Curare i casi complessi. La Terapia metacognitiva interpersonale dei disturbi di personalità

di Marvita Goffredo (AIPC Bari)

Seminario sull’applicazione degli interventi metacognitivi nella patologia della personalità. Presentazione del volume “Curare i casi complessi. La Terapia metacognitiva interpersonale dei disturbi di personalità” di Antonio Carcione, Giuseppe Nicolò e Antonio Semerari, Edizioni Laterza.

Il 16 marzo 2018, il Dipartimento di Scienze Della Formazione Psicologia Comunicazione dell’Università di Bari ha ospitato il seminario “Curare i casi complessi. La Terapia metacognitiva interpersonale dei disturbi di personalità”, che ha visto la presenza di Antonio Semerari. L’evento, organizzato dalla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitiva AIPC di Bari e dalla Società Italiana di Terapia Comportamentale Cognitiva (SITCC) – sezione Puglia, è stato patrocinato dal Dipartimento di Scienze Della Formazione Psicologia Comunicazione dell’Università di Bari ed è stato sostenuto dalla Edizioni Laterza.

Ospite indiscusso della giornata è stato il prof. Antonio Semerari, psichiatra psicoterapeuta, tra i massimi esponenti del Cognitivismo nazionale ed internazionale, docente e didatta storico delle scuole APC e SPC, il quale ha tenuto una lectio magistralis sulla metacognizione e sul ruolo delle abilità metacognitive come fattore generale nelle patologie della personalità.

Hanno introdotto i lavori, la prof.ssa Rosalinda Cassibba, Direttore del Dipartimento di Scienze Della Formazione Psicologia Comunicazione dell’Università di Bari, la dott.ssa Maria Grazia Foschino Barbaro, Direttore della scuola di specializzazione AIPC di Bari, e la dott.ssa Chiara Lamuraglia, Referente Regionale della SITCC – sezione Puglia.

Il primo intervento è stato a cura della prof.ssa Gabrielle Coppola, professore associato di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione del Dipartimento di Scienze della Formazione Psicologia e Comunicazione dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. La presentazione è stata interamente dedicata alla valorizzazione del connubio tra ricerca e clinica, forte quanto mai imprescindibile, che da sempre anima il Cognitivismo. La docente ha ripreso gli assunti cardine del metodo scientifico ipotetico deduttivo, applicato alle scienze cognitive e neurocognitive, per poi illustrare i principali orientamenti di ricerca perseguiti nell’ambito della Terapia Cognitivo-Comportamentale e i relativi risvolti sulla pratica clinica. Ha proseguito, per poi concludere, con la presentazione dei numerosi progetti di collaborazione, attuali e passati, tra l’università e l’Associazione Italiana di Psicoterapia Cognitiva (AIPC) di Bari, che sono emblema tangibile dello spirito di integrazione tra ricerca e clinica che anima da tempo il territorio barese.

Antonio Semerari, attraverso l’esemplificazione di un caso clinico, ha introdotto la platea alla profonda complessità che permea la sfera dei disturbi di personalità; una complessità che pone il clinico dinnanzi alla sfida di trattare con efficacia quei pazienti la cui sintomatologia “non obbedisce” ai manuali diagnostici, non rientrando perfettamente in alcun quadro nosografico. Il professore ha introdotto così il costrutto della metacognizione – in estrema sintesi, ascrivibile alla conoscenza che un individuo ha dei propri stati e processi mentali – definendolo come possibile fattore generale nella patologia di personalità. Le evidenze sperimentali sembrano, infatti, convergere nel mostrare come i disturbi della metacognizione predicano maggiormente la gravità del disturbo di personalità, in termini di quantità numerica ed intensità dei sintomi, piuttosto che la categoria diagnostica; altresì svolgano un importante ruolo mediazionale tra fattori di rischio noti e sviluppo di sintomi di personalità.

La descrizione del trattamento metacognitivo è anticipata dal riferimento alle principali problematiche che generalmente si incontrano nella relazione terapeutica con questi pazienti, determinati dalle difficoltà nelle funzioni metacognitive. Grande enfasi è stata posta sulla necessità, da parte del terapeuta, di comprendere gli stati mentali problematici posseduti dal paziente, ed anche sulla possibilità di avvalersene come strumento terapeutico per promuovere le abilità metacognitive del paziente stesso, quando tali stati mentali siano agiti nel contesto del colloquio piuttosto che raccontati.

