Il DOC si fa novel: “Il Nao di Brown”

di Giuseppe Femia

Una Graphic Novel giapponese illustra il disagio ossessivo-compulsivo, in bilico tra storytelling e terapia

Un paziente, appassionato di fumetti, mi suggerisce la lettura di “Il Nao di Brown”, una Graphic Novel che descrive la psicologia di una ragazza anglo-giapponese affetta da disturbo ossessivo compulsivo. La novel illustra il disagio della protagonista in una ambientazione transculturale, mediante una chiave narrativa originale e coinvolgente.

Nao ha continui pensieri intrusivi e indesiderati, durante i quali ha paura di fare del male agli altri in modo aggressivo, teme di perdere il controllo e mette in atto dei dialoghi a carattere ruminativo per scongiurare la possibilità di essere realmente una cattiva persona.

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Conferenza Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC): comprendere come funziona per scegliere come curarsi

di Roberta Trincas

Il 10 Ottobre, in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, si è tenuta a Roma una conferenza sul Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) dedicata alla cittadinanza, organizzata dalla Scuola di Psicoterapia Cognitiva di Roma (SPC) e patrocinato dalla SITCC Lazio.

Massimi esperti sul disturbo, della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, ne hanno chiarito i meccanismi di funzionamento, i fattori di vulnerabilità e sviluppo, i cicli interpersonali di mantenimento e le linee di trattamento cognitivo comportamentale.

L’intervento introduttivo del Dott. Francesco Mancini ha approfondito i meccanismi di funzionamento della mente ossessiva, le caratteristiche dei pensieri ossessivi e delle compulsioni per arrivare alla tesi secondo cui i rituali del DOC avrebbero lo scopo di prevenire o annullare una colpa associata ad un elevato senso di responsabilità. Da parte del pubblico si manifesta l’interesse sul ruolo dell’ansia nel DOC, sulla comorbilità con disturbi psicotici, sul trattamento farmacologico. Leggi tutto “Conferenza Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC): comprendere come funziona per scegliere come curarsi”

Il disturbo ossessivo… questo grande sconosciuto

di Brunetto De Sanctis

Cronaca di una conferenza per la cittadinanza in cui gli esperti parlano con persone e familiari che hanno a che fare con questo disturbo

“Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC): comprendere come funziona per scegliere come curarsi”: è il titolo della conferenza, organizzata dalla Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) e aperta a pubblico, tenutasi il 10 ottobre scorso a Roma.
Un’iniziativa pensata in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, con l’obiettivo di spiegare il disturbo ossessivo compulsivo ai non addetti ai lavori, con un linguaggio non tecnico ma diretto e comprensibile.
In molti, tra familiari di persone con DOC e persone affette dal disturbo, hanno partecipato alla discussione con un gruppo di clinici esperti del disturbo ossessivo compulsivo, sia da un punto di vista terapeutico sia da un punto di vista scientifico di ricerca, coordinati dal giornalista scientifico Pietro Greco. Leggi tutto “Il disturbo ossessivo… questo grande sconosciuto”

Mio figlio ha il DOC: come mi comporto?

di Angelo Maria Saliani

 Come approcciarsi ad un familiare affetto da disturbo ossessivo-compulsivo. Tra subire, fare, assecondare

Come si comporta di solito il familiare in risposta ai sintomi di una persona affetta da disturbo ossessivo-compulsivo (DOC)?
Delle volte finisce nelle stesse trappole del proprio caro, partecipando o sostituendosi a lui nell’esecuzione dei rituali; altre volte si limita a subirli passivamente; altre ancora lo critica aspramente. In tutti questi casi, la qualità della vita dei due e dell’intera famiglia è gravemente compromessa.
Cosa fare?

Evidentemente la prima soluzione sta nella cura del disturbo e dunque nella scelta di un trattamento di provata efficacia. I familiari, nel frattempo, come dovrebbero comportarsi? Leggi tutto “Mio figlio ha il DOC: come mi comporto?”

Incontro sul Disturbo Ossessivo-Compulsivo

In Italia 800 mila persone ne soffrono ma pochi ricorrono a una cura. La Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) di Roma ha organizzato una conferenza per rompere il muro di silenzio che circonda il DOC

Le recenti dichiarazioni di Papa Francesco, che ha raccontato al politologo francese Dominique Wolton di aver tratto grande beneficio da una terapia psicoanalitica a cui si è sottoposto all’età di 42 anni, hanno riaperto il dibattito sull’importanza della salute psichica.
Ogni cittadino ha il diritto di godere di buona salute mentale condizione cruciale per il benessere della comunità, oltre che della persona”, recita il Patto Europeo per la Salute ed il Benessere Mentale siglato dai Paesi della comunità europea nel 2008.

