Rome Workshop on Experimental Psychopathology 2017

di Katia Tenore

Il tema del rigore scientifico nell’ascolto del paziente al workshop internazionale sulla psicopatologia sperimentale 

Si è recentemente conclusa la terza edizione del Rome Workshop on Experimental Psychopathology (RWEP), l’unico workshop internazionale sulla psicopatologia sperimentale al quale sono orgogliosa di non essere mai mancata. RWEP è un luogo di incontro e di scambio, dove ricercatori e clinici di tutto il mondo possono dialogare, presentando i loro ambiti di indagine e di intervento e sottolineando luci e ombre della psicopatologia.

Ho ascoltato con interesse numerose ricerche volte a mettere in luce i processi di base che generano e mantengono i disturbi mentali e i meccanismi che consentono a una terapia di risultare efficace. Ciò che ha colpito maggiormente la mia attenzione è stato un fortuito e inaspettato fil rouge comune alla maggior parte delle main lectures. Leggi tutto “Rome Workshop on Experimental Psychopathology 2017”

Diagnosi e trattamento dei disturbi da tic e della sindrome di tourette in età evolutiva

di Simone Migliore

Si é tenuto a Roma il 16 giugno 2017, presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC), un workshop su “Diagnosi e Trattamento dei disturbi da Tic e Sindrome di Tourette in età evolutiva“. Docenti del corso il Prof. Francesco Cardona, Neuropsichiatra Infantile e Dirigente Medico del Dipartimento di Pediatria e Neuropsichiatria Infantile del Policlinico Universitario Umberto I di Roma e la Dott.ssa Monica Mercuriu, Psicologa e Psicoterapeuta, docente e conduttore di project delle Scuole di Specializzazione in Psicoterapia Cognitiva APC e SPC, membro dell’equipe Età evolutiva APC e SPC.

Argomento centrale della mattina è stata la comprensione delle caratteristiche cliniche del disturbo da tic e sindrome di Tourette negli aspetti legati alla sintomatologia, l’età di esordio e gli aspetti fenomenologici. Sono state considerate, inoltre, le numerose comorbidità che ne complicano il quadro sintomatologico, tra le più importanti il disturbo ossessivo-compulsivo e il disturbo da deficit di attenzione ed iperattività.

Nel pomeriggio l’attenzione si é spostata sui principali trattamenti evidence-based attualmente a disposizione. In particolar modo, è stata illustrata la proposta di intervento all’interno della prospettiva cognitivista, approfondendo le modalità d’intervento sia in setting individuali che in setting paralleli (bambino-famiglia).

Punto di forza del workshop è stata la grande importanza data alla presentazione e discussione di numerosi casi clinici attraverso la visione di videotape. Di forte impatto emotivo e clinico è stato l’intervento di una paziente che ha raccontato la sua storia clinica ed ha permesso di vedere ‘dal vivo’ la messa in pratica di alcune tra le principali tecniche cognitivo-comportamentali di dimostrata efficacia in tale ambito.

 

La tecnica EMDR per rielaborare un trauma

di Alessandra Micheloni e Gabriella Catalano

Non cancellare l’episodio doloroso ma considerarlo come appartenente al passato

Circa un mese fa, dal 12 al 14 maggio2017, a Grosseto si è tenuto un workshop dal titolo “I principi base dell’EMDR integrato nel trattamento cognitivo comportamentale dei disturbi psicopatologici”. Durante le tre giornate, i partecipanti hanno “fatto spazio” a contenuti personali ed emotivi, attraverso esercitazioni in coppia: l’uno si è posto di fronte all’altro, come “seduti su un treno”, osservando “fuori dal finestrino” e immergendosi nei ricordi dolorosi.
Laura Conti e Ilaria Martelli Venturi sono state le docenti che hanno accompagnato gli allievi psicoterapeuti in questo viaggio teorico ed esperienziale, lasciando loro materiale e strumenti da utilizzare con i propri pazienti, adulti e bambini, nei rispettivi percorsi terapeutici. Leggi tutto “La tecnica EMDR per rielaborare un trauma”

