Se sbagli, niente coccole!

di Katia Tenore

Rischi psicopatologici del ritiro dell’affetto come forma di disciplina

Alcune forme di disciplina possono avere, nell’immediato, un’elevata efficacia nel correggere il comportamento inopportuno di un bambino; comportano però, a lungo termine, degli elevati costi. Alcuni atteggiamenti genitoriali costituiscono delle forme di controllo psicologico, che hanno un effetto intrusivo sui pensieri e sulle emozioni del bambino; in particolar modo, l’uso manipolativo delle tecniche educative di induzione della colpa e il ritiro dell’affetto.

Alcune ricerche hanno mostrato come il controllo psicologico interferisca con lo sviluppo dell’autonomia e di un sicuro senso di sé, conducendo a uno sviluppo psicosociale non armonico. Adolescenti che percepiscono i genitori fare spesso ricorso all’induzione della colpa, non considerando il loro punto di vista e mostrandosi responsivi solo quando gli standard genitoriali sono raggiunti, presentano delle rappresentazioni di sé maladattive, nelle quali la ricerca dell’ottenimento di scopi irraggiungibili risulta centrale. Leggi tutto “Se sbagli, niente coccole!”

Ma i bambini… Cosa sognano?

di Monica Mercuriu

Uno studio pioneristico svela i contenuti dei sogni dei bambini, alle prese con differenze di età e di genere

I bambini sognano? Sicuramente sì, ma cosa? In una ricerca pioneristica molto accurata, condotta nel 1985 nell’Università del Wyoming da David Foulkes e collaboratori, sono stati analizzati i sogni di due gruppi di bambini, di età compresa tra i tre e i quindici anni, attraverso uno studio longitudinale durato ben cinque anni.
I bambini dormivano all’interno del Laboratorio del Sonno, monitorati con sistemi di elettropolissonografia. Una volta svegliati, veniva chiesto loro di raccontare i sogni che avevano fatto. Sono stati seguiti gli stessi bambini per tutta la durata dello studio.
I risultati sono stati di notevole interesse, poiché hanno messo in evidenza come vi sia una vera e propria evoluzione dei sogni con l’avanzare dell’età, oltre a mostrare come i sogni stessi siano diversamente caratterizzati per età e sesso. Leggi tutto “Ma i bambini… Cosa sognano?”

Le prove PAC-SI per l’apprendimento

di Alessandra Micheloni

Uno strumento per conoscere, potenziare le abilità cognitive di base e prevenire le difficoltà scolastiche

Molto spesso, i genitori pongono agli esperti dell’età evolutiva il quesito: “Mio figlio sarà pronto per la scuola elementare?”. Domanda lecita, ma anche frutto di preoccupazioni da parte dei genitori per l’ingresso al mondo dei bambini più grandi; ciò comporta uno spunto di riflessione sul bisogno di avere un quadro dei prerequisiti degli apprendimenti (non una diagnosi) che i bambini possiedono già dalla fine della scuola dell’infanzia, come risorsa preventiva per il futuro percorso scolastico da condividere con genitori e insegnanti.
I prerequisiti degli apprendimenti sono abilità cognitive di base, ossia diversi processi di elaborazione di tipo linguistico, mnemonico e attentivo che il bambino deve possedere per apprendere le future abilità scolastiche: lettura, scrittura e calcolo. Tali prerequisiti sono in fase di sviluppo tra i 5 e i 6 anni, dunque possono essere potenziati fin dalla scuola dell’infanzia. Leggi tutto “Le prove PAC-SI per l’apprendimento”

Infanticidio. Psicopatologia o crudeltà?

di Niccolò Varrucciu

Contrariamente all’immaginario collettivo, alcuni studi hanno rilevato la bassa prevalenza di psicosi tra le madri infanticide. Quali passi deve compiere la ricerca neuropsicologica

Nessun crimine risulta più cruento, efferato e dettato dalla follia dell’uccisione di bambini da parte dei loro genitori. Ma, anche se controintuitivo, l’infanticidio è sempre esistito e su di esso la letteratura fornisce dati incredibili. Rougé-Maillart ha evidenziato come il principale obiettivo delle donne sia il marito, seguito dai figli.

