Stefania Fadda dirigerà la ESMHD

La specializzata e attuale  collaboratrice della SPC è stata eletta presidente della European Society for Mental Health and Deafness

La Scuola di Psicoterapia Cognitiva, diretta dal prof. Francesco Mancini, è lieta di annunciare che la docente e ricercatrice dott.ssa Stefania Fadda è stata eletta presidente della European Society for Mental Health and Deafness (ESMHD), ruolo che ricoprirà a partire dal primo gennaio 2018.

La dott.ssa Fadda è stata eletta nell’ambito dell’Annual General Meeting che si è tenuto nel mese di ottobre a Bilbao. ESMHD è un’organizzazione internazionale che dal 1986 si propone di favorire un’adeguata salute mentale nelle persone sorde in età evolutiva e adulta. In particolare, persegue l’obiettivo di sviluppare e promuovere adeguati percorsi di prevenzione, assessment, diagnosi e trattamento, che consentano a tutte le persone sorde di raggiungere il benessere psicologico e una piena inclusione sociale.

Già membro del Consiglio di ESMHD e unica rappresentante italiana, Stefania Fadda prenderà il posto della dott.ssa Ines Sleeboom-van Raaij, psichiatra olandese e presidente ESMHD dal 2007. Leggi tutto “Stefania Fadda dirigerà la ESMHD”

Nobel Economia 2017: vittoria della psicologia

di Mauro Giacomantonio

L’assegnazione del premio Nobel a Richard Thaler è un duro colpo per l’Homo Oeconomicus ed un trampolino di lancio per tutta la Psicologia

Il vincitore del Nobel per l’Economia 2017 è Richard Thaler, professore di economia a Chicago. Thaler non è un economista “tradizionale” e, per la maggior parte della sua carriera, è stato uno dei portavoce dell’economia comportamentale, cioè lo studio, preferibilmente attraverso veri e propri esperimenti, delle scelte economiche. Perché questa è una novità e perché è importante per la psicologia?

Per anni, anzi secoli, l’economia ha cercato di comprendere e prevedere il comportamento umano creando modelli sofisticati, intriganti e molto astratti. Per rendere possibili questi modelli, si è dovuto ricorrere ad alcune assunzioni rispetto alla natura dell’essere umano e ha così preso vita l’homo oeconomicus. Leggi tutto “Nobel Economia 2017: vittoria della psicologia”

Il disturbo ossessivo… questo grande sconosciuto

di Brunetto De Sanctis

Cronaca di una conferenza per la cittadinanza in cui gli esperti parlano con persone e familiari che hanno a che fare con questo disturbo

“Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC): comprendere come funziona per scegliere come curarsi”: è il titolo della conferenza, organizzata dalla Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) e aperta a pubblico, tenutasi il 10 ottobre scorso a Roma.
Un’iniziativa pensata in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, con l’obiettivo di spiegare il disturbo ossessivo compulsivo ai non addetti ai lavori, con un linguaggio non tecnico ma diretto e comprensibile.
In molti, tra familiari di persone con DOC e persone affette dal disturbo, hanno partecipato alla discussione con un gruppo di clinici esperti del disturbo ossessivo compulsivo, sia da un punto di vista terapeutico sia da un punto di vista scientifico di ricerca, coordinati dal giornalista scientifico Pietro Greco. Leggi tutto “Il disturbo ossessivo… questo grande sconosciuto”

Incontro sul Disturbo Ossessivo-Compulsivo

In Italia 800 mila persone ne soffrono ma pochi ricorrono a una cura. La Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) di Roma ha organizzato una conferenza per rompere il muro di silenzio che circonda il DOC

Le recenti dichiarazioni di Papa Francesco, che ha raccontato al politologo francese Dominique Wolton di aver tratto grande beneficio da una terapia psicoanalitica a cui si è sottoposto all’età di 42 anni, hanno riaperto il dibattito sull’importanza della salute psichica.
Ogni cittadino ha il diritto di godere di buona salute mentale condizione cruciale per il benessere della comunità, oltre che della persona”, recita il Patto Europeo per la Salute ed il Benessere Mentale siglato dai Paesi della comunità europea nel 2008.

