Che cos’è il Default Mode Network?

di Simone Migliore

Il metodo di studio innovativo dei neuroscienziati per comprendere la complessità dei processi cognitivi

Sei seduto in poltrona, stanco dopo una lunga giornata di lavoro, vuoi riposarti, inizi a pensare a cosa cucinerai per cena, a quanto lasciato in sospeso a lavoro, alla vacanza da programmare e alla macchina da portare all’autolavaggio.

In questi pochi minuti il tuo cervello continua a lavorare, attivando dei circuiti cerebrali specifici, di default, tipici di questi momenti durante i quali non stiamo compiendo un’azione specifica o non siamo coinvolti in un compito particolare.

Tali circuiti cerebrali attivi di default sono tipici, appunto, dei momenti in cui non si è focalizzati sul mondo esterno e non si sta compiendo un’azione, ma piuttosto caratterizzano circostanze in cui si è svegli e si sta pensando a noi stessi, a eventi del passato o si sta pianificando il futuro. Leggi tutto “Che cos’è il Default Mode Network?”

"Ignorare" un’emozione: attenzione selettiva in presenza di distrattori emozionali

di Giuseppe Romano e Andrea Gragnani

La scelta degli elementi endogeni o esogeni sui quali poniamo la nostra attenzione è guidata costantemente dalla rappresentazione (set attenzionale) di ciò che è rilevante per gli scopi attivi in un determinato momento. Tuttavia, l’attenzione può essere distolta da un obiettivo in presenza di uno stimolo con caratteristiche che lo rendono saliente (si pensi, ad esempio, allo squillo improvviso del cellulare mentre stiamo guardando un film). Ciò avviene ancora più facilmente per gli stimoli che suscitano reazioni emotive, poiché tendono a catturare l’attenzione in modo rapido e quindi a ricevere un’elaborazione preferenziale in virtù della loro importanza per il benessere dell’individuo.

A livello cerebrale, queste modulazioni attenzionali sono mediate in particolare dall’amigdala, che potenzia l’elaborazione degli stimoli a contenuto emozionale fin dagli stadi percettivi. Pertanto, quando vi sono stimoli distraenti che hanno significato emozionale, mantenere l’attenzione focalizzata su un compito è particolarmente difficile e impegnativo, in quanto implica “ignorare” un segnale che per sua natura è fatto per non essere ignorato! Leggi tutto “"Ignorare" un’emozione: attenzione selettiva in presenza di distrattori emozionali”

"Ignorare" un’emozione: attenzione selettiva in presenza di distrattori emozionali

di Giuseppe Romano e Andrea Gragnani

La scelta degli elementi endogeni o esogeni sui quali poniamo la nostra attenzione è guidata costantemente dalla rappresentazione (set attenzionale) di ciò che è rilevante per gli scopi attivi in un determinato momento. Tuttavia, l’attenzione può essere distolta da un obiettivo in presenza di uno stimolo con caratteristiche che lo rendono saliente (si pensi, ad esempio, allo squillo improvviso del cellulare mentre stiamo guardando un film). Ciò avviene ancora più facilmente per gli stimoli che suscitano reazioni emotive, poiché tendono a catturare l’attenzione in modo rapido e quindi a ricevere un’elaborazione preferenziale in virtù della loro importanza per il benessere dell’individuo.

A livello cerebrale, queste modulazioni attenzionali sono mediate in particolare dall’amigdala, che potenzia l’elaborazione degli stimoli a contenuto emozionale fin dagli stadi percettivi. Pertanto, quando vi sono stimoli distraenti che hanno significato emozionale, mantenere l’attenzione focalizzata su un compito è particolarmente difficile e impegnativo, in quanto implica “ignorare” un segnale che per sua natura è fatto per non essere ignorato! Leggi tutto “"Ignorare" un’emozione: attenzione selettiva in presenza di distrattori emozionali”

Perché la terapia cognitiva “funziona”

di Barbara Basile

La Terapia Cognitiva è la forma di intervento psicoterapeutico più indicato e più studiato: ma quali sono i fattori che lo rendono così efficace?

La terapia cognitiva (TC) è il trattamento di riferimento più efficace nella cura della depressione. In un noto studio di meta-analisi di Cuijpers del 2014 è stato riportato che questo modello è efficace nel 42-66% dei casi. Eppure, nonostante l’evidente e comprovata efficacia del modello, nessuno sa come concretamente la TC influisca nella riduzione dei sintomi depressivi.

