GLOBAL CONCERNS, GLOBAL COMMUNITY

di Emanuele Rossi

Si è conclusa da qualche giorno la 13ª ACBS Annual World Conference , tenutasi a Berlino dal 14 al 19 Luglio 2015. Con un una crescita costante di partecipanti, la conferenza annuale dell’Association for Contextual Behavioral Science rappresenta l’evento mondiale di riferimento per ACT, RFT, e scienze contestualistiche-comportamentali. In tale occasione si riuniscono clinici e ricercatori per condividere ricerche di punta, esperienze, workshop e soprattutto costruire e mantenere un forte senso di comunità, valore cardine dell’ACBS, avvalorato dal tema annuale della conferenza “Global Concerns, Global Community”, primariamente dedicata agli scopi comunitari, le diversità, e i bisogni dell’umanità nella sua globalità.

Il 14 e 15 Luglio sono stati dedicati ai workshop specifici pre-conferenza (formazione avanzata a costi accessibili). Nello specifico l’offerta formativa prevedeva 11 workshop della durata di due giorni e 3 workshop della durata di un giorno, presentati da trainer di riferimento quali Steven C. Hayes, Russ Harris, Kelly G. Wilson, Frank Bond, Louise Hayes, Joseph Ciarrochi, Jason Luoma, Jenna LeJeune, Jan Martz, Hagen Boeser, Niklas Törneke, Carmen Luciano, Mavis Tsai, Robert J. Kohlenberg, Robyn D. Walser, Giovambattista Presti, Giovanni Miselli, Barbara L. Fredrickson, Lisa W. Coyne, Darin Cairns.

Dal 16 al 19 Luglio ha avuto luogo la conferenza vera e propria. Come da consuetudine ha aperto i lavori Steven C. Hayes, quest’anno introdotto da Kirk Strosahl, con una plenaria sulle scienze contestualistiche-comportamentali quali scienze dell’evoluzione, e sull’importanza dell’impatto globale del lavoro comunitario nel lungo termine. A seguire, quattro stimolanti giornate professionali, caratterizzate da un programma estremamente ricco che prevedeva: 151 appuntamenti tra sessioni plenarie, workshop, panel, symposia; 37 meeting di interesse specifico; 15 location indipendenti che consentivano eventi in parallelo; 4 sessioni di poster per un totale di 193 lavori presentati. Tra gli ospiti di eccezione: Richard Davidson, Barbara Fredrickson, Vikram Patel, Martin Bohus, JoAnne Dahl, Lance McCracken, naturalmente tutti i trainer delle giornate pre-conferenza e molti altri ancora…

In altri termini, tanti appuntamenti formativi ma soprattutto comunitari, per una conferenza coinvolgente ed esperienziale in pieno stile ACBS, con attività praticamente ininterrotte, dalle 7.30-8.00 del mattino fino alle 12.00 e dalle 12.30 alle 17.45. Naturalmente pranzi, una cena e coffee break inclusi nella registrazione, per fare in modo (come sottolineato nelle informative) di avere più tempo per creare contatti e relazioni sociali, il tutto nella splendida cornice dell’Estrel Berlin, una moderna struttura con più di 1100 camere ed una vastissima area conferenze. Completavano il cerchio eventi serali, cena sociale, party informali e naturalmente le attesissime ACBS Follies del sabato sera (tradizionale cerimonia di chiusura in stile comunitario).

Un programma che ha lasciato il segno, dando vita a qualcosa di più grande e profondo di una conferenza scientifica. L’ACBS è (ed ama essere) primariamente una comunità mondiale, vitale e in continua crescita di psicologi, scienziati, clinici, psichiatri, medici, educatori, assistenti sociali, counselor, ricercatori, studenti o chiunque sia interessato alle scienze comportamentali e cognitive contestualistiche-funzionali ed alla loro utilità pratica, finalizzata ad alleviare la sofferenza umana ed al progredire del benessere. Come ha sottolinea il presidente Jason Luoma in una commovente, coraggiosa, personalissima plenaria: “problematiche globali, comunità globali”, un invito a pensare in grande, e a chiederci cosa è veramente importante per noi nella nostra vita personale e nella nostra professione, riportandoci ai nostri valori guida ed alle azioni concrete ed impegnate per realizzarli.

In conclusione che dire se non bravi! Probabilmente in pieno stile contestualistico-comportamentale il modo migliore per capire l’ACBS Annual Word Conference è sperimentarla e viverla dall’interno.

Prossimo appuntamento Seattle, Washington, 14-19 Giugno 2016.

Undici mesi sono una lunga attesa, ma in fondo questo è solo un pensiero…

Riconoscere e accettare le emozioni dei propri figli e accompagnarli nella crescita

di Antonella Rainone

Non molto tempo fa un mio amico infermiere di pronto soccorso mi raccontava che molti neogenitori, a tarda sera del giorno delle dimissioni dal reparto maternità, arrivano al pronto soccorso con il loro cucciolo urlante tra le braccia chiedendo disperati aiuto: “Non riusciamo a farlo smettere”. Non tornano chiedendo aiuto su come cambiargli il pannolino o allattarlo, per quello bastano le istruzioni che hanno ricevuto in pochi giorni da una brava ostetrica. Sono disperati e spaventati perché non sanno come gestire l’espressione più autentica e spontanea (e scontata) dell’emozioni del bambino: il pianto. Il-linguaggio-del-cuore_590-0762-3Quando ho letto il libro uscito da poco di Claudia Perdighe, “Il linguaggio del cuore” (edito dalla Erickson), mi è venuta l’idea di chiamare il mio amico infermiere: finalmente una guida per gestire le emozioni del cucciolo umano! Perché ciò che rende così difficile il mestiere di genitore è in gran parte dovuto alla natura emotiva del bambino e del genitore stesso. Il fatto che i genitori in quanto esseri umani siano emotivi a loro volta e quindi possiedano le emozioni, le esperiscano continuamente non rende per niente scontato che le sappiano riconoscere, accettare e gestire funzionalmente nel loro cucciolo. Anche perché i neogenitori sono alle prese con una serie di proprie emozioni forti, a volte impreviste e non desiderate (perché negative) che il diventare genitori scatena dentro. Leggi tutto “Riconoscere e accettare le emozioni dei propri figli e accompagnarli nella crescita”

Il terapeuta faber dell’ACT

di Viviana Balestrini

Immagina di essere seduto alla scrivania del tuo studio di psicoterapia. Sono quasi le 17 e stai ultimando di preparare del materiale per il prossimo paziente. Fuori piove delicatamente e il traffico romano si fa sentire, fortuna ci sono i doppi vetri. Squilla il telefono interno e vai ad accogliere in sala d’attesa il nuovo paziente. Vi presentate e iniziate a scambiarvi le prime informazioni, discutete del problema e raccogli qualche dato anamnestico. Poi, come l’Ordine professionale ti impone, devi ottenere dal paziente il consenso informato. Chiedi se conosce qualcosa dell’approccio che utilizzi. Alle sue parole incerte e confuse rispondi fornendo una succinta descrizione del modello, quindi gli proponi di prendere un libro che si trova a portata di mano sulla scrivania. Leggi tutto “Il terapeuta faber dell’ACT”