L’intervento è terminato con la discussione sulle linee generali del modello di trattamento proposto dal gruppo di lavoro del prof. Semerari, la cui peculiarità risiede nell’articolazione ed integrazione di procedure di intervento diversificate per obiettivi e setting, al fine dell’accrescimento delle abilità metacognitive nel paziente con disturbo di personalità. Una riduzione delle problematiche nella metacognizione comporta una riduzione dei sintomi che sostanziano la patologia della personalità.

La conclusione è stata affidata alla visione di un video, inerente la simulata di un colloquio con una paziente con patologia della personalità, che ha mostrato concretamente come gestire gli stati mentali attivi e caldi nel vivo del colloquio e le strategie per ristabilire le funzioni di monitoraggio metacognitivo del paziente.
La discussione è stata curata dal dott. Domenico Semisa, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL Bari, che ha avvalorato quanto esposto dai precedenti relatori ponendo, tuttavia, il focus dell’attenzione sulla necessità di trasferibilità e applicazione delle conoscenze derivanti dalla ricerca anche alle prassi cliniche del servizio pubblico deputato alla cura della patologia della personalità, un contesto, quest’ultimo, nel quale la qualità dell’organizzazione e la possibilità di cooperazione tra le risorse umane appaiono dirimenti rispetto all’efficacia degli interventi terapeutici attuati.

L’evento ha raccolto un grande successo, destando l’interesse e la partecipazione attiva della platea. Numerose, infatti, le domande e gli interventi del pubblico rivolti ai docenti ospitati, le quali hanno consentito l’approfondimento di alcuni aspetti specifici della pratica clinica nell’ambito della patologia della personalità, altresì contribuito alla condivisione di ulteriori spunti per la riflessione e la formazione in tale ambito.

Accettare per realizzare i propri desideri

di Valentina Silvestre e Alessandra Micheloni

 Act in pratica: applicare le procedure dell’Acceptance and Commitment Therapy alla clinica

 Nelle giornate del 25 e 25 novembre 2017, presso la sede della Scuola di Specializzazione di Psicoterapia Cognitiva SPC-APC di Roma, si è tenuto il corso “Act in pratica: applicare le procedure dell’Acceptance and Commitment Therapy alla clinica” a cura della dottoressa Barbara Barcaccia.

Le giornate formative si sono strutturate principalmente in un’ottica esperienziale, in cui i professionisti sono stati coinvolti nella pratica delle procedure ACT a partire dal lavoro sul proprio materiale personale, il modo migliore per apprendere davvero, in “prima persona”, le tecniche proposte. La parte esperienziale è stata poi inserita in una cornice teorica di riferimento, dalla filosofia ACT alla Relational Frame Theory.

L’ACT, terapia di accettazione e di impegno nell’azione, fa parte della terza generazione della terapia cognitivo-comportamentale, e sottolinea in modo particolare l’importanza di due aspetti centrali: l’accettazione di ciò che non si può evitare, e l’impegno a camminare in direzione dei propri desideri e valori. Naturalmente, la riflessione sul tema dell’accettazione ha origine antiche, antecedenti a qualsiasi forma di psicoterapia. Di accettazione, infatti, se ne sono occupate teologia e filosofia, in particolare la filosofia stoica, che proponeva un approccio pratico ai problemi quotidiani delle persone e forniva strumenti concreti per vivere più serenamente, attraverso una serie di regole di condotta e tecniche di meditazione. Una lunga storia, quindi, nella nostra tradizione filosofica Occidentale, che si è incontrata con quella Orientale, e con i recenti sviluppi degli interventi clinici basati sull’accettazione e la mindfulness.