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La premessa è che chi soffre di depressione ha dei pensieri e delle convinzioni (spesso inaccurate) eccessivamente negativi riguardo a sé, agli altri e al mondo, la cosiddetta “triade cognitiva di Beck”. Il nocciolo del cambiamento consiste nell’aiutare il paziente a imparare ad esaminare in modo critico i propri pensieri, correggendo il modo di ragionare e favorendo un pensiero più ottimista e positivo. In realtà, però, è stato osservato che allo stesso modo, anche gli antidepressivi, quando efficaci (ovvero nel 22-40% dei casi), hanno lo stesso effetto e favoriscono una prospettiva più ottimista! Ma, allora, cos’è che spiega il processo di guarigione favorito dalla TC? e cosa rende i suoi effetti più duraturi nel tempo (è stato dimostrato che i suoi effetti persistono maggiormente rispetto a quelli ottenuti con la farmacoterapia)? Leggi tutto “Perché la terapia cognitiva “funziona””

L’importanza della neuropsicologia nei disturbi di personalità

di Simone Migliore

Alcuni deficit evidenziati dall’esame neuropsicologico possono spiegare una parte della varietà dei problemi interpersonali e comportamentali

La richiesta di diagnosi e riabilitazione neuropsicologica è, da diversi anni, in crescente aumento non solo negli ambiti storicamente di interesse neuropsicologico (stroke, demenze, gravi cerebrolesioni), ma anche in ambito psichiatrico e dei disturbi del neurosviluppo.

La relazione tra neuropsicologia e disturbi di personalità è altamente articolata: negli ultimi anni si è assistito a un fiorire di produzioni scientifiche caratterizzate dallo scopo di chiarire i possibili correlati neuropsicologici e anatomo-funzionali dei disturbi di personalità, così da costruire un percorso terapeutico integrato che tenga conto dell’intero spettro di difficoltà a cui il soggetto deve far fronte. Leggi tutto “L’importanza della neuropsicologia nei disturbi di personalità”

Anatomia funzionale del sé: come il cervello gestisce gli stimoli

di Simone Gazzellini

Di cosa si compone il senso di sé, la cognizione della mia identità unica e irripetibile? Le aree da cui dipende il giudizio sulle emozioni

Gli studiosi Northoff e Bermpohl hanno proposto un interessante modello neuroanatomico del sé che chiama in causa le strutture mesiali del cervello: per intenderci, quelle che si affacciano sullo spazio centrale che separa i due emisferi. Tali aree del cervello sono infatti anatomicamente altamente interconnesse tra loro, tendono ad attivarsi simultaneamente e sono legate al sistema da cui dipende l’espressione emotiva.
Per stimoli riferiti al sé si intendono quegli stimoli, esterni o interni, che riguardano aspetti propri dell’individuo che li percepisce o che se li rappresenta, nel caso di stimoli interni. Esempi di stimoli esterni riferiti al sé sono quelli sociali e relazionali, le emozioni, le attitudini, i tratti di personalità. Gli stimoli interni riferiti al sé sono, invece, quelli propriocettivi (es. dolorifici, riguardanti la postura, le tensioni muscolari o lo stato di attivazione psicofisiologica), i pensieri o le immagini mentali riguardanti il sé, le memorie autobiografiche, i giudizi su stati emotivi percepiti, i giudizi su azioni compiute, i giudizi morali, le credenze circa le proprie abilità e le proprie attitudini. Leggi tutto “Anatomia funzionale del sé: come il cervello gestisce gli stimoli”

Il bias cognitivo nello scanner

di Annalisa Bello

Quando l’evidence based non risparmia nulla, anche i bias cognitivi entrano nel tubo della risonanza, riflettendosi nelle neuroimaging. Un recente studio, pubblicato su Current Biology e recensito on line come la “sorprendente” evidenza che l’ansia altera la percezione della realtà, ha catturato la mia attenzione.

