Il mondo in prima persona

di Niccolò Varrucciu

Le capacità metacognitive nei disturbi dello spettro autistico

C’è un robusto corpus di ricerche che mostra sostanziali differenze cognitive tra persone affette da Disturbi dello Spettro Autistico (DSA) ad alto funzionamento e persone a sviluppo tipico. L’espressione “differenze cognitive” è preferita al più comune termine “deficit” perché si vuol evidenziare una diversità nei processi e non una mancanza di abilità.

Tre delle aree in cui si rilevano le differenze maggiori sono: il funzionamento esecutivo, i  processi di elaborazione delle informazioni orientati al dettaglio e la consapevolezza di sé, concetto declinabile in molte aree della vita della persona fra cui la metacognizione.

La Teoria della Mente (TdM) è la capacità d’inferire stati mentali come emozioni, intenzioni, desideri e credenze, e di utilizzare questi prodotti mentali per predire, interpretare e spiegare azioni e comportamenti. Perché le capacità metacognitive siano completamente efficienti, l’attribuzione di stati mentali deve riguardare se stessi (prima persona) e gli altri (terza persona), attività mediate da processi differenti e che implicano conoscenze diverse. Nello specifico, la TdM comprende la valutazione di prim’ordine (inferenza di stati mentali su altri) e di second’ordine (inferenza degli stati mentali altrui su una terza persona); tali inferenze possono essere effettuate partendo da una posizione egocentrica (in relazione al proprio sè) o allocentrica (indipendenti dal sé).
Questa complessità ha implicazioni di grande portata, compreso l’uso di questionari self-report nel lavoro clinico e di ricerca. Leggi tutto “Il mondo in prima persona”

Le emozioni nel bambino con Disturbo Specifico dell’Apprendimento

di Laura Pannunzi

Per non andare incontro a problematiche psicologiche di tipo “internalizzante” o “esternalizzante”, è fondamentale capire quale valore il bambino attribuisce al proprio stato d’animo

Ricevere una diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA), soprattutto nei primi anni di scuola, solitamente rappresenta un evento inaspettato e critico per i bambini e può esporli a difficoltà cognitive, emotive e motivazionali.
È il caso di Elena, dodici anni, che ha ricevuto diagnosi di DSA in quinta elementare. Sebbene gli interventi riabilitativi abbiano parzialmente ridotto i deficit sul piano accademico, Elena mostra difficoltà a frequentare la scuola, tende a evitare le verifiche e inizia a evidenziare un atteggiamento sempre più ritirato e schivo nei confronti dei compagni. Eppure Elena sa di aver studiato molto. Allora come mai tende a comportarsi così? Cosa può rendere ragione della sua condotta?
La letteratura scientifica riporta molte ricerche che mostrano le possibili correlazioni e comorbilità tra Disturbi Specifici dell’Apprendimento e disturbi emotivi, ma non vi sono ancora studi in grado di definire le relazioni di tipo causale tra disturbo e problematiche emotive specifiche.
All’interno della psicopatologia dell’età evolutiva, le problematiche internalizzanti” riguardano sintomi emozionali connessi ad ansia, paura, vergogna, bassa autostima, tristezza e depressione, mentre quelle “esternalizzanti” si riferiscono  a comportamenti caratterizzati da aggressività, distruttività, difficoltà attentive, impulsività, iperattività e azioni di tipo delinquenziale. Ma quali sono le ragioni per cui un bambino con DSA può andare incontro allo sviluppo di una problematica di tipo internalizzante rispetto ad una esternalizzante? Leggi tutto “Le emozioni nel bambino con Disturbo Specifico dell’Apprendimento”