Bugie, scienza e case farmaceutiche…

di Barbara Basile Basile

In una breve, logorroica e simpatica presentazione il medico ed epidemiologo Ben Goldrace (formatosi a Oxford e Londra, GB) svela bugie, trucchi e inganni di cui spesso si avvalgono le case farmaceutiche per testare e promuovere nuovi farmaci … ovviamente, con il benestare della, cosiddetta, comunità scientifica.

Fu lo scandalo del presunto legame tra vaccini e autismo, ora ampliamente falsificato, a dare il via alla crociata di Goldrace, che iniziò dieci anni fa con le prime rilevazioni  al quotidiano inglese The Guardian, e, da allora, ha proseguito, inarrestabile, attraverso Twitter e alcuni libri (come per esempio, Bad Pharma o Bad Science)…

Per restare nella nostra area di interesse, dopo una breve introduzione, a metà del suo intervento, Goldrace cita alcuni dei trucchetti di cui si sono avvalsi diversi ricercatori per testare, e comprovare, l’efficacia di alcuni psicofarmaci.

Un altro esempio. È stato solo nel 2003 che la paroxetina è stata, finalmente, vietata ai bambini. Fino ad allora lo scopo della casa farmaceutica GlaxoSmithKline era di renderla un antidepressivo specifico per minori, nonostante, sino ad allora, il farmaco fosse stato testato solamente sugli adulti. Inoltre, nel corso dei 9 trial clinici eseguiti in seguito alla commercializzazione del farmaco, è stato osservato un drastico aumento degli atti suicidari nei minori che assumevano la terapia, informazione che è stata accuratamente omessa dal foglio informativo… Tra il 1994 e il 2002, solo in Gran Bretagna, sono state prescritte 32.000 ricette per bambini!  (cit da Bad Pharma)

L'autismo attraverso le parole e gli occhi di due padri

di Alessandra Micheloni

Domenica 3 novembre oltre 200 persone si sono recate a Villa Ada a Roma in occasione della I° Edizione dell’evento ‘Corriamo per l’autismo’ organizzata dall’associazione ‘Divento Grande Onlus’.

Alla gara, competitiva (percorso di 8 km) e non competitiva (4 km) erano presenti sportivi, amanti dello sport, famiglie, genitori e bambini che tutti insieme hanno creato un clima di vicinanza, condivisione e solidarietà per dare un segnale e sostenere la causa dell’autismo.

Subito dopo la ‘gara’ ho avuto la possibilità di conoscere Salvatore Bianca, vicepresidente dell’associazione e soprattutto padre di un figlio autistico, il quale ha parlato dell’evento come occasione di “Sfida” che coinvolgesse il mondo dei runner, in questa mattinata, per il piacere di stare insieme, per puntare sul volontariato e sul sostegno all’associazione affinché possa realizzare progetti che incrementino sia l’autonomia che la socializzazione, una delle più grandi difficoltà che i bambini si trovano ad affrontare.

Questo “esperimento”, così lo chiama Salvatore Bianca, ha permesso di “stare insieme, correre insieme e dare un contributo alla solidarietà” e di “scoprire con entusiasmo che si può fare, si può correre di nuovo nei prossimi anni divenendo un appuntamento fisso per lo sport e la solidarietà”.

Queste riflessioni provengono da un padre che apertamente e con semplicità ha espresso la propria felicità per aver potuto regalare al proprio figlio quattordicenne, momento di crescita in cui sta maturando maggior consapevolezza, una giornata di festa, di affetto, di sorrisi provenienti da tante persone presenti che gli vogliono bene e che non considerano lui né gli altri bambini ‘diversi’ ma ‘speciali’.

Salvatore Bianca con tante altre famiglie presenti hanno creato relazione con tutti i bambini, sono stati con e insieme a loro. Ho visto bambini ridere, divertirsi e correre incitati dalle persone vicine o viceversa che loro stessi trascinavano con allegria e senso di libertà.

L’autismo “non è una malattia ma una condizione” afferma Salvatore Bianca che quella domenica, grazie allo sport e a coloro che hanno partecipato, ha avuto modo di comunicarlo.

C’è chi, invece, per comunicare al mondo l’essenza della relazione con il proprio figlio autistico ha utilizzato l’arte, la fantasia, la personalità facendo degli scatti con la sua macchina fotografica. E’ il caso del fotografo e padre Timothy Archibald che ha fotografato suo figlio Elijah.

ECHOLILIA, UN PADRE E L`AUTISMO DEL FIGLIO

Le foto esprimono ciò che gli occhi di questo padre vedono, osservano e che ha dato loro modo di “sperimentare insieme”. Sono emozioni, momenti, attimi in cui padre e figlio “creano un contatto unico e speciale”. Credo sia qualcosa che vada al di là del significato della parola ‘autismo’, delle diagnosi da manuale o delle parole degli esperti.

Ruggiero intervista Mancini

a cura della Redazione

Nel corso del V Forum sulla Formazione in Psicoterapia, che si è svolto ad Assisi nei giorni 18, 19 e 20 Ottobre 2013, Giovanni Maria Ruggiero ha intervistato, per State of Mind, Francesco Mancini. Riportiamo il link al video di State of Mind.

V Forum sulla Formazione in Psicoterapia: considerazioni a caldo

di Giuseppe RomanoGiuseppe Romano

Il V Forum sulla Formazione in Psicoterapia si è concluso domenica scorsa, 20 ottobre, alle ore 14,00 ma, ancora lunedì, nei corridoi della sede di Roma della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, si continuava a parlarne, per riferire a chi non c’era, per commentare i lavori presentati, per raccontare la propria esperienza dal punto di vista umano e professionale.

