Undicesimo comandamento: non stigmatizzare

di Elena Bilotta

Lo stigma nei confronti della malattia mentale è il primo ostacolo alla ricerca di cure

Più del 70% delle persone che soffrono di un disturbo psicologico non riceve alcun trattamento. La richiesta di cure psicologiche e psichiatriche è esposta, a differenza delle cure sanitarie in generale, a una serie di importanti barriere di natura culturale e sociale, che danno luogo a un enorme divario tra prevalenza dei disturbi e prevalenza del trattamento adeguato ricevuto. La stigmatizzazione e la discriminazione delle persone che soffrono di un disturbo mentale sono il principale ostacolo alla richiesta di cure adeguate.

Ma cos’è lo stigma? È un segno distintivo negativo che differenzia un “noi” da un “loro”, si basa su stereotipi e pregiudizi ed è associato a comportamenti discriminatori. Il mondo dei disturbi mentali è sicuramente ricco di stereotipi e pregiudizi. Lo stereotipo dell’individuo con disturbo mentale lo dipinge come imprevedibile e potenzialmente pericoloso, impossibilitato a svolgere alcun tipo di lavoro e a rendersi indipendente, immorale e a volte anche responsabile del proprio problema. Leggi tutto “Undicesimo comandamento: non stigmatizzare”

Insegnare ai bambini a gestire le emozioni

di Barbara Basile

Crescendo, i bambini imparano a regolare le proprie emozioni e lo fanno soprattutto osservando i propri genitori: quali suggerimenti seguire per aiutarli al meglio in questo percorso?

Le risposte emotive nei bambini variano parecchio nella loro espressione, nella frequenza e intensità e nella capacità di regolarle. La capacità di gestire le emozioni non è innata, ma si apprende con la crescita, soprattutto osservando ciò che accade in famiglia. Sono i genitori, infatti, che aiutano il bambino a comprendere e orientare la tensione interna che si accompagna a un vissuto emotivo. Alcuni bambini sono, per natura, più sensibili o più facili da calmare di altri. In età scolare il bambino diventa più responsabile e consapevole del proprio funzionamento emotivo e all’intervento genitoriale si affianca quello scolastico. Nel corso dell’adolescenza le modificazioni a carico del sistema ormonale sfidano quanto fino ad allora appreso provocando un’apparente retrocessione nella capacità di gestire le emozioni. Leggi tutto “Insegnare ai bambini a gestire le emozioni”

Incontro sul Disturbo Ossessivo-Compulsivo

In Italia 800 mila persone ne soffrono ma pochi ricorrono a una cura. La Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) di Roma ha organizzato una conferenza per rompere il muro di silenzio che circonda il DOC

Le recenti dichiarazioni di Papa Francesco, che ha raccontato al politologo francese Dominique Wolton di aver tratto grande beneficio da una terapia psicoanalitica a cui si è sottoposto all’età di 42 anni, hanno riaperto il dibattito sull’importanza della salute psichica.
Ogni cittadino ha il diritto di godere di buona salute mentale condizione cruciale per il benessere della comunità, oltre che della persona”, recita il Patto Europeo per la Salute ed il Benessere Mentale siglato dai Paesi della comunità europea nel 2008.

In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che da oltre venti anni si propone di sensibilizzare le istituzioni e la comunità alla ricerca del benessere emotivo e psicologico della persona, la Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) di Roma ha organizzato la conferenza “Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC): comprendere come funziona per scegliere come curarsi” in programma il 10 ottobre 2017 alle ore 17.00 a Roma, presso l’Auditorium Via Rieti in via Rieti 11.

Secondo studi epidemiologici recenti, in Italia sono circa 800 mila le persone che soffrono del disturbo ossessivo-compulsivo, una patologia di cui si parla poco nonostante la diffusione e che, se non trattata, tende a diventare cronica. Dagli studi emerge, inoltre, una previsione di 2  neonati su 100 che lo svilupperanno nell’arco della propria vita.

La conferenza si propone di rompere il muro di silenzio che circonda il DOC e di condividere e divulgare le conoscenze scientifiche ad oggi disponibili sulla patologia: esperti del disturbo, di fama nazionale e internazionale, affronteranno diversi aspetti per chiarirne le caratteristiche e fare una panoramica sui trattamenti di provata efficacia.

Nel corso dell’evento, il giornalista scientifico Pietro Greco intervisterà gli esperti presenti sui seguenti temi: cos’è il DOC, come si manifesta e quanti sottotipi esistono? Perché la persona non riesce a liberarsi da quei pensieri pur giudicandoli assurdi o esagerati? Come mai ci si ritrova a compiere lo stesso gesto e si ha difficoltà a smettere? Quali sono le cause? Quali cure si sono dimostrate efficaci? Cosa possono fare i familiari per essere d’aiuto ai propri cari?