In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che da oltre venti anni si propone di sensibilizzare le istituzioni e la comunità alla ricerca del benessere emotivo e psicologico della persona, la Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) di Roma ha organizzato la conferenza “Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC): comprendere come funziona per scegliere come curarsi” in programma il 10 ottobre 2017 alle ore 17.00 a Roma, presso l’Auditorium Via Rieti in via Rieti 11.

Secondo studi epidemiologici recenti, in Italia sono circa 800 mila le persone che soffrono del disturbo ossessivo-compulsivo, una patologia di cui si parla poco nonostante la diffusione e che, se non trattata, tende a diventare cronica. Dagli studi emerge, inoltre, una previsione di 2  neonati su 100 che lo svilupperanno nell’arco della propria vita.

La conferenza si propone di rompere il muro di silenzio che circonda il DOC e di condividere e divulgare le conoscenze scientifiche ad oggi disponibili sulla patologia: esperti del disturbo, di fama nazionale e internazionale, affronteranno diversi aspetti per chiarirne le caratteristiche e fare una panoramica sui trattamenti di provata efficacia.

Nel corso dell’evento, il giornalista scientifico Pietro Greco intervisterà gli esperti presenti sui seguenti temi: cos’è il DOC, come si manifesta e quanti sottotipi esistono? Perché la persona non riesce a liberarsi da quei pensieri pur giudicandoli assurdi o esagerati? Come mai ci si ritrova a compiere lo stesso gesto e si ha difficoltà a smettere? Quali sono le cause? Quali cure si sono dimostrate efficaci? Cosa possono fare i familiari per essere d’aiuto ai propri cari?

Interverranno: Francesco Mancini, curatore del volume “La mente ossessiva” (2016) e direttore dell’Associazione Psicologia Cognitiva – Scuola di Psicoterapia Cognitiva (APC-SPC) di Roma, Andrea Gragnani, psicologo-psicoterapeuta, didatta della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, socio fondatore dell’Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo (AIDOC), Angelo Maria Saliani, psicologo-psicoterapeuta, didatta della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, socio dell’Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo (AIDOC), Marco Saettoni, psichiatra e psicoterapeuta, didatta della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, dirigente medico ASL Toscana Nordovest, Teresa Cosentino, psicologa-psicoterapeuta, docente della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, socia dell’Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo (AIDOC), Giuseppe Romano, psicologo-psicoterapeuta, didatta della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, socio dell’Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo (AIDOC), Stefania Fadda, psicologa-psicoterapeuta, lavora presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva, direttrice del Centro assistenza Bambini Sordi e Sordociechi, Katia Tenore, psicologa-psicoterapeuta, didatta della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, socia dell’Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo (AIDOC), Barbara Basile, psicologo-psicoterapeuta, docente della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, socia dell’Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo, dottore di ricerca in Neuropsicologia.

Ampio spazio sarà dedicato alla discussione e alle domande che arriveranno dal pubblico. Nel corso dell’evento, inoltre, sarà fornito gratuitamente materiale informativo sul disturbo.

Un evento diretto a chi soffre di Disturbo Ossessivo-Compulsivo, a chi ha il sospetto di soffrirne, ai suoi cari e a chi semplicemente vuole saperne di più.

Per informazioni e per iscriversi alla conferenza scrivere a: conferenzadoc@apc.it

Disturbo ossessivo-compulsivo e sogni

di Brunetto De Sanctis

Quale legame intercorre fra il DOC e l’attività onirica

“Oh mio Dio, l’ho sognato! Non pensavo che potesse accadere… Se l’ho sognato allora vuol dire che è vero!”.
L’esempio di affermazione sopra riportato è una ricostruzione di un evento tipico che può accadere di sentire quando si lavora con pazienti ossessivi. Nel comprendere il legame tra attività onirica e Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) e, nello specifico, nell’esaminare cosa può influenzare l’attività del sognare in persone con DOC, è importante fare riferimento a un lavoro di Schredl e Engelhardt pubblicato nel 2001, in cui viene elaborata l’“ipotesi della continuità”. Secondo questa teoria, le esperienze della vita quotidiana (eventi, emozioni, sensazioni, ecc.) tendono a riflettersi nei nostri sogni. Sarà capitato a molti, ad esempio, nel periodo universitario, durante la preparazione di un esame particolarmente impegnativo, di aver sognato durante la notte di ritrovarsi a ripetere argomenti o di essere nella sessione di esame. Leggi tutto “Disturbo ossessivo-compulsivo e sogni”

Compulsioni: perché agirle e quando interromperle?