In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che da oltre venti anni si propone di sensibilizzare le istituzioni e la comunità alla ricerca del benessere emotivo e psicologico della persona, la Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) di Roma ha organizzato la conferenza “Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC): comprendere come funziona per scegliere come curarsi” in programma il 10 ottobre 2017 alle ore 17.00 a Roma, presso l’Auditorium Via Rieti in via Rieti 11.

Secondo studi epidemiologici recenti, in Italia sono circa 800 mila le persone che soffrono del disturbo ossessivo-compulsivo, una patologia di cui si parla poco nonostante la diffusione e che, se non trattata, tende a diventare cronica. Dagli studi emerge, inoltre, una previsione di 2  neonati su 100 che lo svilupperanno nell’arco della propria vita.

La conferenza si propone di rompere il muro di silenzio che circonda il DOC e di condividere e divulgare le conoscenze scientifiche ad oggi disponibili sulla patologia: esperti del disturbo, di fama nazionale e internazionale, affronteranno diversi aspetti per chiarirne le caratteristiche e fare una panoramica sui trattamenti di provata efficacia.

Nel corso dell’evento, il giornalista scientifico Pietro Greco intervisterà gli esperti presenti sui seguenti temi: cos’è il DOC, come si manifesta e quanti sottotipi esistono? Perché la persona non riesce a liberarsi da quei pensieri pur giudicandoli assurdi o esagerati? Come mai ci si ritrova a compiere lo stesso gesto e si ha difficoltà a smettere? Quali sono le cause? Quali cure si sono dimostrate efficaci? Cosa possono fare i familiari per essere d’aiuto ai propri cari?

Interverranno: Francesco Mancini, curatore del volume “La mente ossessiva” (2016) e direttore dell’Associazione Psicologia Cognitiva – Scuola di Psicoterapia Cognitiva (APC-SPC) di Roma, Andrea Gragnani, psicologo-psicoterapeuta, didatta della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, socio fondatore dell’Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo (AIDOC), Angelo Maria Saliani, psicologo-psicoterapeuta, didatta della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, socio dell’Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo (AIDOC), Marco Saettoni, psichiatra e psicoterapeuta, didatta della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, dirigente medico ASL Toscana Nordovest, Teresa Cosentino, psicologa-psicoterapeuta, docente della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, socia dell’Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo (AIDOC), Giuseppe Romano, psicologo-psicoterapeuta, didatta della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, socio dell’Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo (AIDOC), Stefania Fadda, psicologa-psicoterapeuta, lavora presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva, direttrice del Centro assistenza Bambini Sordi e Sordociechi, Katia Tenore, psicologa-psicoterapeuta, didatta della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, socia dell’Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo (AIDOC), Barbara Basile, psicologo-psicoterapeuta, docente della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, socia dell’Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo, dottore di ricerca in Neuropsicologia.

Ampio spazio sarà dedicato alla discussione e alle domande che arriveranno dal pubblico. Nel corso dell’evento, inoltre, sarà fornito gratuitamente materiale informativo sul disturbo.

Un evento diretto a chi soffre di Disturbo Ossessivo-Compulsivo, a chi ha il sospetto di soffrirne, ai suoi cari e a chi semplicemente vuole saperne di più.

Per informazioni e per iscriversi alla conferenza scrivere a: conferenzadoc@apc.it

Cara Cenerentola, sei fuori moda

di Olga Ines Luppino

I single hanno un più alto senso di autodeterminazione e una maggiore probabilità di sviluppo personale rispetto alle persone che vivono in coppia

Sarà forse colpa di un retaggio fiabesco-popolare ma da troppo tempo, ormai, è comunemente condivisa una visione dei single che li vede sperare caldamente in una serena vita di coppia. Se donne, poi, le loro giornate potrebbero trascorrere in triste stile Bridget Jones, strette nell’abbraccio di un caldo piumone, nella disperata attesa di quel principe azzurro che possa garantire il tanto agognato “E vissero per sempre felici e contenti”.

Ebbene tutto sta per cambiare perché i vantaggi di una vita da single stanno per essere portati allo scoperto.