Entusiasmo, curiosità e argomenti di notevole rilievo scientifico. La seconda giornata del RWEP 2017

di Roberta Trincas

La seconda giornata è cominciata con un interessante simposio sull’insonnia organizzato dalla Dr.ssa Chiara Baglioni dell’Università Marconi (Roma). Durante il simposio sono state delineate le caratteristiche psicofisiologiche dell’insonnia (Prof. Van Someren dell’University Medical Center di Reiburg – Germania) e sono stati presentati alcuni studi sulla sua influenza in alcuni disturbi mentali (disturbi alimentari e depressione).

A seguire, il brillante intervento del Prof. Salkovskis dell’Universtà di Bath – UK (Understanding how the world really work? Lessons from research in psychopathology) il quale ha enfatizzato il ruolo che la comprensione del paziente può avere sull’efficacia terapeutica, fornendo una lettura socio-culturale dell’importanza della psicoterapia.

Subito dopo, una sessione orale molto interessante che ha previsto lavori di colleghi del Regno Unito, di Israele, dell’Islanda e dell’Olanda, in cui si è parlato di: “simulation heuristic” nella paranoia e nell’ansia sociale; elaborazione spaziale in adulti con ADHD; training sui bias attentivi in individui a dieta; ruminazone e abitudini.

Successivamente, la Prof. Christine Purdon, dell’Università di Waterloo – Canada, ha relazionato sulle caratteristiche delle compulsioni (Toward a better understanding of compulsions).

Il primo pomeriggio è stato per noi ricco di emozioni: la sessione orale ha visto 7 diversi studi proposti dal Gruppo di Ricerca dell’SPC di Roma coordinato dal Prof. Francesco Mancini. Cristina Ottaviani (Sapienza – Università di Roma) ha presentato uno studio sulla relazione tra senso di colpa deontologico e disgusto nel DOC analizzandone gli aspetti psicofisiologici. Barbara Basile (SPC Roma) ha delineato le caratteristiche del DOC in linea con gli schemi maladattivi proposti dalla Schema Therapy, concludendo con un’interessante integrazione con il modello del DOC del Prof. Mancini. Maurizio Brasini (SPC e Università Marconi, Roma), seguendo un approccio evoluzionista, ha condiviso uno studio sul ruolo delle motivazioni nei comportamenti di condivisione di “onori” vs “obblighi”. Manuel Petrucci (SPC e Sapienza – Università di Roma) ha presentato uno studio sull’influenza dell’elaborazione di stimoli emotivi sui meccanismi attentivi di base (Posner e Flanker task). Simone Gazzellini (SPC e Ospedale Bambin Gesù, Roma) ha parlato dell’associazione tra attenzione e HRV nel rimuginio. Chiara Schepisi (SPC, Roma) ha presentato una review critica della letteratura su funzioni e scopi della ruminazione, delineando le mancanze e gli aspetti critici. Mauro Giacomantonio (SPC e Sapienza – Università di Roma) ha presentato uno studio sull’influenza che la colpa deontologica può avere sui comportamenti di controllo in un visual task, dando una spiegazione in linea con il modello del DOC.

L’ultima sessione orale presentata da Ann Meulder dell’Università di Leuven (Belgio) si è incentrata su alcune ricerche sui meccanismi di apprendimento: la generalizzazione della paura in persone con dolore cronico, la validazione sperimentale di tecniche per l’estinzione della paura e per l’evitamento, una teoria sul condizionamento per il lutto prolungato.

Ha concluso la giornata la Prof. Amelia Gangemi dell’Università di Messina, con una lecture sulle caratteristiche di ragionamento nelle psicopatologie, con particolare riferimento al funzionamento cognitivo del DOC (Strategies in reasoning in patients with psychological illness).