Con l’ACT non si vogliono cambiare i contenuti dei pensieri disfunzionali, ma come ci rapportiamo a essi, imparando a riconoscerli come prodotti della nostra mente. A volte, infatti, tentare di modificare i nostri pensieri negativi e trasformarli in pensieri più funzionali è molto difficile. E tentare di sopprimerli finisce per rafforzarli e farli venire in mente più spesso, paradossalmente, come quando ci intimiamo di non pensare a qualcosa. Anche per le emozioni negative accade qualcosa di simile: più ci impegniamo a evitarle, mandarle via, o anestetizzarle, e più aumentano i problemi, come accade, ad esempio, quando per tentare di non sentire la sofferenza emotiva si ricorre all’uso di una sostanza.

In effetti, più tentiamo di modificare o cacciare via pensieri, emozioni e sensazioni spiacevoli, più aumentano i nostri problemi.  Imparare ad accettare la comparsa di pensieri, immagini mentali, sensazioni ed emozioni, è il primo passo per poter costruire una vita ricca, piena e significativa. Certo, nessuno può aspirare a vivere una vita completamente priva di dolore, senza emozioni o pensieri negativi. L’ACT aiuta le persone ad abbandonare questo obiettivo irraggiungibile, e a mettere in atto tecniche e strategie nuove per riuscire a gestire al meglio pensieri ed emozioni, accettandone la presenza e imparando a navigare al meglio quando il mare è mosso, senza essere travolti dalle onde.

L’identificazione dei propri valori personali è fondamentale, in questa ottica: i valori sono i desideri più profondi del cuore, ciò che davvero vogliamo essere. Una volta messi a fuoco, sarà più facile impegnarsi nel faticoso cammino del cambiamento: i valori diventeranno il motore della terapia, ciò che consentirà al paziente di affrontare con coraggio l’inevitabile sofferenza, in nome della realizzazione di quello che desidera di più bello per la propria esistenza. E come ci ricorda Steve Hayes, non bisogna attendere perché questo cambiamento inizi: “Non c’è motivo di aspettare che la vita cominci. Il gioco dell’attesa può finire. Adesso”.

La Terapia Cognitiva Italiana compie 40 anni

di Barbara Basile

Il 19 gennaio 2018 si è tenuto presso il Teatro Italia a Roma un evento in cui sono stati celebrati i 40 anni della Psicoterapia Cognitiva in Italia. Il convegno ha visto la partecipazione dei principali protagonisti che hanno contribuito alla realizzazione e alla diffusione del Cognitivismo nel nostro paese.

Ha aperto e diretto i lavori Tony Fenelli il quale, dopo una breve panoramica sulla storia del cognitivismo romano e la citazione dei primi libri di Vittorio Guidano e Gianni Liotti (tra cui Elementi di Psicoterapia Comportamentale), ha introdotto quest’ultimo. Il grande clinico ha subito rotto il ghiaccio ricordandoci il ruolo della dissociazione, o disintegrazione, della coscienza e la sua funzione fondamentale nel salvaguardare la mente di fronte ad eventi traumatici. A proseguire nell’approfondimento del tema gli è subentrato Benedetto Farina il quale ha citato i principali studi scientifici che, a partire dagli anni ’70, hanno diffuso e supportato le ipotesi di Liotti. In seguito Mario Reda ha ripercorso la sua esperienza personale in questi quarant’anni ricordando simpatici aneddoti di cui sono stati protagonisti Vittorio Guidano e Gianni Liotti e sottolineando il ruolo innovativo della Scuola Romana.