Con l’intervento “Quello che nessuno ti ha mai detto sui single”, l’estate scorsa, durante la 124esima convention annuale della American Psychological Association, la psicologa dell’Università di Santa Barbara Bella DePaulo ha stravolto la visione del matrimonio come predittivo di una vita lunga e felice e ha esaltato i punti di forza di chi vive da single. Leggi tutto “Cara Cenerentola, sei fuori moda”

“La cura per il cancro esiste ma non ce la vogliono dare!”

di Mauro Giacomantonio e Luigi Leone

La tendenza a credere alle cospirazioni è associata ad uno stile di attaccamento evitante

L’11 Settembre è stato organizzato dal governo USA che aveva precedentemente minato le torri gemelle; l’attentato di Parigi del 2015 non è mai avvenuto; Big Pharma ci tiene all’oscuro delle più recenti scoperte farmacologiche per non perdere profitto; la crisi finanziaria è stata intenzionalmente favorita per interessi politici ed economici di pochi”. Questi sono solo alcuni esempi delle più comuni e condivise teorie cospirative che trovano ampio spazio sul web e sui social network. Come comune denominatore della maggioranza delle teorie del complotto ci sarebbe la credenza che eventi sociali molto drammatici possano essere spiegati come scelte intenzionali di piccoli gruppi di potere che perseguono scopi malevoli con mezzi illegali.
Credere a teorie cospirative è un fenomeno molto diffuso. Si stima che negli USA circa il 50% della popolazione creda in almeno una teoria cospirativa. Questo purtroppo ha delle conseguenze piuttosto serie per la società. Leggi tutto ““La cura per il cancro esiste ma non ce la vogliono dare!””

Il trauma infantile, oltre il luogo comune

di Michele Simeone

Le nuove prospettive aperte dal volume “Terapia cognitivo-comportamentale del trauma interpersonale infantile” curato da Maria Grazia Foschino Barbaro e Francesco Mancini

L’approccio cognitivo-comportamentale, annoverato come uno degli interventi più efficaci per la cura del trauma infantile, negli ultimi anni ha consolidato un ricco bagaglio di conoscenze atte alla comprensione e alla cura di questo complesso quadro clinico.

Il trauma psicologico complesso, la cui drammatica peculiarità risiede nell’essere di natura interpersonale, sembra predire esiti più gravi nei casi in cui l’esposizione avvenga durante l’infanzia, determinando un’alterazione della qualità del legame di attaccamento.

Il volume “Terapia cognitivo-comportamentale del trauma interpersonale infantile” – curato da Maria Grazia Foschino Barbaro e Francesco Mancini e pubblicato di recente per Franco Angeli editore – è il risultato dei contributi di psicoterapeuti cognitivo-comportamentali impegnati da anni nella cura del trauma infantile e di studiosi di psicologia dello sviluppo.

Il libro offre una ricca panoramica sulle attuali conoscenze sul trauma psicologico nei bambini e negli adolescenti e, dopo un iniziale approfondimento sulla definizione operativa delle esperienze potenzialmente traumatiche, sviluppa una dettagliata disamina della fenomenologia, dei correlati neurobiologici, della nosografia e dei protocolli di terapia cognitivo-comportamentale evidence-based per l’età evolutiva, con specifici riferimenti alle diverse fasce di età.

Un ampio spazio di analisi è riservato alle esperienze sfavorevoli infantili, come gli abusi e i maltrattamenti intra-familiari, allo sviluppo traumatico secondo la prospettiva dell’attaccamento e ai relativi sistemi di valutazione.

I capitoli conclusivi sono dedicati, infine, agli interventi sulla genitorialità traumatizzante e ai percorsi di tutela e di cura nelle forme alternative di parenting, con una dettagliata disamina dei protocolli basati su evidenze empiriche.

In appendice sono disponibili alcune illustrazioni, tratte dal protocollo evidencebased Preschool PTSD Treatment (PPT) di Scheeringa per il trattamento del trauma infantile in bambini in età prescolare.

Perché la terapia cognitiva “funziona”

di Barbara Basile

La Terapia Cognitiva è la forma di intervento psicoterapeutico più indicato e più studiato: ma quali sono i fattori che lo rendono così efficace?

