, dunque, un breve assaggio dell’opera “Coping Power nella scuola dell’infanzia” di Consuelo Giuli, Iacopo Bertacchi e Pietro Muratori, che si pone come importante guida e prezioso contributo per chi è clinicamente animato dall’interesse verso la scuola dell’infanzia, per gli insegnanti che andranno ad applicare in prima persona il percorso nelle loro classi e per i genitori e le famiglie.
Per approfondimenti:

  1. Giuli, I. Bertacchi, P. Muratori, ( 2017) “Coping Power nella scuola dell’infanzia” , Trento: Erickson.
  2. Bertacchi, C. Giuli, P. Muratori, ( 2016) “Coping Power nella scuola primaria” , Trento: Erickson.

Stefania Fadda dirigerà la ESMHD

La specializzata e attuale  collaboratrice della SPC è stata eletta presidente della European Society for Mental Health and Deafness

La Scuola di Psicoterapia Cognitiva, diretta dal prof. Francesco Mancini, è lieta di annunciare che la docente e ricercatrice dott.ssa Stefania Fadda è stata eletta presidente della European Society for Mental Health and Deafness (ESMHD), ruolo che ricoprirà a partire dal primo gennaio 2018.

La dott.ssa Fadda è stata eletta nell’ambito dell’Annual General Meeting che si è tenuto nel mese di ottobre a Bilbao. ESMHD è un’organizzazione internazionale che dal 1986 si propone di favorire un’adeguata salute mentale nelle persone sorde in età evolutiva e adulta. In particolare, persegue l’obiettivo di sviluppare e promuovere adeguati percorsi di prevenzione, assessment, diagnosi e trattamento, che consentano a tutte le persone sorde di raggiungere il benessere psicologico e una piena inclusione sociale.

Già membro del Consiglio di ESMHD e unica rappresentante italiana, Stefania Fadda prenderà il posto della dott.ssa Ines Sleeboom-van Raaij, psichiatra olandese e presidente ESMHD dal 2007. Leggi tutto “Stefania Fadda dirigerà la ESMHD”

Nobel Economia 2017: vittoria della psicologia

di Mauro Giacomantonio

L’assegnazione del premio Nobel a Richard Thaler è un duro colpo per l’Homo Oeconomicus ed un trampolino di lancio per tutta la Psicologia

Il vincitore del Nobel per l’Economia 2017 è Richard Thaler, professore di economia a Chicago. Thaler non è un economista “tradizionale” e, per la maggior parte della sua carriera, è stato uno dei portavoce dell’economia comportamentale, cioè lo studio, preferibilmente attraverso veri e propri esperimenti, delle scelte economiche. Perché questa è una novità e perché è importante per la psicologia?

Per anni, anzi secoli, l’economia ha cercato di comprendere e prevedere il comportamento umano creando modelli sofisticati, intriganti e molto astratti. Per rendere possibili questi modelli, si è dovuto ricorrere ad alcune assunzioni rispetto alla natura dell’essere umano e ha così preso vita l’homo oeconomicus. Leggi tutto “Nobel Economia 2017: vittoria della psicologia”

Il disturbo ossessivo… questo grande sconosciuto

di Brunetto De Sanctis

Cronaca di una conferenza per la cittadinanza in cui gli esperti parlano con persone e familiari che hanno a che fare con questo disturbo

“Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC): comprendere come funziona per scegliere come curarsi”: è il titolo della conferenza, organizzata dalla Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) e aperta a pubblico, tenutasi il 10 ottobre scorso a Roma.
Un’iniziativa pensata in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, con l’obiettivo di spiegare il disturbo ossessivo compulsivo ai non addetti ai lavori, con un linguaggio non tecnico ma diretto e comprensibile.
In molti, tra familiari di persone con DOC e persone affette dal disturbo, hanno partecipato alla discussione con un gruppo di clinici esperti del disturbo ossessivo compulsivo, sia da un punto di vista terapeutico sia da un punto di vista scientifico di ricerca, coordinati dal giornalista scientifico Pietro Greco. Leggi tutto “Il disturbo ossessivo… questo grande sconosciuto”

Incontro sul Disturbo Ossessivo-Compulsivo

In Italia 800 mila persone ne soffrono ma pochi ricorrono a una cura. La Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) di Roma ha organizzato una conferenza per rompere il muro di silenzio che circonda il DOC

Le recenti dichiarazioni di Papa Francesco, che ha raccontato al politologo francese Dominique Wolton di aver tratto grande beneficio da una terapia psicoanalitica a cui si è sottoposto all’età di 42 anni, hanno riaperto il dibattito sull’importanza della salute psichica.
Ogni cittadino ha il diritto di godere di buona salute mentale condizione cruciale per il benessere della comunità, oltre che della persona”, recita il Patto Europeo per la Salute ed il Benessere Mentale siglato dai Paesi della comunità europea nel 2008.

In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che da oltre venti anni si propone di sensibilizzare le istituzioni e la comunità alla ricerca del benessere emotivo e psicologico della persona, la Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) di Roma ha organizzato la conferenza “Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC): comprendere come funziona per scegliere come curarsi” in programma il 10 ottobre 2017 alle ore 17.00 a Roma, presso l’Auditorium Via Rieti in via Rieti 11.