Dopo una pausa caffè in cui gli oltre 500 partecipanti, molti dei quali ex-allievi formatisi presso le diverse sedi della Scuola di Psicoterapia Cognitiva sparse sul territorio nazionale, si sono rincontrati, Francesco Mancini ci ha ricordato l’importanza della comprensione del funzionamento dei processi cognitivi ed emotivi di base per poter conoscere la mente in condizioni di psicopatologia esplorando, in particolare, il conflitto intrapsichico, il cui ruolo è stato trascurato dalla psicoterapia cognitiva. Richiamando magistralmente alcuni concetti relativi alla psicologia cognitiva e sociale, Mancini ha mostrato quali sono i processi mentali (per esempio la distanza psicologica, il goal shielding, le valutazioni secondare e le meta-valutazioni) che entrano in gioco quando ci si trova di fronte ad una scelta conflittuale. A seguire Antonio Semerari ha celebrato il ruolo delle abilità metacognitive in psicopatologia, con particolare riferimento ai Disturbi di Personalità. Lo psichiatra e psicoterapeuta ha ripercorso le ricerche dell’ultimo decennio in cui la metacognizione e le sue funzioni sono state indagate in pazienti con personalità disfunzionale, mostrando come il livello di gravità del deficit metacognitivo sia in grado di differenziare i disturbi egodistonici da quelli egosintonici. A chiudere i lavori la brillante presentazione di Roberto Lorenzini il quale ha spiegato, arricchendolo con esperienze cliniche, il senso del delirio e gli scopi, solitamente ragionevoli e comprensibili (se adeguatamente indagati) che si celano dietro ad esso, nella speciale individualità di ciascun paziente.

In un dibattito finale si sono tirate le conclusioni rispetto a quanto è stato fatto in questi 40 anni e quanto è ancora da fare. I protagonisti di questo grande evento invitano, unanimemente, a porre particolare attenzione, se non addirittura a mostrare scetticismo, verso alcune discipline mediche, in particolare le neuroscienze e la genetica. Il grande rischio che gli psicoterapeuti oggi corrono, sottolinea Mancini, è di affidarsi superficialmente a quanto proposto da queste discipline, senza tenere a mente le vulnerabilità individuali e le precise motivazioni che contraddistinguono ciascun paziente. A nostro favore, invece, i meccanismi studiati dall’epigenetica che, a differenza della genetica, studia come i geni o le informazioni memorizzate nel DNA interagiscono e si esprimono in ciascun individuo tenendo conto delle specifiche variabili ambientali (come quelle psicologiche, alimentari, sociali, culturali ed economiche, per citarne alcune) che questi incontra nella propria esistenza. Analogamente, viene ricordato come sia più esaustivo, nella pratica psicoterapica, favorire un approccio dimensionale, a dispetto della diffusa tassonomia categoriale. Questo tema riecheggia anche nell’applicazione di protocolli clinici eccessivamente rigidi e dogmatici che non considerano l’esperienza soggettiva ed individuale del paziente che si ha di fronte. Il rischio, come afferma da Lorenzini, sarebbe quello di “finire per utilizzare protocolli che potrebbero benissimo essere replicati da robot”!

Sicuramente, concludendo, quello che ad oggi ha permesso la diffusione della Terapia Cognitiva nel nostro paese sono le smisurate competenze, la ricerca scientifica basata sull’evidenza e la qualità indiscussa dei centri didattici che hanno caratterizzato, e tutt’ora contraddistinguono, il lavoro pioneristico dei nostri Grandi protagonisti.

Stile genitoriale e crescita del bambino

di Pamela Calussi

Il 1 e 2 dicembre si è svolto a Roma, presso la sede dell’Associazione di Psicologia Cognitiva (APC) e della Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC), un interessante corso dal titolo “Interventi a Supporto della Genitorialità”. Ad organizzarlo l’equipe per l’età evolutiva APC/SPC di Roma, con lo scopo di presentare la base teorica e l’applicazione pratica di principi e tecniche utili al lavoro clinico con la coppia genitoriale, vista l’ormai consolidata importanza che gli viene data nella pratica clinica, sia nell’ottica di interventi preventivi, sia in termini di sostegno al lavoro terapeutico svolto con i bambini.

Grande merito delle due giornate appena concluse è stato quello di affrontare il tema della genitorialità da diverse angolazioni cliniche e culturali, oltre ad aver fornito importanti spunti teorici ed applicativi utili al lavoro clinico con la coppia genitoriale.

Docenti del corso, la dott.ssa Lorenza Isola, Psicologa e Psicoterapeuta cognitivo comportamentale, didatta APC/SPC e Coordinatrice dell’Equipe Età Evolutiva APC-SPC, la dott.ssa Giordana Ercolani, Psicologa e Psicoterapeuta, membro dell’Equipe Età Evolutiva, il Prof. Roberto Baiocco, Professore Associato in Psicologia dello Sviluppo all’Università di Roma “Sapienza”, presso la quale tiene corsi di Psicologia della genitorialità e delle relazioni familiari, e la Dott.ssa Laura Di Giunta, Psicologa e Psicoterapeuta e Ricercatore presso l’Università “Sapienza” di Roma (Dipartimento di Psicologia).