Il workshop ha portato diversi spunti di riflessione, aggiornamenti ma anche novità sulla psicopatologia sperimentale: l’efficacia delle tecniche di intervento, i metodi di studio e i meccanismi di funzionamento di diversi aspetti: cognitivi, emotivi e comportamentali.

Entusiasmo, curiosità, e argomenti di notevole rilievo scientifico. La prima giornata del RWEP 2017

di Roberta Trincas

 

Il 26 e 27 Maggio 2017 si è svolta la terza edizione del Rome Workshop on Experimental Psychopathology, il workshop, organizzato dalla Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) e patrocinato dalla SITCC-Sezione Lazio, è l’unico evento internazionale completamente focalizzato sulla Psicopatologia Sperimentale, una branca di ricerca che mira a comprendere le cause e i meccanismi di mantenimento dei disturbi mentali avvalendosi di metodologie di differenti ambiti (comportamentale, psicofisiologico e neurobiologico).

Durante la prima giornata gli spunti e le ricerche sono stati di notevole interesse.

La prima sessione orale includeva studi di diverso genere, come lo sviluppo di un training specifico per la modifica dei bias attentivi in individui dipendenti da alcol e cannabis (Janika Heitmann; University of Groningen, The Netherlands); gli effetti della tDCS su consumo di sigarette (Ilse Verveer; University of Rotterdam, The Netherlands); o l’influenza dello yoga su pazienti con depressione cronica (Nina Vollbehr, Lentis Mental Health Care, Groningen, the Netherlands). Successivamente, nel simposio sui “Meccanismi Cognitivi nel Disturbo Ossessivo Compulsivo” presentato dall’Università di Tel Aviv (Israele), sono stati trattati temi come il ridotto senso di agency (Ela Oren), le caratteristiche propriocettive (Or Ezrati) e i giudizi sociali (Marit Hauschildt) nel DOC.

La sessione poster ha presentato diversi lavori di ricerca sia internazionali che nazionali, con la notevole presenza di allievi e ricercatori della Scuola di Psicoterapia Cognitiva (Roma-Bari-Lecce).

La sessione orale pomeridiana ha visto lavori di notevole interesse, alcuni incentrati sui bias cognitivi che caratterizzano l’ansia sociale (Esther Van den Bos, Leiden University, the Netherlands; Eva Gilboa-Schechtman, Bar-Ilan University, Israel) e la depressione (Nilly Mor, Hebrew University of Jerusalem, Israel), altri sulle basi neurali e autonomiche dei meccanismi del worry (Professor Graham Davey, University of Sussex and Dr Frances Meeten, Institute of
Psychiatry, Psychology, and Neuroscience, King’s College London)

Le due main lecture della giornata sono state:

  • The dirt road to psychopathology: A disgust perspective on the development of mental disorders; del Prof. Peter de Jong (University of Groningen, Netherlands) che ha parlato della sensibilità al disgusto come una componente che sembra caratterizzare anche alcune disfunzioni sessuali, come il vaginismo.
  • Extending experimental psychopathology research into clinical trials: the IMPROVE2 study, del Prof. Edward Watkins, (University of Exeter, UK) che ha spiegato l’importanza di studiare l’efficacia delle diverse tecniche di intervento provenienti da diversi approcci (CBT; Compassion, Mindfulness; Concretness training, ecc) al fine di testare la loro efficacia sulla base della risposta del paziente (come la remissione dei sintomi).

La prima giornata si è conclusa con un simposio sui “Meccanismi cognitivi che determinano la ruminazione depressiva” e su alcuni metodi di intervento come l’attention training e il cognitive control training, organizzato da Ernst Koster dell’Università di Ghent (Belgium).

