Riconoscere e accettare le emozioni dei propri figli e accompagnarli nella crescita

di Antonella Rainone

Non molto tempo fa un mio amico infermiere di pronto soccorso mi raccontava che molti neogenitori, a tarda sera del giorno delle dimissioni dal reparto maternità, arrivano al pronto soccorso con il loro cucciolo urlante tra le braccia chiedendo disperati aiuto: “Non riusciamo a farlo smettere”. Non tornano chiedendo aiuto su come cambiargli il pannolino o allattarlo, per quello bastano le istruzioni che hanno ricevuto in pochi giorni da una brava ostetrica. Sono disperati e spaventati perché non sanno come gestire l’espressione più autentica e spontanea (e scontata) dell’emozioni del bambino: il pianto. Il-linguaggio-del-cuore_590-0762-3Quando ho letto il libro uscito da poco di Claudia Perdighe, “Il linguaggio del cuore” (edito dalla Erickson), mi è venuta l’idea di chiamare il mio amico infermiere: finalmente una guida per gestire le emozioni del cucciolo umano! Perché ciò che rende così difficile il mestiere di genitore è in gran parte dovuto alla natura emotiva del bambino e del genitore stesso. Il fatto che i genitori in quanto esseri umani siano emotivi a loro volta e quindi possiedano le emozioni, le esperiscano continuamente non rende per niente scontato che le sappiano riconoscere, accettare e gestire funzionalmente nel loro cucciolo. Anche perché i neogenitori sono alle prese con una serie di proprie emozioni forti, a volte impreviste e non desiderate (perché negative) che il diventare genitori scatena dentro. Leggi tutto “Riconoscere e accettare le emozioni dei propri figli e accompagnarli nella crescita”

Il terapeuta faber dell’ACT

di Viviana Balestrini

Immagina di essere seduto alla scrivania del tuo studio di psicoterapia. Sono quasi le 17 e stai ultimando di preparare del materiale per il prossimo paziente. Fuori piove delicatamente e il traffico romano si fa sentire, fortuna ci sono i doppi vetri. Squilla il telefono interno e vai ad accogliere in sala d’attesa il nuovo paziente. Vi presentate e iniziate a scambiarvi le prime informazioni, discutete del problema e raccogli qualche dato anamnestico. Poi, come l’Ordine professionale ti impone, devi ottenere dal paziente il consenso informato. Chiedi se conosce qualcosa dell’approccio che utilizzi. Alle sue parole incerte e confuse rispondi fornendo una succinta descrizione del modello, quindi gli proponi di prendere un libro che si trova a portata di mano sulla scrivania. Leggi tutto “Il terapeuta faber dell’ACT”