Il ruolo del disgusto nel DOC da contaminazione: se è disgustoso, allora è pericoloso?

di Miriam Miraldi

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) è caratterizzato da pensieri intrusivi ansiogeni e da comportamenti ritualizzati, overt o covert, volti a contenere e controllare il disagio derivante dai suddetti pensieri. Si tratta di un disturbo tendenzialmente cronico e invalidante, e costituisce la terza psicopatologia in termini di frequenza. Il DOC non ha una manifestazione sintomatologica univoca, bensì si presenta come uno spettro eterogeneo, costituito da vari sottotipi. Il più frequente è il DOC da contaminazione/washing, rispetto al quale si è sviluppato un consistente filone di ricerca relativo al ruolo del Disgusto. Secondo il modello di Rachman questo tipo di DOC può essere spiegato come esito di una interrelazione tra i seguenti fattori: a) comportamentali, costituiti da forme di evitamento di sostanze ritenute dal paziente contaminanti (fluidi corporei, rifiuti, elementi chimici) che la maggior parte delle persone non considera pericolose; b) cognitivi, quali bias (attentivi, mnestici e interpretativi) e apprendimenti esperienziali; c) fisiologici, costituiti da reazioni autonomiche amplificate nei pazienti che soffrono di timore da contaminazione. Il Disgusto è un’emozione primaria, che si manifesta attraverso aspetti comportamentali, fisiologici e cognitivi, nonché da specifiche componenti espressive, quali labbro superiore retratto, labbro inferiore sollevato, arricciamento delle narici, che appaiono retaggio evolutivo della risposta disgusto adattiva e funzionale a promuovere l’espulsione (p.es. vomito) di sostanze offensive o pericolose. Leggi tutto “Il ruolo del disgusto nel DOC da contaminazione: se è disgustoso, allora è pericoloso?”

Il Trattamento Psicologico della Ruminazione Depressiva

di Miriam Miraldi

La Ruminazione Depressiva (RD) è una forma di pensiero introspettivo e ripetitivo riguardante sintomi, cause, significati e conseguenze di stati mentali problematici. Ciò che caratterizza la ruminazione è lo stile di pensiero astratto, e implica domande astratte che non hanno risposta (Perché è capitato proprio a me?; Perché reagisco sempre così alle situazioni?). La RD è un fattore di rischio e predittore di diverse forme di psicopatologia. In particolare viene considerato come processo trans-diagnostico che sottende ai disturbi depressivi, al DAG, all’ansia sociale, al PTSD e ai DCA, e ne contribuisce attivamente all’insorgenza, al mantenimento e alle ricadute. Per questo motivo, avere come target di intervento la RD diviene essenziale per il trattamento psicoterapico di molteplici disturbi. Attualmente si evidenzia che, poiché la RD contribuisce allo sviluppo di pensieri automatici negativi e di bias cognitivi, la TCC, con le sue tecniche di ristrutturazione cognitiva, diviene trattamento elettivo. Ed Watkins, dell’Università di Exeter (UK), ha di recente illustrato gli aspetti positivi dei diversi trattamenti di comprovata efficacia focalizzati sulla RD