Nella seconda giornata grandi ospiti di rilievo internazionale: Paul Salkovskis, Christine Purdon e Amelia Gangemi

A Lecce un evento sulla diagnosi, la comprensione e la cura del DOC

di Vito Bernardo

Venerdì 5 maggio 2017 si è svolto il corso ECM “Curare i casi complessi. La mente ossessiva. Diagnosi e cura del disturbo ossessivo compulsivo” presso il Polo Didattico dell’ASL Lecce in via Miglietta, 5. L’evento è stato rivolto a psicologi, psicoterapeuti, medici, medici psicoterapeuti e medici psichiatri.

Ad introdurre i lavori è stato uno dei responsabili scientifici, il dottor Sergio Longo, il quale, dopo aver illustrato brevemente il programma della giornata, ha lasciato la parola al dottor Serafino De Giorgi, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL Lecce. L’intervento è stato caratterizzato da informazioni circa l’inserimento del Disturbo Ossessivo Compulsivo nelle varie edizioni del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM), ponendo particolare attenzione alla sintomatologia e ai criteri di classificazione del disturbo e alla possibilità, nei casi di particolare gravità, di applicare la diagnosi differenziale con i disturbi definiti “ciclici” (ad es. bipolari, psicosi maniaco-depressive). Il Direttore del DSM ha poi esplicitato brevemente le caratteristiche della relazione terapeuta-paziente presenti all’interno del setting terapeutico con i pazienti DOC, enfatizzando il ruolo della psicoterapia e della CBT, nello specifico, per la diagnosi, comprensione e cura.

La dottoressa Enrica Guarascio, responsabile scientifico dell’evento, ha successivamente fatto un excursus dei contributi che diversi autori hanno offerto per la descrizione e concettualizzazione del funzionamento dei pazienti con diagnosi di DOC. Il primo modello presentato è stato quello psicoanalitico. Successivamente, descrivendo i progressi scientifici nel campo delle neuroscienze, sono state definite le aree che diversi studi e dati scientifici hanno indicato come maggiormente coinvolte nei processi di sviluppo della sintomatologia DOC (corteccia prefrontale, strutture sottocorticali, gangli della base) e le implicazioni nelle differenti funzioni cognitive (attenzione e memoria) e funzioni esecutive. Infine, sono state fornite delle informazioni circa la concettualizzazione nell’attuale DSM 5 del disturbo e gli psicofarmaci utilizzati con maggiore frequenza nella cura del disturbo (serotoninergici) e i trattamenti psicoterapici con comprovata efficacia (CBT e modelli integrati (CBT, ERP e somministrazione di psicofarmaci).

L’intervento chiave della giornata è stato quello del Professor Francesco Mancini, il quale ha condiviso con i relatori che lo hanno preceduto l’importanza di un’attenta e dettagliata comprensione della mente del paziente ossessivo. I dati e le concettualizzazioni presentate dal Direttore dell’APC e della SPC sono state corroborate da robuste ricerche sperimentali e non solo correlazionali. Dopo una prima presentazione dei sottotipi di pazienti con diagnosi di DOC, sono state indicate tre motivazioni cardine nell’azione di un paziente prototipico: responsabilità/colpa, disgusto e not just right experience. Grazie anche alla breve ma importante presentazione degli studi sperimentali condotti, i partecipanti all’evento hanno avuto la possibilità di comprendere ulteriormente cosa accade, di solito, nella mente del paziente ossessivo e le aree cerebrali implicate nel disturbo.

La peculiarità delle evidenze scientifiche riscontrate dal gruppo di ricerca guidato dal Professor Mancini è il ruolo che le emozioni senso di colpa (deontologico) e disgusto (e l’area cerebrale implicata, quale l’insula) hanno nello sviluppo e nel mantenimento della sintomatologia DOC.

In seguito, la dott.ssa Teresa Cosentino ha esposto quali sono i possibili interventi nei confronti della vulnerabilità attuale del paziente DOC, esplicitando il processo che genera e mantiene la sensibilità alla colpa. Successivamente sono stati descritti gli interventi psicoterapici base che vengono effettuati sul senso di colpa e le fasi di “Comprensione e Motivazione” e di “Accettazione della Colpa”, in cui il paziente diviene consapevole della tendenza a sperimentare la colpa al di fuori del dominio sintomatico e ha la possibilità di riflettere e modificare le credenze personali sulla colpa. Le tecniche utilizzate in psicoterapia cognitiva per l’intervento sul senso di colpa sono state presentate attraverso degli esempi clinici.

