Perché l'Imagery funziona? Alcune questioni…

di Roberta Trincas 

Le tecniche di immaginazione (imagery) sono uno strumento terapeutico attualmente molto utilizzato nella Terapia Cognitivo Comportamentale. L’uso dell’imagery deriva dalla terapia comportamentale, infatti è alla base di varie tecniche terapeutiche comportamentali come la sensibilizzazione, il rinforzo, l’estinzione, e il modellamento (Upper e Cantela, 1979). Tra i primi ad utilizzarla fu Wolpe (1958), che introdusse la tecnica di desensibilizzazione attraverso le immagini e, successivamente, Lang (1977) la utilizzò nel trattamento dell’ansia. Leggi tutto “Perché l'Imagery funziona? Alcune questioni…”

…e quando il paziente bipolare rifiuta il trattamento?

di Lisa Lari

I pazienti affetti da Disturbo Bipolare pongono frequentemente il terapeuta di fronte ad una situazione specifica e complessa: il rifiuto, totale o parziale, del trattamento. Almeno questo è quello che ho riscontrato nella mia esperienza professionale, essendomi trovata in più di un’occasione ad interagire con pazienti bipolari che esplicitamente esprimevano la loro riluttanza ad affrontare un programma combinato con l’associazione di un approccio psicoterapico al trattamento farmacologico.

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Non ci voglio… non ci posso… non ci devo pensare!!!

di Olga Ines Luppino

Sempre più “affascinata” dal DOC, ancora una volta cerco, leggo e scrivo di ossessioni…in particolare, in questo post, di pensieri intrusivi di natura religiosa e sessuale.

Tra i soggetti affetti da DOC la presenza di ossessioni di natura sessuale e/o religiosa è relativamente comune e si associa ad esiti maggiormente sfavorevoli ai diversi trials di CBT e farmacoterapia (Ferrão et al, 2006; Rufer et al., 2005). I soggetti che sperimentano questo genere di ossessioni tendono a considerare i propri pensieri inaccettabili e causa di esperienze di vergogna ed imbarazzo oltre che di ansia e timore, impegnandosi perciò, in rituali volti a neutralizzare o ad eliminare i pensieri stessi. Leggi tutto “Non ci voglio… non ci posso… non ci devo pensare!!!”

Madri ossessionate

di Viviana Balestrini

Così come per altre situazioni cruciali del ciclo vitale, la gravidanza e il periodo postnatale costituiscono eventi che possono incrementare il rischio di sviluppare o peggiorare condizioni di disagio psicologico o psichiatrico. Spesso si rivolge l’attenzione alla depressione post partum e a altre condizioni che ineriscono a alterazioni umorali, meno frequentemente si fa riferimento ai disturbi d’ansia. Leggi tutto “Madri ossessionate”

Terapia cognitiva e sordità

di Stefania Fadda

L’approccio cognitivo trova ampia applicazione nella terapia con pazienti appartenenti a diverse culture e che presentano difficoltà di comunicazione.
In riferimento ai pazienti sordi, per essere considerata efficace, la terapia cognitiva dovrà possedere una doppia valenza: essere in grado di rispondere alle problematiche che affliggono i pazienti sordi quanto quelli udenti, e mirare alla riduzione di sintomatologie peculiari rispetto alla condizione di sordità. Per raggiungere questi obiettivi, la terapia dovrà utilizzare tecniche visive ed essere culturalmente appropriata. Leggi tutto “Terapia cognitiva e sordità”

La compassione di sé e la voglia di imparare

di Nicola Petrocchi

Continuo in questo post il discorso (che avevo lasciato un po’ in sospeso, esame di specializzazione alle porte, sorry!) sui vari aspetti della compassione (in questo caso, verso se stessi) e sulla sua possibile utilità in ambito psicologico. Visto il clima d’esame ho trovato interessante un articolo di Kristin Neff (creatrice del costrutto della Self-Compassion che ho descritto nello scorso post) di un po’ di tempo fa (2005… non il post, l’articolo!) che mette in relazione un atteggiamento compassionevole verso sé stessi con alcune variabili cognitive che agitano i sonni e i risvegli all’alba di molti di noi che (ancora!) studiano: gli scopi relativi alle performance accademiche e le strategie di coping rispetto a (ipotetici….) fallimenti accademici. Leggi tutto “La compassione di sé e la voglia di imparare”

Affrontare il tema della morte con i bambini: L’anatra, la Morte e il Tulipano

di Claudia Perdighe

Era da un po’ che l’anatra aveva una strana sensazione: “Chi sei, e perchè mi strisci alle spalle?” domandò.
“Finalmente te ne sei accorta” … “Io sono la Morte”. L’anatra fu presa dal terrore. E non si poteva darle torto. “Sei venuta a prendermi?”
“Ti sarò accanto… nel caso…”
“Nel caso?” domandò l’anatra.
“Si nel caso ti capiti qualcosa. Un brutto raffreddore, un incidente: non si può mai sapere”.
“E all’incidente ci pensi tu?”
“All’incidente ci pensa la vita, come anche al raffreddore, e a tutte le altre cose che possono capitare a voi anatre. Per esempio la volpe”.
L’anatra non ci voleva nemmeno pensare. Le venne la pelle d’oca. La Morte le sorrise in modo amichevole. In fondo era gentile, anzi molto gentile, se si esclude che era quello che era.

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I depressi sono più sensibili ad emozioni negative o provano meno emozioni positive?

di Roberta Trincas

Tempo fa mi è capitato di leggere Emotion and Psychopathology (Rottenberg  e Johnson, 2007), un libro molto interessante che comprende diverse teorie e studi sul ruolo che le emozioni hanno nello sviluppo della sintomatologia di diversi disturbi mentali. Per esempio, si fa riferimento al fatto che un’emozione può essere causa di sintomo quando ha un’eccessiva intensità (es. disturbi d’ansia), è di lunga durata (es. nella depressione, la tristezza e l’anedonia permangono nel tempo), o interferisce sui processi cognitivi (memoria, attenzione, ecc). Leggi tutto “I depressi sono più sensibili ad emozioni negative o provano meno emozioni positive?”