  • La Terapia Metacognitiva (Wells, 2009) si basa sull’ipotesi che la RD sia sostenuta da un insieme di credenze positive sulla ruminazione stessa. Per esempio, la persona può erroneamente considerare la ruminazione come un’utile strategia di risoluzione dei problemi o di regolazione emotiva. All’interno di questa prospettiva, la terapia consiste nell’evidenziare le conseguenze negative di questa valutazione disfunzionale, nel mettere in discussione le credenze, e nel spostare l’attenzione del paziente da aspetti personali a stimoli esterni.
  • La Rumination-focused CBT (Watkins, 2015). Basandosi sui principi della Terapia Cognitivo Comportamentale (TCC) per la depressione, l’autore ha introdotto moduli specifici sulla RD. Il trattamento parte dall’idea che la RD sia un processo normale, attivato da antecedenti e trigger interni o ambientali, che può essere utile o non produttivo. In linea con ciò, l’utilizzo dell’Analisi Funzionale, in cui la RD viene considerata una forma di evitamento consente per esempio di cogliere come essa sia un comportamento abituale appreso, che probabilmente nel contesto in cui è stato acquisito era utile, ma è divenuto invece iatrogeno. La RFCBT utilizza tecniche esperienziali e di imagery per aiutare il paziente a sviluppare uno stile di pensiero alternativo e costruttivo.
  • La TCC basata sulla Mindfulness (Segal, 2002) è un intervento psicosociale e di gruppo che, partendo dalla cornice teorico-metodologica della TCC, mira a prevenire le ricadute in pazienti depressi utilizzando tecniche meditative. Attraverso la pratica mindfulness i pazienti imparano a centrarsi sul momento presente, prestando attenzione ad aspetti fisiologici come la respirazione, ai pensieri e alle emozioni esperite nel momento dato. Lo sviluppo di tali competenze, insieme alla capacità di sospendere il giudizio e decentrarsi, consente al ruminatore di trovare alternative valide al rimuginio.
  • Cognitive bias modification (CBM). Consiste in training pratici focalizzati sulla modifica di bias cognitivi (es. attentional bias). Attraverso il rinforzo di funzioni positive ci si avvale del concretness training, grazie alle quali i pazienti possono modificare abitudini di pensiero astratto usando un pensiero concreto, più utile per gestire la ruminazione.

Concludendo, la letteratura scientifica mette in evidenzia dati empirici a sostegno dell’efficacia di interventi focalizzati sulla ruminazione; in particolare la RFCBT e la TCC basata sulla Mindfulness sembrano allo stato attuale i trattamenti più promettenti.

Risultati di una ricerca clinica internazionale: utilità nel proporre la diagnosi di Disturbo Traumatico dello Sviluppo

di Graziella Pisano

Da tempo i clinici osservano che pazienti sopravvissuti a traumi interpersonali infantili manifestano sintomi di disregolazione quali: problemi nel gestire stati emotivi estremi, comportamento distruttivo, sintomi somatoformi, conflitti o ritiro relazionale, e impoverimento dell’identità. G. Liotti, occupandosi da svariati anni di questa tipologia di disturbo definisce tale quadro sindromico Disturbo da Stress Post Traumatico complesso (cPTSD),evidenziandone come elementi cardine:sentimenti di vuoto, impotenza, colpa; ostilità, irritabilità e sfiducia in sé e negli altri, sentimenti di indegnità che conducono ad isolamento sociale e vergogna; stati mentali dissociativi; perdita di coerenza nelle rappresentazioni di sé; sintomi somatoformi; problemi di regolazione emotiva; vulnerabilità ad atti auto-lesivi e aggressioni esterne; dipendenza coesistente con “fobia dell’attaccamento”.Sostanziali evidenze indicano che i bambini traumatizzati sono a rischio di sviluppare queste disregolazioni biopsicosociali in aggiunta o in assenza di PTSD. La disregolazione presente nei bambini e negli  adolescenti plurivittimizzati non conduce a pluridiagnosi e non rientra neanche nel PTSD oppure in altri disordini psichiatrici,da ciò la necessità clinica di avere un quadro sindromico di riferimento.
A tal proposito Ford J. D. e coll. (2013) hanno intervistato 472 professionisti che si occupano di bambini tra cui psicologi, assistenti sociali, pediatri, educatori, al fine di valutare i criteri proposti per la diagnosi del disturbo traumatico dello sviluppo sulla base dell’utilità di tale diagnosi per la formulazione del caso clinico e la successiva pianificazione del trattamento, e sulla base della discriminabilità ovvero delle differenze rispetto a criteri diagnostici relativi ad altri disturbi psichici. Leggi tutto “Risultati di una ricerca clinica internazionale: utilità nel proporre la diagnosi di Disturbo Traumatico dello Sviluppo”