La prima giornata si è aperta con l’intervento del dott. Baiocco, che ci ha parlato di “Omogenitorialità e benessere nei bambini”, e ci ha presentato lo stato dell’arte scientifico e della letteratura su questo tema, fornendoci numerosi spunti di riflessione sulle “same-sex parent-families” e su come impostare con loro il lavoro clinico di supporto alla genitorialità, in cui spesso ci si trova a dover affrontare anche vissuti di stigmatizzazione e violenza. L’intervento si è concluso spostando il focus su come intervenire per aiutare nel compito genitoriale le famiglie che scoprono invece l’omosessualità del proprio figlio. L’interessante intervento del dott. Baiocco è stato reso ancora più piacevole grazie alla presentazione di numerose vignette cliniche e di video della sua esperienza clinica e nel servizio di Consulenza “Sei Come Sei”, che dirige e che ha lo scopo di offrire uno spazio di consulenza e supporto psicologico rivolto ad adolescenti, giovani adulti, coppie e famiglie che si trovano ad affrontare problematiche inerenti l’orientamento sessuale e/o l’identità di genere.

La giornata si è conclusa con alcuni spunti teorici sulla genitorialità e sul lavoro clinico con il genitore offerti dalla dott.ssa Ercolani e dalla dott.ssa Isola. Si è parlato di stili, di comportamenti, di parenting positivo e maladattivo, il tutto tenendo conto del bagaglio personale e culturale che il genitore porta con sé all’interno del suo “lavoro” con il bambino: per poter lavorare affinché il genitore possa realmente sostenere il figlio occorre tener conto di numerosi aspetti, che non riguardano solamente cosa succede nella relazione madre/padre-figlio, ma anche e soprattutto il significato che essa assume e che dipende a sua volta da ciò che hanno imparato dalla relazione con i loro genitori.

La dott.ssa Laura Di Giunta, nella prima parte della seconda giornata, ci ha aiutato a comprendere come la ricerca sulla genitorialità da un punto di vista trans-culturale ci possa aiutare a capire e riflettere in modo adeguato all’interno del lavoro clinico, presentandoci numerosi risultati di ricerca tra cui quelli dello studio longitudinale “PAC-Parenting Across Culture” di cui è responsabile per l’Italia e di cui fanno parte diversi paesi in tutto il mondo tra cui Nord America, Cina, e Venezuela. L’intervento ci ha spinto a riflettere su come modificare la pratica clinica sulla base della cultura di appartenenza di chi abbiamo davanti: se a livello culturale un comportamento che a noi può sembrare maladattivo è invece accettato, non produrrà effetti negativi sul bambino, sottolineando dunque come non sia tanto il comportamento stesso a produrre effetti negativi sul bambino quanto la percezione e la valutazione che viene fatta di esso. Inoltre, un altro interessante spunto di riflessione datoci dalla dott.ssa Di Giunta ha riguardato la considerazione della reciprocità dell’influenza tra stile genitoriale e comportamenti/temperamento del bambino: quanto è il comportamento del genitore che influisce su quello del bambino o quanto è, invece, il comportamento che regola, di conseguenza, la risposta del genitore?

Nel pomeriggio è stato infine dato spazio alle esercitazioni pratiche attraverso la presentazione di due casi clinici. Le dott.sse Isola e Ercolani, con grandi capacità e chiarezza, ci hanno aiutato a mettere in pratica quanto appreso nelle due giornate, spingendoci al ragionamento e dandoci numerosi spunti applicativi per la nostra professione.

A conclusione delle giornate, grande merito vanno agli organizzatori, che hanno saputo individuare interventi e tematiche interessanti per il lavoro a supporto dei genitori, sottolineando l’importanza che esso riveste per il buon esito delle terapie con i bambini e adolescenti, e sapendo integrare i punti di vista dei partecipanti al corso che provenivano da approcci e orientamenti anche molto diversi.