La terapia cognitiva (TC) è il trattamento di riferimento più efficace nella cura della depressione. In un noto studio di meta-analisi di Cuijpers del 2014 è stato riportato che questo modello è efficace nel 42-66% dei casi. Eppure, nonostante l’evidente e comprovata efficacia del modello, nessuno sa come concretamente la TC influisca nella riduzione dei sintomi depressivi.

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La premessa è che chi soffre di depressione ha dei pensieri e delle convinzioni (spesso inaccurate) eccessivamente negativi riguardo a sé, agli altri e al mondo, la cosiddetta “triade cognitiva di Beck”. Il nocciolo del cambiamento consiste nell’aiutare il paziente a imparare ad esaminare in modo critico i propri pensieri, correggendo il modo di ragionare e favorendo un pensiero più ottimista e positivo. In realtà, però, è stato osservato che allo stesso modo, anche gli antidepressivi, quando efficaci (ovvero nel 22-40% dei casi), hanno lo stesso effetto e favoriscono una prospettiva più ottimista! Ma, allora, cos’è che spiega il processo di guarigione favorito dalla TC? e cosa rende i suoi effetti più duraturi nel tempo (è stato dimostrato che i suoi effetti persistono maggiormente rispetto a quelli ottenuti con la farmacoterapia)? Leggi tutto “Perché la terapia cognitiva “funziona””

Intervista a Francesco Mancini

di Cecilia Lombardo

Ho l’onore e il piacere di intervistare Francesco Mancini, Direttore della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitiva SPC e dell’Associazione Psicologia Cognitiva, didatta SITCC, neuropsichiatra e psicoterapeuta, Professore Associato al’Università G. Marconi, autore di numerose ricerche sul Disturbo Ossessivo Compulsivo e sui sottesi processi cognitivi ed emotivi. Uno dei massimi esperti a livello internazionale del DOC, unisce la raffinatezza e l’eleganza di un pensiero “Italian style” con il massimo del rigore scientifico.

C.L. Ben ritrovato a Grosseto! Congratulazioni per l’uscita del libro “La mente ossessiva” di cui sei il curatore oltre che il principale autore. Intanto una nota personale: da dove nasce questa grande passione per il Disturbo Ossessivo Compulsivo?

F.M. Le ragioni del mio interesse sono, in definitiva, quelle che hanno motivato tanti studiosi fin dal 1600. Innanzitutto, il DOC è una entità psicopatologica ben definita. La sintomatologia ossessiva si presenta con caratteristiche molto simili in tutti i pazienti, indipendentemente che si tratti di washers, checkers, con ossessioni di ordine e simmetria o pensieri proibiti. In secondo luogo è facilmente riconoscibile. Da tener presente che non sempre è così nella psicopatologia. Ad esempio nei disturbi di personalità uno dei grandi problemi è la definizione stessa dei singoli disturbi. In terzo luogo, il DOC si presenta in persone che nella stragrande maggioranza dei casi sono palesemente intelligenti, potenzialmente ben funzionanti, spesso colte, e quindi la apparente assurdità dei sintomi lascia profondamente perplessi. Come è possibile che una persona ben informata, intelligente, spesso geniale, come ad esempio Darwin (si, Darwin era affetto da una grave forma di DOC), possa dar credito a minacce assurde come quelle proposte dalle ossessioni, ad esempio, che ci si possa contagiare l’AIDS toccando la porta di un bar? Per giunta il paziente stesso si rende conto della esagerazione implausibile dei suoi stessi timori, perché, dunque non riesce a frenare le compulsioni? Perché non basta un lavaggio ma serve di ripeterli fino allo stremo? Insomma nel DOC sembrano concentrarsi ed esasperarsi tutte le sfide che si pongono a chi vuole spiegare la condotta individuale. Infatti, a ben vedere, la persistenza di credenze debolmente giustificate e la incapacità di far prevalere il proprio miglior giudizio, le ritroviamo nella vita di tutti noi, quante persone credono a superstizioni palesemente infondate (“non ci credo ma non si sa mai”) e quanti non riescono a far prevalere lo scopo, per loro più importante, di mantenere una dieta? In breve, l’osservazione dei pazienti suggerisce che la sintomatologia ossessiva abbia un senso, non sia cioè la conseguenza dello stravolgimento di una mente, ma allo stesso tempo appare insensata, oltre la capacità di comprensione. La sfida che mi ha sempre affascinato è riuscire a comprendere la sintomatologia ossessiva con gli stessi strumenti concettuali che abitualmente tutti utilizziamo per comprendere le emozioni, i pensieri e le condotte degli altri e di noi stessi. Il problema, dunque, è: quali rappresentazioni e quali scopi danno ragione del DOC?