Il ruolo della terapia EMDR in medicina: affrontare i sintomi fisici e psicologici derivanti da esperienze avverse

di Raffaella Esposito Alaia

La Desensibilizzazione e la Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari “EMDR” (Shapiro 2001) è un approccio psicoterapico validato empiricamente per alleviare lo stress e i sintomi associati ai ricordi traumatici (Fernandez et al. 2012). I risultati di una meta analisi (Shapiro 2014) hanno confermato l’utilità di tale approccio e organizzazioni come L’American Psychiatric Association (2004), il Dipartimento della Difesa (2010) e L’Organizzazione Mondiale della Sanità (2013) raccomandano tale terapia come trattamento efficace per le vittime di traumi. L’EMDR è un approccio costituito da protocolli e procedure standardizzati ed è basato sul modello di Elaborazione Adattiva dell’Informazione (AIP) (Shapiro 2001). Tale modello postula che gran parte della psicopatologia sia dovuta alla codificazione e/o all’incompleto processamento di esperienze di vita avverse di natura traumatica che non vengono integrate in modo adattivo nella  coscienza  e  che continuano a disturbare nella vita presente, causando notevole sofferenza. La ricerca mostra come alcune esperienze comuni di vita, vissute con grande sofferenza, come, ad esempio,  problemi relazionali, problemi con lo studio o con il lavoro, siano, spesso,  la causa di numerosi sintomi ascrivibili al disturbo post traumatico da stress, alla pari di un trauma maggiore (Mol et al. 2005). Così, pazienti che presentano un disturbo d’ansia, depressione, ipervigilanza, rabbia frequente ecc. , nella loro storia di vita potrebbero aver vissuto esperienze avverse che contribuiscono alla sofferenza attuale. Leggi tutto “Il ruolo della terapia EMDR in medicina: affrontare i sintomi fisici e psicologici derivanti da esperienze avverse”

Trauma interpersonale in età evolutiva: l’importanza di una diagnosi adeguata e specifica

di Emanuela Pidri

In tutto il mondo, secondo i dati riportati dalle Nazioni Unite (2006), circa un terzo dei bambini è stato esposto a maltrattamenti e/o violenze, dato rilevante da un punto di vista clinico poiché l’essere soggetti ad un trauma interpersonale può cronicamente e pervasivamente alterare lo sviluppo ed il benessere psicofisico dell’individuo (Burns et al., 1998; Cook et al., 2005; Spinazzola et al., 2005). Il trauma interpersonale è l’esposizione in età evolutiva a diverse forme di vittimizzazione ove, secondo Finkelhor (2008), la vittimizzazione  può essere definita come danno che viene arrecato agli individui da parte di altri che ne violino i diritti e le norme sociali (abusi fisici e sessuali, aggressioni psicofisiche, bullismo, abbandono, nucleo familiare problematico …).  I bambini esposti a trauma interpersonale, spesso, soddisfano i criteri per diagnosi di disturbi psichiatrici (ADHD, Depressione, Disturbi di Ansia, Disturbi della Condotta) in comorbidità o meno con il PTSD (Copeland et al., 2007).
D’Andrea et al. (2012), nello studio qui elaborato, si è posto l’obiettivo di esaminare, mediante una meta-analisi, la fenomenologia del trauma interpersonale in età evolutiva col fine di suggerire delle indicazioni per effettuare una diagnosi precisa ed adeguata preddittrice di un trattamento terapeutico ad esito positivo. Come riporta D’Andrea et al. (2012), numerosi studi sottolineano che: Leggi tutto “Trauma interpersonale in età evolutiva: l’importanza di una diagnosi adeguata e specifica”

Un Approccio Sensomotorio al Trattamento di Trauma e Dissociazione – P.Ogden, C.Pain e J.Fisher (2006)