Il dottor Antonello Bellomo ha, invece, sollecitato i presenti a considerare le linee guida per il trattamento come imprescindibili per un’adeguata comprensione e cura del paziente DOC. Sono stati indicati gli psicofarmaci farmaci con maggiore efficacia riscontrata, le terapie alternative (yoga, esercizio fisico e valeriana) e sono stati presentati i dati di diverse metanalisi che sottolineano l’efficacia della CBT e dell’ERP nel trattamento del DOC. Lo psichiatra, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale ha altresì sottolineato la necessità di un intervento “Stepped Care”, di un team multidisciplinare e di porre attenzione ai casi di comorbilità nei processi di diagnosi, comprensione e cura del disturbo specifico. Infine, un ulteriore spunto di riflessione è stato offerto dalla presentazione delle linee guida per i medici di famiglia nel trattamento del DOC, nelle quali si rimarca l’importanza dell’alleanza terapeutica, di una valutazione accurata del paziente e dell’utilizzo delle scale di valutazione.

Il dottor Dell’Erba ha argutamente presentato la condivisione di alcuni aspetti della sintomatologia e funzionamento del paziente DOC con la macro area dei disturbi d’ansia (ipervigilanza, tensione, bisogno di controllo). La relazione del dottor Dell’Erba è stata accompagnata dalla presentazione dei dati di uno studio di pratica clinica controllata, in aperto e pilota condotto dal suo gruppo di ricerca e dall’esplicitazione degli “interventi cognitivi strutturati” (“ABC-stringa allargata”, formulazione, “modello pragmatico della mente”, “origini delle ossessioni”, “modello dei conflitti”, “valore personale”, “stoic fork”).

La dottoressa Olga Luppino ha affermato l’importanza dell’accettazione nella pratica clinica e nel trattamento del DOC nello specifico. In seguito sono stati esposti il razionale e le fasi della procedura di esposizione con prevenzione della risposta (ERP). Il lavoro motivazionale, la condivisione e la riflessione su eventuali teorie naif del paziente, l’assessment funzionale, la pianificazione della procedura, la produzione di un contratto scritto e la condivisione del razionale della procedura sono step utili alla preparazione del paziente alla tecnica, mentre la lista di stimoli, la produzione della scala SUD e la gerarchia degli stimoli sono stati descritti come parte nucleare della procedura psicoterapica.

Infine, il dottor Ernesto Nuzzo ha presentato alcuni strumenti di valutazione del DOC, enfatizzando l’importanza e la possibilità, attraverso il loro utilizzo, di favorire l’identificazione e la comprensione dei problemi. Nello specifico, l’attenzione è stata posta alla necessità di effettuare un assessment accurato e alla importanza della valutazione degli esiti degli interventi psicoterapici effettuati.

L’evento si è concluso con una discussione tra i relatori e i presenti, i quali hanno avuto la possibilità di richiedere chiarimenti circa i temi trattati e ricevere informazioni riguardanti, ad esempio, la possibilità di nessi tra il DOC e il disturbo ipocondriaco.

 

Vito Bernardo

Essenza ed operatività della Psicoterapia Cognitiva

di Giulia Giammanco

Il 18 aprile a Villa Niscemi A Palermo il Prof. Lorenzini ha fatto una sintesi sui principi fondamentali del cognitivismo, le applicazioni in campo terapeutico ed il trattamento dei casi più complessi.