Interverranno: Francesco Mancini, curatore del volume “La mente ossessiva” (2016) e direttore dell’Associazione Psicologia Cognitiva – Scuola di Psicoterapia Cognitiva (APC-SPC) di Roma, Andrea Gragnani, psicologo-psicoterapeuta, didatta della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, socio fondatore dell’Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo (AIDOC), Angelo Maria Saliani, psicologo-psicoterapeuta, didatta della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, socio dell’Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo (AIDOC), Marco Saettoni, psichiatra e psicoterapeuta, didatta della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, dirigente medico ASL Toscana Nordovest, Teresa Cosentino, psicologa-psicoterapeuta, docente della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, socia dell’Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo (AIDOC), Giuseppe Romano, psicologo-psicoterapeuta, didatta della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, socio dell’Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo (AIDOC), Stefania Fadda, psicologa-psicoterapeuta, lavora presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva, direttrice del Centro assistenza Bambini Sordi e Sordociechi, Katia Tenore, psicologa-psicoterapeuta, didatta della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, socia dell’Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo (AIDOC), Barbara Basile, psicologo-psicoterapeuta, docente della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, socia dell’Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo, dottore di ricerca in Neuropsicologia.

Ampio spazio sarà dedicato alla discussione e alle domande che arriveranno dal pubblico. Nel corso dell’evento, inoltre, sarà fornito gratuitamente materiale informativo sul disturbo.

Un evento diretto a chi soffre di Disturbo Ossessivo-Compulsivo, a chi ha il sospetto di soffrirne, ai suoi cari e a chi semplicemente vuole saperne di più.

Per informazioni e per iscriversi alla conferenza scrivere a: conferenzadoc@apc.it

La dipendenza da smartphone

di Katia Tenore

Nomofobia o sindrome da disconnessione: quando la ricerca di connessione è un modo per disconnettersi dall’ambiente

La nomofobia è definita come “il disagio o l’ansia causati dall’indisponibilità del cellulare, del personal computer (PC) o di ogni altro dispositivo per comunicazioni virtuali”. L’etimologia deriva da “nomo” che è l’abbreviazione di “no mobile”, a cui i ricercatori anglofoni si riferiscono per definire il timore di non essere raggiungibili al cellulare.

Le caratteristiche di nomofobia sono:

  • l’uso regolare e considerevole di uno smartphone, il possedere uno o più dispositivi e portare sempre con sé un caricabatteria;
  • sperimentare ansia al pensiero di perdere il cellulare o nelle situazioni in cui non può essere utilizzato perché lontano o per assenza di rete, per batteria scarica, a causa di assenza di traffico dati disponibile per internet;
  • evitare i luoghi e le situazioni nelle quali l’uso del dispositivo è vietato, come su alcuni mezzi pubblici, teatri e aeroporti;
  • guardare in continuazione lo screen del telefono (“ringxiety”) per controllare se ci sono chiamate o messaggi ricevuti;
  • tenere acceso il cellulare 24 ore al giorno, dormire con il cellulare a letto;
  • avere poche interazioni faccia a faccia perché causano disagio e preferire la comunicazione tramite le nuove tecnologie;
  • incorrere in debiti per l’uso della rete o per l’acquisto dello smartphone.

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Parole, parole, parole… Soltanto parole

di Antonella D’Innocenzo

L’uso della realtà virtuale per allenare la defusione

L’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) è una forma di Terapia Cognitivo- Comportamentale il cui meccanismo principale di cambiamento è la “flessibilità psicologica”, la capacità di un individuo di essere in sintonia con il momento presente e di modificare o perseguire un comportamento in linea con i valori personali, dopo averli identificati.

Ciò che blocca questo processo è l’“evitamento esperenziale”, ossia il tentativo di controllare o eliminare le esperienze spiacevoli (pensieri, sensazioni, emozioni, impulsi ad agire), assumendo comportamenti disfunzionali per il benessere fisico, emotivo e psicologico.

L’evitamento messo in atto dalla persona è sostenuto dalla “fusione cognitiva”, il fenomeno per cui i processi verbali dell’individuo (ad esempio i suoi pensieri) influenzano il suo comportamento portandolo ad agire in modo inefficace o a bloccarsi. Leggi tutto “Parole, parole, parole… Soltanto parole”

Habit Reversal Training: istruzioni per l’uso

di Monica Mercuriu

Una tecnica evidence based utilizzata per la terapia del Disturbo da Tic e della Sindrome di Tourette

L’Habit Reversal Training (HR), insieme all’Esposizione con Prevenzione della Risposta (E/RP) è una delle tecniche evidence based maggiormente utilizzate per la terapia del Disturbo da Tic e della Sindrome di Tourette.
Si tratta di un trattamento comportamentale, ampiamente studiato e validato dalla letteratura e dalle ricerche scientifiche, applicabile a molti pazienti, a prescindere dall’età, dall’intensità del disturbo, dalla pervasività e dal grado di compromissione generale.
La prima ricerca randomizzata a gruppi paralleli è stato condotto da Wilhelm e altri studiosi e ha incluso 32 pazienti con TS e 14 sessioni di HR o psicoterapia di sostegno. I risultati ottenuti hanno mostrato come la severità dei tic, misurata alla Yale Globale Tic Severity Scale (YGTSS), sia significativamente diminuita nel gruppo trattato anche nel post trattamento e come sia mantenuta al follow-up dopo dieci mesi rispetto al gruppo seguito con psicoterapia di sostegno.