E allora ho pensato di scrivere due righe “a caldo”, sull’onda di quanto appena accaduto, per fissare il ricordo e descrivere a chi non c’era cosa è successo in questa nuova edizione del Forum.

Sì, perché quest’anno c’erano due novità importanti.

La prima riguardava la presenza di un “ospite straniero” e la seconda una maggiore partecipazione degli allievi in un ruolo che, fino alla scorsa edizione, era stato affidato a docenti e didatti delle Scuole APC-SPC e “Studi Cognitivi”. Leggi tutto “V Forum sulla Formazione in Psicoterapia: considerazioni a caldo”

Linee guida per il trattamento del DOC

di Barbara BasileBasile

Tratto da:  “Guideline watch (March 2013): Practice guideline for the treatment of patients with Obsessive-Compulsive Disorder” di Koran & Simpson

In questo articolo gli autori riportano i risultati di 236 studi, pubblicati dal 2004 ad oggi, in cui è stata studiata l’efficacia dei trattamenti farmacologici e psicoterapici nella cura del Disturbo Ossessivo Compulsivo (su popolazioni di pazienti adulti).

Prima di iniziare, può essere di utilità ri-elencare alcuni dei cambiamenti nei criteri diagnostici del DOC apportati nel nuovo DSM-5 (APA, 2013).

Leggi tutto “Linee guida per il trattamento del DOC”

Teoria e clinica del perdono… intervista a Francesco Mancini

a cura della Redazione Giuseppe Romano

Segnaliamo l’intervista a Francesco Mancini sul nuovo volume “Teoria e clinica del perdono”, curato da Barbara Barcaccia e Francesco Mancini ed edito da Raffaello Cortina. L’intervista è andata in onda su Rai 1 ieri mattina, ed è disponibile al seguente indirizzo web. (Per andare direttamente all’intervista saltando le altri parti del programma posizionarsi al min. 10.26)

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#ch=1&day=2013-09-09&v=263944&vd=2013-09-09&vc=1

QUOD ME NUTRIT ME DESTRUIT

Giuseppe Romanoa cura della Redazione

Vi segnaliamo un’interessante iniziativa realizzata con la collaborazione del Centro per la cura dei Disturbi Alimentari della ASL RME, struttura pubblica che ha sede presso il Comprensorio di Santa Maria della Pietà a Roma. Un film, che si sviluppa nell’arco di un anno, all’interno del quale vengono raccontate le storie di 4 pazienti con disturbo alimentare.

A questo indirizzo il sito di presentazione del film ed il trailer

Teoria e Clinica del Perdono

a cura della Redazione

Su L’Unità di oggi, 20 agosto 2013, è stata pubblicata una recensione del volume “Teoria e clinica del perdono” (a cura di Barbara Barcaccia e Francesco Mancini, per i tipi di Raffaello Cortina Editore). La recensione, a firma di Pietro Greco, è  disponibile anche nel sito web del giornale  (http://scienzaesocieta.com.unita.it/scienza/2013/08/20/psicologia-perdonare-conviene-uno-studio-dimostra-che-migliora-la-salute-psichica/)

Risposta cerebrale alterata durante l’elaborazione del senso di colpa nel DOC

di Barbara Basile Basile

È in corso di stampa nella rivista “Brain Structure and Function” (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23681167) l’articolo di Basile, Mancini et al. (2013) dal titolo “Abnormal processing of deontological guilt in Obsessive-compulsive Disorder”.

È noto che la colpa abbia un ruolo chiave nell’eziologia e nel mantenimento del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) (per approfondire clicca qui). Recentemente è stata suggerita l’opportunità di distinguere due componenti del senso di colpa: una componente deontologica, legata alla trasgressione di norme morali introiettate, e una componente interpersonale, legata alla consapevolezza di aver commesso atti contrari all’altruismo (Mancini, 2008; Basile and Mancini, 2011). In studi precedenti è stato riscontrato che la colpa deontologica, ma non quella altruistica, abbia lo stesso substrato neurale del disgusto (Basile et al., 2011), che il senso di colpa deontologico implichi un’attivazione del disgusto maggiore del senso di colpa altruistico (D’Olimpio and Mancini, 2012) e che i pazienti ossessivi siano più sensibili alla colpa deontologica, rispetto a soggetti non clinici (Basile et al, 2011; Mancini and Gangemi, 2012).

Lo scopo del presente lavoro consiste nell’indagare, tramite Risonanza Magnetica Funzionale (fMRI), il substrato neuronale della colpa deontologica ed altruistica in pazienti affetti da DOC.

Per approfondire
Per approfondire

Un gruppo di 13 pazienti con DOC e 19 volontari sani sono stati sottoposti ad  un paradigma sperimentale, precedentemente validato (Basile et al., 2011), volto ad evocare le due emozioni di colpa e altri due stati emotivi (rabbia e tristezza), utilizzati come condizione di controllo.

I risultati dello studio hanno indicato che il gruppo di pazienti DOC mostrava una ridotta attività cerebrale, rispetto agli individui sani, nella corteccia anteriore del cingolo (ACC) e nel giro frontale, quando confrontato con gli stimoli di colpa. Nello specifico, inoltre, i pazienti hanno mostrato una riduzione nell’attività neuronale in aree come l’insula, il precuneo e l’ACC, durante l’elaborazione del senso di colpa deontologico. Nessuna differenza nella risposta cerebrale tra i due gruppi è stata rilevata durante l’elaborazione delle emozioni di colpa altruistica, rabbia e tristezza.

I dati di questa ricerca fMRI supportano l’ipotesi che i pazienti con DOC elaborano in modo anomalo le emozioni associate al senso di colpa, ed in particolare alla colpa di tipo deontologico.