Comprendere il trauma interpersonale infantile

di Alessandra Cervinara

Il 1 dicembre 2017 si è tenuto a Bari, presso il collegio universitario “Angelo Fraccacreta”, il seminario dal titolo Il trauma interpersonale infantile: gli interventi cognitivi-comportamentali, organizzato dalla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitiva AIPC di Bari con il patrocinio del Dipartimento di Scienze della Formazione, Psicologia, Comunicazione dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” e la Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva (SITCC) sezione Puglia.

Il convegno ha offerto una ricca panoramica sulle conoscenze più attuali sia per comprendere il trauma interpersonale infantile e diagnosticarne precocemente gli esiti evolutivi, sia sulla progettazione di piani terapeutici integrati secondo le principali Linee Guida internazionali. Nel corso della giornata sono stati presentati i più recenti contributi scientifici relativi al tema del trauma interpersonale nonché i principali progressi conseguiti in ambito teorico e clinico. Gran parte dei relatori intervenuti hanno contribuito alla stesura del volume “Terapia cognitivo-comportamentale del trauma interpersonale infantile” a cura di Maria Grazia Foschino Barbaro e Francesco Mancini, recentemente pubblicato da Franco Angeli.

Ad introdurre il tema della giornata è stata la dott.ssa Maria Grazia Foschino Barbaro, direttore della Scuola di Psicoterapia, sede di Bari (AIPC) che ha aperto i lavori insieme alla prof.ssa Gabrielle Coppola (Dipartimento di Scienze della Formazione, Psicologia, Comunicazione dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”) e alla dott.ssa Chiara Lamuraglia (SITCC Puglia).

Dopo l’intervento della dott.ssa Foschino Barbaro, che ha illustrato il “trauma interpersonale infantile: definizione, epidemiologia e determinanti ambientali”, si sono susseguiti numerosi interventi moderati dalla prof.ssa Coppola: “Lo sviluppo traumatico secondo la prospettiva dell’attaccamento” del prof. Alessandro Costantini, “La psicopatologia del trauma. Funzionamento traumatico e Fenomenologia” del dott. Michele Pellegrini e “Gli esiti sulla salute degli adulti: sistemi di classificazione e linee guida internazionali” del prof. Antonello Bellomo.

La seconda parte del seminario, è stata moderata dalla dott.ssa Lamuraglia e dalla prestigiosa presenza del Direttore del Network nazionale delle Scuole di Psicoterapia Cognitiva, il Prof. Francesco Mancini. La parola è passata al dott. Michele Simeone che ha illustrato i modelli di intervento cognitivo-comportamentali nella cura del trauma infantile. Successivamente, la dott.ssa Marvita Goffredo ha posto l’attenzione sugli interventi sulla genitorialità traumatizzante tra tutela e cura ed, infine, il dott. Vito Lozito ha concluso il convegno, soffermandosi sui percorsi riabilitativi e sulla terapia farmacologica.

A conclusione di ogni sessione il prof. Mancini ha offerto interessanti spunti di riflessione e approfondimento sulle tematiche e sui casi presentati.

Conferenza Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC): comprendere come funziona per scegliere come curarsi

di Roberta Trincas

Il 10 Ottobre, in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, si è tenuta a Roma una conferenza sul Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) dedicata alla cittadinanza, organizzata dalla Scuola di Psicoterapia Cognitiva di Roma (SPC) e patrocinato dalla SITCC Lazio.

Massimi esperti sul disturbo, della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, ne hanno chiarito i meccanismi di funzionamento, i fattori di vulnerabilità e sviluppo, i cicli interpersonali di mantenimento e le linee di trattamento cognitivo comportamentale.