tourette
Il protocollo dell’HR è composto di cinque fasi. In età evolutiva è necessario prevedere modifiche e utilizzare strategie e strumenti adeguate all’età del bambino.
Le cinque fasi possono essere cosi sintetizzate: Leggi tutto “Habit Reversal Training: istruzioni per l’uso”

Indicatori prognostici nel Disturbo Bipolare

di Elisabetta Lombardo

 I fattori associati alla prognosi per il mantenimento a lungo termine dei successi terapeutici

Il Disturbo Bipolare (DB), come parte del trattamento, esige interventi farmacologici e si aggrava nel corso del tempo se il trattamento è assente o ritardato. Indipendentemente dal sottotipo, è fondamentale valutare la prognosi in modo specifico per ogni singolo caso. È necessario stabilire i risultati dal punto di vista del paziente, tenendo in considerazione le variabili più rilevanti per la sua qualità di vita. Tali variabili, oltre all’assenza degli effetti collaterali derivanti dai farmaci, includono il riuscire a portare avanti attività lavorative, di studio e sociali, la capacità di iniziare e mantenere una relazione sentimentale duratura e legami affettuosi con i familiari. Questi risultati hanno implicazioni per il mantenimento a lungo termine dei successi terapeutici; i pazienti che si considera stiano bene ma che soffrono per via degli effetti collaterali dei farmaci e per altre limitazioni personali potrebbero provare un senso di disperazione per la propria vita. In questi casi, verrebbe meno l’adesione al trattamento e si produrrebbe una maggiore possibilità di ricadute sintomatiche. Leggi tutto “Indicatori prognostici nel Disturbo Bipolare”

Fattori di Rischio Suicidario nei Disturbi di Personalità

di Valentina Di Mauro
curato da Elena Bilotta

L’identificazione delle caratteristiche diagnostiche e di personalità che aumentano il rischio di esiti correlati al suicidio è un traguardo importante da raggiungere sia per la ricerca che per la clinica. Tuttavia, la maggior parte degli studi fino ad ora si è concentrata sui alcuni criteri dei Disturbi di Personalità (PD) e sul loro rischio di esiti correlati al suicidio, occupandosi raramente di modelli di PD esaminati in modo longitudinale e naturalistico. Allo scopo di colmare questo limite, un recente studio (Ansell et al., 2015), ha esaminato 431 partecipanti che sono stati seguiti per 10 anni. I disturbi di personalità sono spesso diagnosticati in pazienti che presentano alto rischio di suicidio, suggerendo che la patologia della personalità può riflettere importanti differenze individuali nel predire tali tentativi. Capire quale PD può aumentare il rischio per un numero crescente di tentativi di suicidio è una strada importante perché ha implicazioni per la pianificazione del trattamento e la valutazione del rischio futuro. La ricerca sui tentativi di suicidio e PD si è concentrata principalmente sul disturbo borderline di personalità (DBP) e  su altri PD del Cluster B (antisociale, istrionico, narcisistico), scoprendo che  i tratti del Cluster B, mediati dalla predisposizione familiare a tentativi di suicidio e dalla gravità dei sintomi, sono indicatori di un rischio maggiore. Tali risultati sostengono un collegamento tra tratto impulsivo/aggressivo e  suicidio. Leggi tutto “Fattori di Rischio Suicidario nei Disturbi di Personalità”

La tesi morale nel Disturbo ossessivo compulsivo

di Daniela Pulsinelli e Francesco Mancini

Confronto sperimentale tra inflated responsibility e fear of deontological guilt

In accordo con la cosiddetta tesi morale del Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC), le preoccupazioni ossessive sarebbero, in ultima analisi, morali e le compulsioni sarebbero finalizzate a risolvere queste preoccupazioni. La tesi morale, tuttavia, si declina in almeno due versioni. La prima ritiene che lo spiccato senso morale degli ossessivi sia riconducibile alla cosiddetta “inflated responsibility”, vale a dire alla credenza di avere il potere cruciale di prevenire eventi negativi o comunque moralmente criticabili e soggettivamente importanti. Questa tesi implica che il paziente ossessivo e, più in generale chi tende a ossessioni e compulsioni, si riconosca un ampio diritto-dovere di intervenire sulla realtà e dunque larghi margini decisionali. Da ciò deriverebbe la tendenza, tipicamente ossessiva, a sentirsi responsabili di eventi che la maggior parte delle persone giudica al di fuori del proprio controllo e dunque oltre la propria responsabilità. Leggi tutto “La tesi morale nel Disturbo ossessivo compulsivo”