Traduzione e sintesi: Giorgia Manca
Revisione: Linda Intreccialagli

La diagnosi di PTSD include tre classi di sintomi: vissuti intrusivi relativi al trauma, l’evitamento di circostanze associate al trauma e un livello di arousal elevato. L’alternanza tra l’evitamento e la sensazione di rivivere il trauma è dovuta allo stato dissociativo tipico di questa condizione: gli eventi traumatici, fuori dalla consapevolezza, si manifestano sottoforma di sintomi psicologici e somatizzazioni.
Gli approcci tradizionali come le “terapie della parola” hanno avuto la tendenza a focalizzarsi sulle componenti verbali esplicite e accessibili del trauma enfatizzando il ruolo della narrazione, dell’espressione emotiva e dell’attribuzione di significato, ma l’esposizione in vivo e/o immaginativa a stimoli forti viene sempre più considerata un ingrediente necessario nel trattamento del trauma, nonostante si corra il rischio di esacerbare piuttosto che risolvere i sintomi.
La premessa di molti approcci terapeutici top-down è che un cambiamento significativo nei processi di pensiero di un paziente, affiancato alla riesperienza terapeutica dell’evento, possa risolvere la sintomatologia post-traumatica. Tuttavia, negli individui traumatizzati l’intensità delle emozioni  e delle reazioni somatiche legate al trauma spesso disorganizzano le capacità cognitive, interferendo con l’elaborazione cognitiva e portando al fenomeno descritto come dirottamento bottom-up. Leggi tutto “Un Approccio Sensomotorio al Trattamento di Trauma e Dissociazione – P.Ogden, C.Pain e J.Fisher (2006)”

I correlati fisiologici delle emozioni dei bambini in situazioni di trasgressione morale

di Beatrice Biagioni
(curato da Barbara Basile)

In questo articolo viene ripreso il recentissimo lavoro di Tina Malti e collaboratori (2016), in cui gli autori si propongono di testare il loro modello bifasico, con l’obiettivo di rilevare le emozioni anticipate dai bambini in situazioni di bullismo e la reattività cardiaca dei bambini in situazioni di trasgressioni morali.
Le emozioni morali a valenza negativa (NVMEs; es. senso di colpa e tristezza) sono emozioni auto-valutative associate alla violazione di uno standard morale, a partire da una consapevolezza interna della validità delle regole morali. Le traiettorie evolutive delle NVMEs riportano che i bambini di 3 anni anticipano spesso emozioni a valenza positiva (PVEs; es. felicità e orgoglio) quando attuano un comportamento non morale (come nel paradigma “del bullo felice”) a differenza di quelli di 7-8 anni che riportano meno PVEs e più NVMEs (es. senso di colpa e tristezza) di fronte alle trasgressioni morali.

Young girl (10-11) crying, teenage girl (14-15) comforting her

Ciò è dovuto ad una maggiore consapevolezza delle conseguenze negative di certe azioni sugli altri, anche grazie ad una crescente capacità di auto-regolazione ed assunzione della prospettiva altrui. Questo aspetto è di fondamentale importanza in quanto i bambini che anticipano NVMEs, piuttosto che PVEs, nei casi di trasgressione morale tendono ad essere meno aggressivi e più pro-sociali. In linea con tale prospettiva, un recente studio (Barhight, Hubbard, & Hyde, 2013) sottolinea che i bambini che di fronte alla visione di episodi di bullismo mostrano un’accelerazione del battito cardiaco ed anticipano NVMEs (in particolare rabbia) sono anche quelli definiti dai pari come “quelli più proni ad intervenire per difendere le vittime”. Leggi tutto “I correlati fisiologici delle emozioni dei bambini in situazioni di trasgressione morale”

