Sensi di colpa e psicoterapia

di Angelo Maria Saliani

Per far sì che il paziente si liberi dei sensi di colpa patogeni, il terapeuta dovrà superare i test a cui sarà sottoposto dal suo assistito

Secondo Weiss e Sampson, padri della Control-Mastery Theory (CMT), la sofferenza emotiva è spesso determinata dai sensi di colpa. Da questi sarebbe possibile affrancarsi se solo si avesse modo di sperimentare quel senso di sicurezza necessario per riconoscere e abbandonare le credenze patogene che ne sono alla base e che ostacolano il benessere psicologico. Il terapeuta ha questo compito cruciale: far sentire il paziente al sicuro. Per riuscire nell’intento terapeutico, deve superare i test ai quali il suo assistito lo sottopone nel corso della terapia, ipotizzando e formulando, dopo le prime sedute, quello che gli autori chiamano “il piano inconscio del paziente”. In particolare, deve: 1. individuare gli obiettivi sani e piacevoli del paziente; 2. riconoscere le credenze patogene e i sensi di colpa che ostacolano il perseguimento di questi obiettivi; 3. capire quali traumi del passato hanno portato allo sviluppo delle credenze patogene; 4. prevedere i test ai cui sarà sottoposto; 5. ipotizzare gli insight (le intuizioni risolutrici) utili al perseguimento del piano.
Secondo la CMT, le credenze patogene sono, dunque, l’elemento fondamentale nella spiegazione della sofferenza emotiva e, al tempo stesso, il bersaglio dell’intervento terapeutico. Leggi tutto “Sensi di colpa e psicoterapia”

Chi soffre vuole guarire e ha un piano per farlo

di Angelo Maria Saliani

La psicopatologia e il processo terapeutico nell’ottica della Control Mastery Theory

L’affermazione che dà il titolo a questo breve articolo potrà suonare ovvia o ingenua. Se una persona soffre, vorrà certamente star meglio, penseranno molti. Già, ma perché a volte chi è in cura sembra resistere con tutte le pcmt_saliani_fotolia_132041283_xsroprie forze al cambiamento? Gli esseri umani sono guidati dal desiderio di stare bene o sono invece intimamente governati da spinte distruttive?
Per Joseph Weiss e Harold Sampson, psicoanalisti fondatori del San Francisco Psychotherapy Research Group (SFPRG) e padri della Control Mastery Theory (CMT), la risposta è chiara: ogni essere umano è naturalmente guidato dallo scopo di un buon adattamento alla propria realtà. Non solo: elabora, consciamente e inconsciamente, dei piani funzionali al proprio benessere. In altri termini, non solo gli esseri umani vogliono stare bene, ma in qualche modo sanno anche come perseguire e raggiungere il loro obiettivo. Già, ma perché alcune persone sembrano invece andare dritto verso l’infelicità?
Secondo gli autori, quando gli esseri umani si comportano in modo contrario al proprio benessere, ciò accade perché sono ostacolati da credenze patogene relative a se stessi e al proprio mondo interpersonale, sviluppate precocemente nel corso della propria storia allo scopo di adattarsi a una realtà relazionale traumatica. Leggi tutto “Chi soffre vuole guarire e ha un piano per farlo”

“Dottore, lei riuscirà a curami?”

di Barbara Basile

 In che modo i pazienti mettono alla prova lo psicoterapeuta: dalla pratica clinica alla Control Mastery Theory

La Control Mastery Theory (CMT) di Joseph Weiss è un approccio terapeutico che integra teorie psicodinamiche e cognitiviste con altre idee esclusive. Nella spiegazione della psicopatologia, il modello della CMT attinge a concetti di tipo psicodinamico, perché pone una particolare enfasi sui processi mentali inconsci e sulle esperienze dell’infanzia, e a aspetti cognitivisti, perché considera il ruolo di credenze e convinzioni patogene irrazionali. Secondo Weiss, tutti questi elementi contribuiscono all’esordio e al mantenimento di un disturbo psichico e sono, quindi, il focus di intervento in psicoterapia. Inoltre, il progresso nella terapia dipenderebbe non tanto dalle specifiche tecniche utilizzate dal clinico, quanto dalla percezione di pericolo o di sicurezza che il paziente sperimenta all’interno del setting (o contesto) clinico. Per questo motivo, il terapeuta deve essere soprattutto attento nel monitorare e nel cercare di prevenire lo sviluppo di emozioni di pericolo, adattando sapientemente i propri interventi alle caratteristiche individuali e alle credenze specifiche della persona che ha di fronte. Le sensazioni di pericolo o minaccia possono derivare dalla presenza di convinzioni patogene inconsce che mettono il paziente in una condizione di allarme. Leggi tutto ““Dottore, lei riuscirà a curami?””