C.L. Colpisce l’accuratezza e la completezza del lavoro, che affronta il problema in tutte le sfaccettature teoriche e cliniche, con uno stile avvincente, che guida il clinico nei meandri della mente ossessiva e adotta continuamente la prospettiva interna del paziente. Dimmi la verità: quali sono le parti che ti affascinano di più del DOC da studiare come scienziato e da trattare come terapeuta e quelle di cui invece ti sei dovuto occupare per limitare la tua “Not just right experience”?

F.M Come ho detto qui sopra, la parte per me più affascinante è la spiegazione del DOC, il renderlo accessibile ai normali strumenti di comprensione del senso comune. Come dire identificare i determinanti psicologici prossimi delle emozioni, dello stile di pensiero e delle condotte ossessive. È indubbio tuttavia che il DOC, soprattutto in questo momento storico, pone domande cruciali. Che rapporto esiste tra la mente ossessiva e il cervello ossessivo? È conseguenza di un danno neurologico? Quale è l’influenza della ereditarietà? Quale invece il ruolo delle esperienze precoci? Deriva da una interazione di fattori biologici, psicologici, sociali e relazionali? E se si, come è questa interazione? Domande che riguardano tutti i disturbi mentali e, in definitiva, la natura stessa della mente e dunque dell’uomo. La tesi del libro è che i determinanti prossimi del DOC siano scopi e credenze del paziente e i determinanti remoti siano specifiche esperienze negative. Una tesi, quindi, netta e lontana da modelli neurologici o biopsicosociali ma ben sostenuta dalla ricerca sperimentale.

C.L. Sebbene sia stato mio maestro dai tempi della specializzazione, sono lieta di condurre quest’intervista on line per timore di dire o fare qualche imperdonabile sciocchezza e di vedermi puntata contro un’espressione critica e sprezzante. Scherzi a parte, argomenti contro ogni dubbio come il timore di colpa sia l’antiscopo che guida genesi e mantenimento del DOC e di come questo timore trovi terreno fertile in un’educazione rigida e severa avuta nell’infanzia. Si teme di arrecare danno ad altri per non dover incorrere in un aspro rimprovero o nel disprezzo, vissuti come la peggiore catastrofe. Può capitare, da terapeuti, di irritarsi, se non di arrabbiarsi, quando i pazienti non fanno quanto prescritto per il loro bene. Come si può uscire da questa empasse in cui un terapeuta ben intenzionato ripropone un modello di accudimento antico e disfunzionale?

F.M. Quando i pazienti ossessivi non fanno quanto prescritto per il loro bene, di solito, non è per oppositività ma perché troppo difficile per loro. Da tener presente che loro stessi, quando sono in seduta con lo psicoterapeuta, dunque lontani dagli stimoli critici, tendono a sottovalutare le difficoltà che poi incontreranno di fronte alle situazioni attivanti. Da considerare che molte difficoltà nella relazione con il paziente ossessivo hanno una ragione paradossale e cioè il fatto che tendono a prendersi loro l’intera responsabilità della terapia ostacolando, contro le loro stesse intenzioni, l’azione della psicoterapeuta. Ad esempio, in prima seduta, preoccupati di trascurare dettagli che potrebbero rivelarsi cruciali, arrivano con chiaro in mente quello che devono riferire e come, finendo a confondere lo psicoterapeuta con particolari inutili e a ostacolarlo nel tentativo di seguire lo schema che si sono prefissati. Importante, quindi, non interpretare come opposizione quello che, al contrario, è la conseguenza di una esagerata assunzione di responsabilità.

C.L. Sull’onda della precedente domanda ti chiedo come nella pratica clinica si coniugano l’Esposizione con Prevenzione della Risposta, una tecnica d’assalto molto efficace che richiede metodo, rigore, fatica con l’opportunità che il paziente “impari a disobbedire” tollerando il senso di colpa e diventando quindi più flessibile e meno esigente nei confronti di sé stesso.