L’effetto devastante dell’ignorare i maltrattamenti dei bambini nella psichiatria

di Valentina Di Mauro

La ricerca ha costantemente dimostrato che i maltrattamenti sui bambini alterano i sistemi cerebrali deputati alla valutazione del rischio e della sicurezza, con durature e  conseguenti difficoltà nella regolazione dell’omeostasi biologica e delle risposte emozionali. Tuttavia, nonostante i numerosi studi effettuati negli ultimi 30 anni, hanno chiarito gli effetti devastanti del maltrattamento sulla salute mentale e fisica, il ruolo del trauma rimane, ancora,  non riconosciuto sia nei sistemi diagnostici che nel trattamento degli approcci dominanti. Storie di abusi e di trascuratezza da parte dei genitori sono stati costantemente associati a problemi di concentrazione, rabbia, panico, depressione, assunzione di cibo, farmaci, e sonno, così come alla diminuzione della frequenza cardiaca, a livelli più elevati di ormoni dello stress, e a ridotta o alterata risposta immunitaria (Reading, 2006; Spinazzola, Ford, Zucker, Van der Kolk, e Blaustein, 2005).
Teicher e Sampson (2016) suggeriscono che molte anomalie cerebrali, sia di tipo strutturale che funzionale, finora pensate per caratterizzare varie diagnosi psichiatriche possono, infatti, essere la conseguenza diretta del maltrattamento infantile. Negli ultimi tre decenni, hanno studiato gli effetti dell’esposizione a varie forme di maltrattamento infantile, come la violenza verbale dei genitori, la violenza domestica e l’abuso sessuale nei campioni non clinici, e hanno scoperto che il maltrattamento in diversi periodi di esposizione sensibili è associato ad alterazioni morfologiche nel Cingolato Anteriore, nella Corteccia Prefrontale Dorsolaterale, e nella Corteccia Orbitofrontale, così come nelle aree del cervello che trasmettono le sensazioni viscerali e le emozioni che accompagnano e definiscono il terrore. Leggi tutto “L’effetto devastante dell’ignorare i maltrattamenti dei bambini nella psichiatria”

Tratti Borderline e Schizotipici in adolescenza: possibile co-presenza

di Sabrina Bisogno, Paola Falanga, Valentina Di Mauro

Nel periodo adolescenziale si colloca sia l’esordio del disturbo borderline (BPD) che del disturbo schizotipico (SPD); spesso i tratti di ambedue sono co-presenti.
Il DSM-5 delinea deficit sociali, acuto disagio interpersonale, scarsa capacità di stabilire e mantenere relazioni affettive, distorsioni cognitivo-percettive ed eccentricità nel comportamento come caratteristiche nucleari del SPD; il BPD si erge, invece, su quattro pilastri: marcata impulsività, instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e dell’umore.
Badoud et al. (2014) hanno valutato la sovrapposizione di tratti schizotipici (ST) e borderline (BT) in adolescenza, nonché la diversa espressione di questi scegliendo come criteri la regolazione delle emozioni, lo stile di codifica della realtà e l’impulsività; variabili misurate con una batteria di test ad hoc somministrata a 119 adolescenti di età tra i 12 e i 19 anni. È emersa un’ apprezzabile correlazione tra BT e ST, la tendenza alla “catastrofizzazione” e mancanza di premeditazione maggiormente correlano con BT, mentre uno stile di codifica “interna” con ST. Nell’espressione di questi ultimi, recenti ricerche hanno evidenziato la centralità dello stile di codifica per il processamento delle informazioni (Valery et al., 2010). Parliamo di stile di codifica riferendoci ai filtri impliciti che si attivano in presenza di informazioni ambigue esterne da processare o valutare. Per la conoscenza della realtà si è soliti attingere a due fonti di informazione, la realtà oggettivamente data, quindi percetti ed eventi, e la seconda è la modalità con cui ciascuno costruisce ed organizza reti di significato. Leggi tutto “Tratti Borderline e Schizotipici in adolescenza: possibile co-presenza”