 

di Barbara Basile

Il contributo di Chirstine Purdon al Workshop di Experimental Psychopathology

Il 26 e 27 maggio 2017 si è tenuto a Roma il Workshop di Experimental Psychopathology, un’occasione di approfondimento e confronto sulle più recenti ricerche internazionali nell’ambito della psicopatologia. Ricercatori e professori hanno portato i loro contributi dai rispettivi Paesi di provenienza (Belgio, Canada, Israele, Gran Bretagna, Islanda, Germania, Lituania, Paesi Bassi, Serbia e Svizzera), coordinati dall’Associazione di Psicologia Cognitiva e dalla Scuola di Psicoterapia Cognitiva di Roma.

In questo articolo verrà riportato brevemente l’intervento di Chirstine Purdon, docente all’Università di Waterloo, in Canada, con i risultati di alcune ricerche finalizzate a una maggiore comprensione delle compulsioni osservabili nei pazienti con Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC). Le compulsioni indicano comportamenti ripetitivi (per esempio lavarsi le mani, mettere in ordine, controllare, etc.) o degli atti mentali (pregare, contare) che l’individuo si sente costretto a mettere in atto in risposta a un pensiero ossessivo o a delle regole rigide che “deve” rispettare. Il fine delle compulsioni (agite o mentali) sarebbe di eludere o ridurre l’ansia o lo stress, o, irrealisticamente, di prevenire che accadano eventi o situazioni temuti. Nelle sue ricerche, la Purdon si è concentrata soprattutto su quest’ultimo aspetto, cioè: quali sono gli scopi sottesi alle compulsioni? E ancora: quali sono le regole di “stop” che fanno sì che l’individuo interrompa le compulsioni?

In quattro studi che hanno coinvolto pazienti con DOC, considerando anche i diversi sottotipi di disturbo (per esempio i “washer”, cioè chi usa rituali di lavaggio, e i “checker”, chi invece tende a controllare e ri-controllare qualcosa), sono state manipolate diverse variabili (induzione di sporco, diversi livelli di responsabilità e altre) con lo scopo di indagare quando i pazienti riuscivano a sospendere le compulsioni e cosa permetteva loro di sospendere tali attività.

Nell’insieme, i risultati hanno rivelato che i motivi per cui una persona mette in atto le compulsioni includono, oltre alla riduzione dell’ansia, il timore di poter essere considerato responsabile di un danno da parte degli altri, da se stesso, o ancora, il tentativo di evitare dei danni, il senso di colpa associato e un generale senso di sollievo (o purificazione, nei washer). Un aspetto ulteriormente interessante che è emerso riguarda il dialogo narrativo interno che spingeva o accompagnava il comportamento compulsivo dei pazienti che hanno riportato messaggi a contenuto critico, punitivo o colpevolizzante, contraddistinti da un tono neutro ma dominante, e con un senso di impellenza. La Purdon attribuisce a questa voce interna un senso di autorità che spinge il paziente a eseguire urgentemente la compulsione, pena un’infrazione etico-morale. Il dialogo interno contribuirebbe a creare e mantenere nell’individuo un senso di incapacità di giudizio, di fallimento e inadeguatezza, caratteristiche di personalità riscontrabili nel DOC. I dati suggeriscono, inoltre, che l’interruzione della compulsione avviene non solo per il raggiungimento di un senso di completezza/soddisfazione (“I feel right”), quanto per l’intervento di un’esigenza imminente esterna (per esempio essere in ritardo o il sopraggiungere di un’altra persona) che “costringe” all’interruzione. Questo arresto forzato causato da un evento esterno distoglierebbe/de-legittimerebbe dall’eventuale accusa di responsabilità di un possibile danno da parte degli altri.

Nell’insieme, questi dati danno un importante suggerimento clinico. Oltre all’intervento classico di tipo cognitivo-comportamentale, il compito dello psicoterapeuta è quello di aiutare il paziente a fidarsi maggiormente dei propri giudizi, intervenendo sulla sua capacità di regolare da solo l’attuazione e la sospensione di eventuali comportamenti compulsivi, senza doversi rifare alle regole di una voce punitiva e sprezzante, che viene percepita dall’individuo come autoritaria e, soprattutto, insindacabile.