L’assunto fondamentale da cui parte il modello della teoria cognitiva è che il modo in cui facciamo esperienza della realtà è mediato da filtri cognitivi anche detti “credenze” che sono prevalentemente appresi, le emozioni ed i comportamenti che ne conseguono non sono altro che il prodotto di queste credenze. Ognuno di noi durante il giorno ha continuamente dei pensieri automatici a prevalenza verbale o immaginativa che solitamente sono al di sotto del livello di consapevolezza, con i quali viene dato significato al mondo e che essendo inconsapevoli difficilmente vengono messi in discussione. Leggi tutto “Essenza ed operatività della Psicoterapia Cognitiva”

Gli interventi di supporto alla genitorialità. Tra evidenza e clinica.

di Annalisa Bello

L’importanza degli interventi volti a supportare una genitorialità fragile in un incontro tra clinica e ricerca.

Martedi 28 Marzo, l’elegante e suggestiva cornice del Salone degli Affreschi del Palazzo Ateneo in Bari ha accolto lo stimolante seminario su “Gli interventi di supporto alla genitorialità. Tra evidenza e clinica”, organizzato dal Dipartimento di Scienze della Formazione, Psicologia, Comunicazione dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” in collaborazione con l’Associazione Italiana di Psicoterapia Cognitiva (A.I.P.C.).

L’evento ha rivolto lo sguardo verso il tema della genitorialità da promuovere e sostenere all’interno di una cornice che ha contemplato il dialogo tra clinica e letteratura scientifica senza prescindere dai riferimenti teorici, innovativi e validi nella cura dell’infanzia come quelli che si rifanno alla teoria dell’attaccamento e al cognitivismo clinico.

Ad inaugurare la mattinata con la presentazione dell’evento ed i saluti, la Prof.ssa Rosalinda Cassibba, Direttore del Dipartimento di Scienze della Formazione, Psicologia e Comunicazione dell’Università Aldo Moro di Bari e il Dottor Michele Pellegrini, Psicologo e Psicoterapeuta, che si è fatto portavoce della la Dott.ssa Maria Grazia Foschino Barbaro, direttore della scuola di psicoterapia AIPC. Leggi tutto “Gli interventi di supporto alla genitorialità. Tra evidenza e clinica.”

Il trattamento cognitivo-comportamentale dell’insonnia

di Rita Cardelli, Giordana Ercolani e Valeria Rossi

“Il sonno è per tutti gli uomini ciò che la carica è per l’orologio” Schopenhauer

I lavori di un interessante workshop, tenuto dalla dottoressa Federica Farina, sabato 8 e domenica 9 aprile, presso la SPC – Scuola di Psicoterapia Cognitiva di Roma, sono iniziati con un percorso di comprensione del processo del sonno (funzionamento, ritmi personali), fino ad arrivare al trattamento dell’insonnia cronica e primaria.

Innanzi tutto è stato esaminato il processo del sonno nella sua normale regolazione fisiologica; può essere definito un bisogno primario per il nostro organismo come bere, mangiare, respirare. Dormire inoltre rappresenta uno stato comportamentale in grado di innalzare una solida barriera tra la nostra mente e il mondo esterno, isolandoci da ciò che ci circonda e interrompendo, seppur non completamente, i rapporti sensoriali e motori che collegano il soggetto con l’ambiente. 

Successivamente sono stati descritti i vari stadi in cui il sonno viene suddiviso: tre stadi di “sonno Non REM” (traduzione italiana dell’acronimo inglese: Movimenti Rapidi degli Occhi) ed una di “sonno REM”, quello in cui solitamente si tende a sognare; in condizioni di benessere questo ciclo si ripete più volte nel corso del periodo di sonno. Ancor più rilevante è stata la descrizione del processo di funzionamento del sonno stesso in relazione all’organizzazione del ritmo circadiano o più comunemente definito “ciclo sonno-veglia”, tipico di ogni individuo; tale ciclo è riassumibile in due profili che generalmente vengono utilizzati per semplificare i tipici tratti di una certa abitudine del dormire e dello stare svegli…siamo allodole oppure gufi? Leggi tutto “Il trattamento cognitivo-comportamentale dell’insonnia”