L’intervento introduttivo del Dott. Francesco Mancini ha approfondito i meccanismi di funzionamento della mente ossessiva, le caratteristiche dei pensieri ossessivi e delle compulsioni per arrivare alla tesi secondo cui i rituali del DOC avrebbero lo scopo di prevenire o annullare una colpa associata ad un elevato senso di responsabilità. Da parte del pubblico si manifesta l’interesse sul ruolo dell’ansia nel DOC, sulla comorbilità con disturbi psicotici, sul trattamento farmacologico. Leggi tutto “Conferenza Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC): comprendere come funziona per scegliere come curarsi”

Il disturbo ossessivo… questo grande sconosciuto

di Brunetto De Sanctis

Cronaca di una conferenza per la cittadinanza in cui gli esperti parlano con persone e familiari che hanno a che fare con questo disturbo

“Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC): comprendere come funziona per scegliere come curarsi”: è il titolo della conferenza, organizzata dalla Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) e aperta a pubblico, tenutasi il 10 ottobre scorso a Roma.
Un’iniziativa pensata in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, con l’obiettivo di spiegare il disturbo ossessivo compulsivo ai non addetti ai lavori, con un linguaggio non tecnico ma diretto e comprensibile.
In molti, tra familiari di persone con DOC e persone affette dal disturbo, hanno partecipato alla discussione con un gruppo di clinici esperti del disturbo ossessivo compulsivo, sia da un punto di vista terapeutico sia da un punto di vista scientifico di ricerca, coordinati dal giornalista scientifico Pietro Greco. Leggi tutto “Il disturbo ossessivo… questo grande sconosciuto”

Rome Workshop on Experimental Psychopathology 2017

di Katia Tenore

Il tema del rigore scientifico nell’ascolto del paziente al workshop internazionale sulla psicopatologia sperimentale 

Si è recentemente conclusa la terza edizione del Rome Workshop on Experimental Psychopathology (RWEP), l’unico workshop internazionale sulla psicopatologia sperimentale al quale sono orgogliosa di non essere mai mancata. RWEP è un luogo di incontro e di scambio, dove ricercatori e clinici di tutto il mondo possono dialogare, presentando i loro ambiti di indagine e di intervento e sottolineando luci e ombre della psicopatologia.

Ho ascoltato con interesse numerose ricerche volte a mettere in luce i processi di base che generano e mantengono i disturbi mentali e i meccanismi che consentono a una terapia di risultare efficace. Ciò che ha colpito maggiormente la mia attenzione è stato un fortuito e inaspettato fil rouge comune alla maggior parte delle main lectures. Leggi tutto “Rome Workshop on Experimental Psychopathology 2017”

Diagnosi e trattamento dei disturbi da tic e della sindrome di tourette in età evolutiva

di Simone Migliore

Si é tenuto a Roma il 16 giugno 2017, presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC), un workshop su “Diagnosi e Trattamento dei disturbi da Tic e Sindrome di Tourette in età evolutiva“. Docenti del corso il Prof. Francesco Cardona, Neuropsichiatra Infantile e Dirigente Medico del Dipartimento di Pediatria e Neuropsichiatria Infantile del Policlinico Universitario Umberto I di Roma e la Dott.ssa Monica Mercuriu, Psicologa e Psicoterapeuta, docente e conduttore di project delle Scuole di Specializzazione in Psicoterapia Cognitiva APC e SPC, membro dell’equipe Età evolutiva APC e SPC.

Argomento centrale della mattina è stata la comprensione delle caratteristiche cliniche del disturbo da tic e sindrome di Tourette negli aspetti legati alla sintomatologia, l’età di esordio e gli aspetti fenomenologici. Sono state considerate, inoltre, le numerose comorbidità che ne complicano il quadro sintomatologico, tra le più importanti il disturbo ossessivo-compulsivo e il disturbo da deficit di attenzione ed iperattività.

Nel pomeriggio l’attenzione si é spostata sui principali trattamenti evidence-based attualmente a disposizione. In particolar modo, è stata illustrata la proposta di intervento all’interno della prospettiva cognitivista, approfondendo le modalità d’intervento sia in setting individuali che in setting paralleli (bambino-famiglia).

Punto di forza del workshop è stata la grande importanza data alla presentazione e discussione di numerosi casi clinici attraverso la visione di videotape. Di forte impatto emotivo e clinico è stato l’intervento di una paziente che ha raccontato la sua storia clinica ed ha permesso di vedere ‘dal vivo’ la messa in pratica di alcune tra le principali tecniche cognitivo-comportamentali di dimostrata efficacia in tale ambito.