Secondo studi epidemiologici recenti, in Italia sono circa 800 mila le persone che soffrono del disturbo ossessivo-compulsivo, una patologia di cui si parla poco nonostante la diffusione e che, se non trattata, tende a diventare cronica. Dagli studi emerge, inoltre, una previsione di 2  neonati su 100 che lo svilupperanno nell’arco della propria vita.

La conferenza si propone di rompere il muro di silenzio che circonda il DOC e di condividere e divulgare le conoscenze scientifiche ad oggi disponibili sulla patologia: esperti del disturbo, di fama nazionale e internazionale, affronteranno diversi aspetti per chiarirne le caratteristiche e fare una panoramica sui trattamenti di provata efficacia.

Nel corso dell’evento, il giornalista scientifico Pietro Greco intervisterà gli esperti presenti sui seguenti temi: cos’è il DOC, come si manifesta e quanti sottotipi esistono? Perché la persona non riesce a liberarsi da quei pensieri pur giudicandoli assurdi o esagerati? Come mai ci si ritrova a compiere lo stesso gesto e si ha difficoltà a smettere? Quali sono le cause? Quali cure si sono dimostrate efficaci? Cosa possono fare i familiari per essere d’aiuto ai propri cari?

Interverranno: Francesco Mancini, curatore del volume “La mente ossessiva” (2016) e direttore dell’Associazione Psicologia Cognitiva – Scuola di Psicoterapia Cognitiva (APC-SPC) di Roma, Andrea Gragnani, psicologo-psicoterapeuta, didatta della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, socio fondatore dell’Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo (AIDOC), Angelo Maria Saliani, psicologo-psicoterapeuta, didatta della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, socio dell’Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo (AIDOC), Marco Saettoni, psichiatra e psicoterapeuta, didatta della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, dirigente medico ASL Toscana Nordovest, Teresa Cosentino, psicologa-psicoterapeuta, docente della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, socia dell’Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo (AIDOC), Giuseppe Romano, psicologo-psicoterapeuta, didatta della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, socio dell’Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo (AIDOC), Stefania Fadda, psicologa-psicoterapeuta, lavora presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva, direttrice del Centro assistenza Bambini Sordi e Sordociechi, Katia Tenore, psicologa-psicoterapeuta, didatta della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, socia dell’Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo (AIDOC), Barbara Basile, psicologo-psicoterapeuta, docente della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, socia dell’Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo, dottore di ricerca in Neuropsicologia.

Ampio spazio sarà dedicato alla discussione e alle domande che arriveranno dal pubblico. Nel corso dell’evento, inoltre, sarà fornito gratuitamente materiale informativo sul disturbo.

Un evento diretto a chi soffre di Disturbo Ossessivo-Compulsivo, a chi ha il sospetto di soffrirne, ai suoi cari e a chi semplicemente vuole saperne di più.

Per informazioni e per iscriversi alla conferenza scrivere a: conferenzadoc@apc.it

Cara Cenerentola, sei fuori moda

di Olga Ines Luppino

I single hanno un più alto senso di autodeterminazione e una maggiore probabilità di sviluppo personale rispetto alle persone che vivono in coppia

Sarà forse colpa di un retaggio fiabesco-popolare ma da troppo tempo, ormai, è comunemente condivisa una visione dei single che li vede sperare caldamente in una serena vita di coppia. Se donne, poi, le loro giornate potrebbero trascorrere in triste stile Bridget Jones, strette nell’abbraccio di un caldo piumone, nella disperata attesa di quel principe azzurro che possa garantire il tanto agognato “E vissero per sempre felici e contenti”.

Ebbene tutto sta per cambiare perché i vantaggi di una vita da single stanno per essere portati allo scoperto.

Con l’intervento “Quello che nessuno ti ha mai detto sui single”, l’estate scorsa, durante la 124esima convention annuale della American Psychological Association, la psicologa dell’Università di Santa Barbara Bella DePaulo ha stravolto la visione del matrimonio come predittivo di una vita lunga e felice e ha esaltato i punti di forza di chi vive da single. Leggi tutto “Cara Cenerentola, sei fuori moda”

“La cura per il cancro esiste ma non ce la vogliono dare!”

di Mauro Giacomantonio e Luigi Leone

La tendenza a credere alle cospirazioni è associata ad uno stile di attaccamento evitante

L’11 Settembre è stato organizzato dal governo USA che aveva precedentemente minato le torri gemelle; l’attentato di Parigi del 2015 non è mai avvenuto; Big Pharma ci tiene all’oscuro delle più recenti scoperte farmacologiche per non perdere profitto; la crisi finanziaria è stata intenzionalmente favorita per interessi politici ed economici di pochi”. Questi sono solo alcuni esempi delle più comuni e condivise teorie cospirative che trovano ampio spazio sul web e sui social network. Come comune denominatore della maggioranza delle teorie del complotto ci sarebbe la credenza che eventi sociali molto drammatici possano essere spiegati come scelte intenzionali di piccoli gruppi di potere che perseguono scopi malevoli con mezzi illegali.
Credere a teorie cospirative è un fenomeno molto diffuso. Si stima che negli USA circa il 50% della popolazione creda in almeno una teoria cospirativa. Questo purtroppo ha delle conseguenze piuttosto serie per la società. Leggi tutto ““La cura per il cancro esiste ma non ce la vogliono dare!””