A Lecce un evento sulla diagnosi, la comprensione e la cura del DOC

di Vito Bernardo

Venerdì 5 maggio 2017 si è svolto il corso ECM “Curare i casi complessi. La mente ossessiva. Diagnosi e cura del disturbo ossessivo compulsivo” presso il Polo Didattico dell’ASL Lecce in via Miglietta, 5. L’evento è stato rivolto a psicologi, psicoterapeuti, medici, medici psicoterapeuti e medici psichiatri.

Ad introdurre i lavori è stato uno dei responsabili scientifici, il dottor Sergio Longo, il quale, dopo aver illustrato brevemente il programma della giornata, ha lasciato la parola al dottor Serafino De Giorgi, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL Lecce. L’intervento è stato caratterizzato da informazioni circa l’inserimento del Disturbo Ossessivo Compulsivo nelle varie edizioni del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM), ponendo particolare attenzione alla sintomatologia e ai criteri di classificazione del disturbo e alla possibilità, nei casi di particolare gravità, di applicare la diagnosi differenziale con i disturbi definiti “ciclici” (ad es. bipolari, psicosi maniaco-depressive). Il Direttore del DSM ha poi esplicitato brevemente le caratteristiche della relazione terapeuta-paziente presenti all’interno del setting terapeutico con i pazienti DOC, enfatizzando il ruolo della psicoterapia e della CBT, nello specifico, per la diagnosi, comprensione e cura.

La dottoressa Enrica Guarascio, responsabile scientifico dell’evento, ha successivamente fatto un excursus dei contributi che diversi autori hanno offerto per la descrizione e concettualizzazione del funzionamento dei pazienti con diagnosi di DOC. Il primo modello presentato è stato quello psicoanalitico. Successivamente, descrivendo i progressi scientifici nel campo delle neuroscienze, sono state definite le aree che diversi studi e dati scientifici hanno indicato come maggiormente coinvolte nei processi di sviluppo della sintomatologia DOC (corteccia prefrontale, strutture sottocorticali, gangli della base) e le implicazioni nelle differenti funzioni cognitive (attenzione e memoria) e funzioni esecutive. Infine, sono state fornite delle informazioni circa la concettualizzazione nell’attuale DSM 5 del disturbo e gli psicofarmaci utilizzati con maggiore frequenza nella cura del disturbo (serotoninergici) e i trattamenti psicoterapici con comprovata efficacia (CBT e modelli integrati (CBT, ERP e somministrazione di psicofarmaci).

L’intervento chiave della giornata è stato quello del Professor Francesco Mancini, il quale ha condiviso con i relatori che lo hanno preceduto l’importanza di un’attenta e dettagliata comprensione della mente del paziente ossessivo. I dati e le concettualizzazioni presentate dal Direttore dell’APC e della SPC sono state corroborate da robuste ricerche sperimentali e non solo correlazionali. Dopo una prima presentazione dei sottotipi di pazienti con diagnosi di DOC, sono state indicate tre motivazioni cardine nell’azione di un paziente prototipico: responsabilità/colpa, disgusto e not just right experience. Grazie anche alla breve ma importante presentazione degli studi sperimentali condotti, i partecipanti all’evento hanno avuto la possibilità di comprendere ulteriormente cosa accade, di solito, nella mente del paziente ossessivo e le aree cerebrali implicate nel disturbo.

La peculiarità delle evidenze scientifiche riscontrate dal gruppo di ricerca guidato dal Professor Mancini è il ruolo che le emozioni senso di colpa (deontologico) e disgusto (e l’area cerebrale implicata, quale l’insula) hanno nello sviluppo e nel mantenimento della sintomatologia DOC.

In seguito, la dott.ssa Teresa Cosentino ha esposto quali sono i possibili interventi nei confronti della vulnerabilità attuale del paziente DOC, esplicitando il processo che genera e mantiene la sensibilità alla colpa. Successivamente sono stati descritti gli interventi psicoterapici base che vengono effettuati sul senso di colpa e le fasi di “Comprensione e Motivazione” e di “Accettazione della Colpa”, in cui il paziente diviene consapevole della tendenza a sperimentare la colpa al di fuori del dominio sintomatico e ha la possibilità di riflettere e modificare le credenze personali sulla colpa. Le tecniche utilizzate in psicoterapia cognitiva per l’intervento sul senso di colpa sono state presentate attraverso degli esempi clinici.