Tra i bambini sotto i cinque anni uccisi negli Stati Uniti tra il 1976 e il 2005, il 61% aveva visto i genitori come propri carnefici: di questi ben il 30% aveva guardato la loro madre mentre li uccideva.

Tragica la vicenda perpetratasi nel 2007 in Germania: una madre uccise nove bambini subito dopo la nascita, facendoli a pezzi e interrandoli in vasi di fiori; un’altra aveva ucciso numerosi bambini e in seguito li aveva messi in un congelatore. Leggi tutto “Infanticidio. Psicopatologia o crudeltà?”

Litigare davanti ai figli non è un dramma irreparabile

di Giulia Panarelli

Come insegnare ai figli che nelle relazioni si può litigare ma che è possibile farlo in maniera costruttiva e rispettando l’altro

È convinzione comune e frequente che sia sbagliato litigare davanti ai figli. Film e pubblicità la rafforzano, rappresentando mondi felici in cui papà e mamma sorridono sempre, mangiano mentre chiacchierano allegramente e tutti insieme sono seduti a tavole imbandite. Non si deve piangere, non ci si deve arrabbiare, altrimenti chissà quali traumi vivono i figli.

In questo articolo si vuole parlare di tutte quelle situazioni in cui avvengono litigi “normali”, sporadici, che avvengono in ogni coppia e che sono scaturiti da incomprensioni, provocazioni, critiche, routine e stress. Situazioni che, invece, non riguardano (è importante sottolinearlo) quelle famiglie dove regna la paura a causa di aggressioni fisiche o verbali: in questi casi, l’esperienza è sicuramente traumatica per i figli con conseguenze psicologiche serie. Leggi tutto “Litigare davanti ai figli non è un dramma irreparabile”

Ho 9 anni e sarò il tuo psicoterapeuta per un giorno

di Monica Mercuriu

Un gioco di ruolo come strategia d’intervento sui bambini con Disturbo di tipo oppositivo provocatorio o Disturbo della condotta

A chi si occupa di età evolutiva e di psicoterapia con bambini e adolescenti, spesso risulta difficile comprendere che idea il piccolo paziente si faccia dello psicoterapeuta e in cosa consista il suo lavoro. Se la motivazione al cambiamento e alla richiesta di aiuto costituisce uno dei prerequisiti per una presa in carico efficace, non si può ragionare negli stessi termini con un bambino, soprattutto se ha un Disturbo di tipo oppositivo provocatorio od un Disturbo della condotta, poiché la richiesta di aiuto arriva direttamente dai genitori. Uno dei modi per instaurare un dialogo e comprendere che idea un bambino si è fatto del perché è seguito da uno psicoterapeuta, è coinvolgerlo, con il consenso dei genitori, in“un gioco di ruolo”, scambiare cioè, per un tempo limitato (venti minuti), i ruoli di psicoterapeuta e paziente: mettere a disposizione del bambino la postazione del terapeuta, i materiali, i giochi, senza limite di azione, tranne farsi del male e rovinare gli oggetti nella stanza.
Durante un esperimento messo in atto su cinque bambini di 9 anni all’interno dell’Associazione di Psicologia Cognitiva APC-SPC di Roma, ognuno dei piccoli pazienti ha messo in campo mille e più strategie per cercare d’instaurare un dialogo: chi si è offerto di accompagnare lo psicoterapeuta dai propri genitori, visto che non la smetteva di tirare oggetti a terra; chi lo ha minacciato con una punizione; chi gli ha offerto una caramella per “tranquillizzarlo”  mentre rovistava in ogni cassetto o ripiano dell’armadio senza autorizzazione; chi cercava di tirarlo fuori da sotto al tavolino dove aveva deciso di rintanarsi. Leggi tutto “Ho 9 anni e sarò il tuo psicoterapeuta per un giorno”