Trattasi di uno studio volto ad indagare, sia a livello comportamentale che cerebrale (mediante fMRI), la generalizzazione in soggetti con Disturbo d’Ansia Generalizzato (DAG). Per far ciò, gli autori hanno articolato la procedura sperimentale in due fasi: una fase di condizionamento e una di generalizzazione. Nella prima fase, i partecipanti allo studio sono stati condizionati a tre suoni (300, 500 e 700 Hz per 300 msec) con valenza emozionale positiva, negativa e neutra. Lo stimolo sonoro “positivo” era associato ad un guadagno monetario; quello negativo ad una perdita; mentre quello neutro non comportava conseguenza alcuna. A condizionamento avvenuto, aveva inizio la fase di generalizzazione, verso cui i ricercatori erano particolarmente interessati. L’obiettivo, infatti, era quello di indagare eventuali differenze nella generalizzazione tra stimoli positivi e negativi, in pazienti con DAG rispetto ai controlli. A tal fine, ogni partecipante era chiamato ad identificare gli stimoli sonori (della sola valenza “negativa” vs. “positiva”), già ascoltati nella precedente fase di condizionamento, da suoni nuovi non ascoltati precedentemente. Leggi tutto “Il bias cognitivo nello scanner”

Aspetti neurofisiologici e psicobiologici in psicopatologia sperimentale

di Olga Ines Luppino

Ci fa piacere annunciare l’uscita del numero 1 – 2015 di Cognitivismo Clinico, rivista scientifica peer reviewed attiva dal 2004.

Il volume in questione raccoglie lavori di approfondimento sugli aspetti neurofisiologici e psicobiologici in psicopatologia sperimentale e, come tutti i precedenti, è scaricabile in formato PDF, dal sito www.apc.it

Di seguito l’editoriale a cura di Simone Gazzellini e Francesco Mancini. FullSizeRender

Sperando che il numero sia di vostro gradimento vi auguriamo una buona lettura, invitandovi anche a sottomettere articoli alla rivista.

Vi ricordiamo che i lavori possono essere inviati sia in Italiano che in Inglese e sottomessi direttamente on line dal sito www.fioriti.it oppure inviandoli in formato Word con posta elettronica a carcione@terzocentro.it

Editoriale

Una delle conseguenze del fondare la psicoterapia sulle prove evidence based è stato permettere l’unione della ricerca in neuroscienze e in psicopatologia. Ad oggi è difficile ignorare le conoscenze che i molti laboratori di ricerca di neuroscienze apportano ai modelli psicopatologici e di trattamento. Tuttavia bisogna definire i margini di applicazione delle neuroscienze alla psicopatologia e soprattutto alla psicoterapia. Leggi tutto “Aspetti neurofisiologici e psicobiologici in psicopatologia sperimentale”

Quando il cambiamento si riflette nella neuro plasticità: uno studio sul disturbo d’ansia sociale

di Annalisa Bello

Il corpus di evidenze sperimentali, attestanti l’efficacia della terapia cognitivo comportamentale (TCC), si arricchisce ulteriormente con la pubblicazione di un recente studio su Transational Psychiatry (http://www.nature.com/tp/journal/v6/n2/full/tp2015218a.html). Nella fattispecie, gli autori documentano una normalizzazione dell’attività neurale a livello dell’amigdala in riposta al trattamento CC in pazienti con disturbo d’ansia sociale. L’indagine dei cambiamenti cerebrali associati alla TCC viene investigata in maniera peculiare attraverso l’esame della relazione tra la neuroplasticità strutturale, (volume della materia grigia), e i cambiamenti funzionali (dipendenti dal livello di ossigenazione del sangue- segnale BOLD). I 26 pazienti con Disturbo d’Ansia Sociale erano assegnati in maniera randomizzata alle due condizioni sperimentali, di cui una prevedeva il trattamento cognitivo comportamentale; mentre, l’altra constava di un trattamento volto a modificare il bias attenzionale (Attention Bias Modification Treatment, ABM). Entrambi i trattamenti venivano rilasciati nella modalità on line (internet delivery). I partecipanti allo studio erano, inoltre, valutati da un clinico-estraneo alle ipotesi sperimentali- attraverso la somministrazione di strumenti indaganti, rispettivamente, la condizione psichica (Clinical Global Impression-Improvement Scale, CGI) e il disturbo d’ansia sociale (Liebowitz Social Anxiety Scale, LSAS), sia prima che dopo il rispettivo trattamento. Il trattamento CC durava 9 settimane; mentre il ABM aveva una cadenza bisettimanale per un durata di 4 settimane. Leggi tutto “Quando il cambiamento si riflette nella neuro plasticità: uno studio sul disturbo d’ansia sociale”