F.M. ERP sul senso di colpa

C.L. Ricordo molto bene la tua prima lezione del primo anno di scuola di specializzazione in cui, citando Shakespeare, spiegavi come gli esseri umani soffrano per due principali motivi: orgoglio ferito e amore non corrisposto, ovvero siano molto sensibili alle lesioni al valore personale e a quelle inferte da esperienze di amore/attaccamento dolorose. Se il destino di un futuro ossessivo si gioca nei vissuti critici dell’infanzia, come vedi quegli approcci, che, applicati al DOC, lavorano primariamente sui ricordi emblematici del passato, come fa l’EMDR?

F.M. Il lavoro sulle memorie dolorose è agli inizi. Noi stessi ci muoviamo da qualche anno in questa direzione, un capitolo è dedicato a questo punto, ma mi sembra una tendenza ben più generale. Ad esempio, una dei più importanti studiosi del DOC, Paul Salkovskis, ha recentemente pubblicato una ricerca in cui hanno ottenuto interessanti risultati con la Imagery With Rescriprting, una tecnica proveniente dalla Analisi Transazionale, che lavora proprio su memorie dolorose. In realtà, in questa ricerca le memorie erano di episodi relativamente recenti, non della infanzia. La EMDR, a mio avviso, merita un caveat che è ben rappresentato da un aneddoto. Poche settimane fa ho visitato per la prima volta una paziente che si era rivolta a me per un consulto, in particolare voleva un parere su una proposta di psicoterapia che aveva ricevuto da una collega la quale, dopo aver ascoltato i suoi sintomi, le aveva detto che, poiché soffriva di tutti quei sintomi, certamente aveva subito un trauma nella infanzia e che quindi avrebbero lavorato per rintracciare il trauma e su quello poi avrebbero applicato la EMDR. Come dire, siccome c’è una tecnica efficace per i traumi allora ci deve essere un trauma. A me sembra che la EMDR sia una ottimo intervento per il Disturbo Post Traumatico da Stress, estenderla ad altri disturbi rischia di subordinare la conoscenza del paziente alla tecnica mentre si dovrebbe fare il contrario, subordinare la scelta della tecnica alla conoscenza del paziente.

C.L. La scuola (SPC) e l’associazione (APC) che dirigi sono una fucina di aggiornamento, di ricerca, di clinica e di didattica nell’ambito dei disturbi mentali. Ora che hai appena portato a termine il progetto “La mente ossessiva”, di cosa ti stai occupando?

F.M. Ti ringrazio molto per l’apprezzamento. Il gruppo di ricerca della SPC-APC è piuttosto numeroso e dunque è orientato in direzioni diverse. Si va da studi di neurofisiologia del disgusto e del senso di colpa a studi sulla construal level theory, a ricerche sulla gestione delle emozioni, a ricerche sulle memorie dolorose nei pazienti DOC. E’ chiaro che le ricerche più importanti sono sulla efficacia di interventi innovativi nel DOC. Da notare che la maggior parte di queste ricerche è sperimentale. La nostra strategia è di ricorrere il meno possibile a ricerche correlazionali e soprattutto a ricerche correlazionali che usano questionari self report. Personalmente mi sta dedicando soprattutto ad approfondire la conoscenza del senso di colpa

C.L. Mi sento molto ignorante, fammi una faccia sprezzante.

F.M. Puoi scegliere fra due tipi di disprezzo che hanno anche delle espressioni facciali un po’ diverse. Un primo disprezzo è freddo, distaccato, comunica una impressione squalificante ed è indirizzato a persone che si reputano incapaci, inadeguate, non alla altezza. Il secondo disprezzo è caldo, aggressivo, con una espressione che accomuna disgusto e rabbia. Lo si prova per il traditore, l’imbroglione, il profittatore, il perverso, in breve per l’immorale. Nei pazienti DOC sembra esservi una sensibilità spiccata a questo secondo tipo di disprezzo.

C.L. Me la cavo malissimo con entrambe le facce, mi trattengo dal googlare compulsivamente “construal level theory”, ma quasi quasi ricontatto la mia terapeuta…

Grazie infinite per la disponibilità!