“Non devi essere triste, non ci pensare!”

di Antonella D’Innocenzo

Le difficoltà del genitore ad accettare le emozioni dolorose del bambino

Preoccuparsi costantemente di preservare i propri figli dalle sofferenze, desiderare di vederli sempre felici e liberi dal dolore è un’esperienza legittima e comprensibile per un genitore. Eppure i bambini provano inevitabilmente e normalmente tristezza, si arrabbiano, hanno paura.
Dal momento in cui gli eventi tristi e dolorosi della vita non si possono eliminare, l’adulto può offrire al bambino un valido aiuto nel processo di elaborazione e di accettazione delle esperienze; comunicare con lui, fornire il supporto emotivo adeguato può permettergli di comprendere e gestire in modo più efficace quello che prova, consentendogli di affrontare le difficoltà.

Tuttavia le emozioni dolorose del bambino e i comportamenti a esse associati possono rappresentare una fonte di stress e di disagio per il genitore, creare dispiacere al punto da attivare il desiderio di proteggerlo a tutti i costi, anche quando sarebbe più conveniente sperimentare ed esprimere le emozioni dolorose, invece che tentare di eliminarle.

Il genitore può avere comportamenti tesi più a regolare il proprio disagio emotivo che a soddisfare i bisogni del proprio figlio o a educarlo. Leggi tutto ““Non devi essere triste, non ci pensare!””

Le punizioni fisiche e verbali sono davvero educative?

di Ilaria Martelli Venturi

immagineI bambini che vengono picchiati o umiliati dai genitori tendono a sviluppare una maggiore aggressività e disturbi psichiatrici da adulti

È convinzione abbastanza diffusa in ogni parte del mondo che i bambini imparino l’educazione se vengono picchiati o umiliati. La sculacciata è ancora usata in molte famiglie come forma di disciplina nell’educazione, anche se la ricerca scientifica e il riconoscimento dei diritti del minore hanno ampiamente dimostrato che può portare a problemi emotivi e comportamentali a breve e lungo termine.

Le punizioni possono essere di due tipi.

  • Fisiche: schiaffi, sculacciate, pugni, tirate di orecchie, colpi con oggetti, tirate di capelli; costringere il bambino a restare in posizioni o in ambienti scomodi (es. al buio in una stanza).
  • Verbali e comportamentali: grida, urla, offese; sminuire con frasi del tipo: “Sei stupido”, “Non capisci niente”, “Non sei capace a fare niente”, “Sei cattivo”, ecc.; ignorare, mortificare, negare l’affetto, mettere in imbarazzo, rifiutare, umiliare pubblicamente, minacciare di fare del male o far sparire animali o oggetti ai quali il bambino è molto affezionato.

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Quando la Schizofrenia si manifesta in età evolutiva

di Maria Pontillo e Stefano Vicari

 A partire da una vulnerabilità genetica, fattori come la malnutrizione materna prenatale, un basso quoziente intellettivo, traumi o abuso di cannabis, possono determinare l’esordio del disturbo

 La Schizofrenia è un complesso disturbo del funzionamento cerebrale che si caratterizza per un’ampia variabilità dei sintomi e del corso della malattia. Tra i disturbi psichiatrici, rappresenta la categoria diagnostica con il più alto grado di invalidità sul piano sintomatologico e prognostico.

L’esordio in età evolutiva si caratterizza per elevata frequenza di allucinazioni uditive, estrema gravità della sintomatologia negativa associata, significativa compromissione neuropsicologica e prognosi negativa nel lungo termine. In sostanza, rispetto alla Schizofrenia in età adulta, le condizioni ad esordio al di sotto dei diciotto anni di età rappresentano forme più severe e disabilitanti del disturbo.

Una maggiore comprensione può essere favorita considerando la Schizofrenia come un vero e proprio disturbo del neurosviluppo, derivante dall’interazione tra fattori neurobiologici e fattori di rischio ambientali. Leggi tutto “Quando la Schizofrenia si manifesta in età evolutiva”