Il dottor Antonello Bellomo ha, invece, sollecitato i presenti a considerare le linee guida per il trattamento come imprescindibili per un’adeguata comprensione e cura del paziente DOC. Sono stati indicati gli psicofarmaci farmaci con maggiore efficacia riscontrata, le terapie alternative (yoga, esercizio fisico e valeriana) e sono stati presentati i dati di diverse metanalisi che sottolineano l’efficacia della CBT e dell’ERP nel trattamento del DOC. Lo psichiatra, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale ha altresì sottolineato la necessità di un intervento “Stepped Care”, di un team multidisciplinare e di porre attenzione ai casi di comorbilità nei processi di diagnosi, comprensione e cura del disturbo specifico. Infine, un ulteriore spunto di riflessione è stato offerto dalla presentazione delle linee guida per i medici di famiglia nel trattamento del DOC, nelle quali si rimarca l’importanza dell’alleanza terapeutica, di una valutazione accurata del paziente e dell’utilizzo delle scale di valutazione.

Il dottor Dell’Erba ha argutamente presentato la condivisione di alcuni aspetti della sintomatologia e funzionamento del paziente DOC con la macro area dei disturbi d’ansia (ipervigilanza, tensione, bisogno di controllo). La relazione del dottor Dell’Erba è stata accompagnata dalla presentazione dei dati di uno studio di pratica clinica controllata, in aperto e pilota condotto dal suo gruppo di ricerca e dall’esplicitazione degli “interventi cognitivi strutturati” (“ABC-stringa allargata”, formulazione, “modello pragmatico della mente”, “origini delle ossessioni”, “modello dei conflitti”, “valore personale”, “stoic fork”).

La dottoressa Olga Luppino ha affermato l’importanza dell’accettazione nella pratica clinica e nel trattamento del DOC nello specifico. In seguito sono stati esposti il razionale e le fasi della procedura di esposizione con prevenzione della risposta (ERP). Il lavoro motivazionale, la condivisione e la riflessione su eventuali teorie naif del paziente, l’assessment funzionale, la pianificazione della procedura, la produzione di un contratto scritto e la condivisione del razionale della procedura sono step utili alla preparazione del paziente alla tecnica, mentre la lista di stimoli, la produzione della scala SUD e la gerarchia degli stimoli sono stati descritti come parte nucleare della procedura psicoterapica.

Infine, il dottor Ernesto Nuzzo ha presentato alcuni strumenti di valutazione del DOC, enfatizzando l’importanza e la possibilità, attraverso il loro utilizzo, di favorire l’identificazione e la comprensione dei problemi. Nello specifico, l’attenzione è stata posta alla necessità di effettuare un assessment accurato e alla importanza della valutazione degli esiti degli interventi psicoterapici effettuati.

L’evento si è concluso con una discussione tra i relatori e i presenti, i quali hanno avuto la possibilità di richiedere chiarimenti circa i temi trattati e ricevere informazioni riguardanti, ad esempio, la possibilità di nessi tra il DOC e il disturbo ipocondriaco.

 

Vito Bernardo

La tesi morale nel Disturbo ossessivo compulsivo

di Daniela Pulsinelli e Francesco Mancini

Confronto sperimentale tra inflated responsibility e fear of deontological guilt

In accordo con la cosiddetta tesi morale del Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC), le preoccupazioni ossessive sarebbero, in ultima analisi, morali e le compulsioni sarebbero finalizzate a risolvere queste preoccupazioni. La tesi morale, tuttavia, si declina in almeno due versioni. La prima ritiene che lo spiccato senso morale degli ossessivi sia riconducibile alla cosiddetta “inflated responsibility”, vale a dire alla credenza di avere il potere cruciale di prevenire eventi negativi o comunque moralmente criticabili e soggettivamente importanti. Questa tesi implica che il paziente ossessivo e, più in generale chi tende a ossessioni e compulsioni, si riconosca un ampio diritto-dovere di intervenire sulla realtà e dunque larghi margini decisionali. Da ciò deriverebbe la tendenza, tipicamente ossessiva, a sentirsi responsabili di eventi che la maggior parte delle persone giudica al di fuori del proprio controllo e dunque oltre la propria responsabilità. Leggi tutto “La tesi morale nel Disturbo ossessivo compulsivo”