SITCC 2018 – Il trauma interpersonale infantile: nuovi scenari per la cura e per la ricerca

 

di Lea Vergatti

Dal 20 al 23 Settembre 2018 la città di Verona ha ospitato il XIX Congresso nazionale SITCC “Casi Clinici: tra teoria, ricerca e pratica”. Tra i numerosi simposi articolatisi nel corso delle tre giornate, di grande interesse clinico è stato quello intitolato “Il trauma interpersonale infantile: nuovi scenari per la cura e per la ricerca”, presieduto dalla Dott.ssa Maria Grazia Foschino Barbaro, Direttore della Scuola di Specializzazione Cognitiva AIPC di Bari, nel ruolo di chairman, e dalla Dott.ssa Valeria Semeraro, psicologa psicoterapeuta dell’Equipe dell’età evolutiva APC SPC di Roma.

Il simposio ha dato spazio ad un interessante ventaglio di contributi, tutti orientati alla presentazione di protocolli di ricerca e intervento psicoterapico in favore di target di popolazione ancora poco esplorati.

Ha aperto il simposio il dott. Sergio Gatto, Dirigente Psicologo del Servizio di Psicologia Clinica e di Psicoterapia dell’Età Adulta e dell’Età Infantile – Dipartimento di Salute Mentale – ASL Taranto, il quale ha presentato l’applicazione del Preschool PTSD Treatment (PPT) di Scheeringa su un campione di n. 15 bambini, di età prescolare, esposti a ripetuti maltrattamenti fisici e psicologici in contesto scolastico. Dopo una breve ma dettagliata disamina delle evidenze empiriche più recenti relative all’impatto del trauma interpersonale in età prescolare, si è entrati nel vivo dell’intervento. È stato illustrato il disegno di ricerca nelle sue ipotesi principali, la metodologia implementata e i risultati conseguiti. Le rilevazioni osservative effettuate nel contesto classe, nella fase preliminare all’intervento, altresì le valutazioni testistiche attuate con il coinvolgimento diretto di genitori e maestre, hanno confermato la presenza, tanto nei bambini quanto negli adulti, di uno stato di attivazione neurofisiologica intensa in concomitanza di elevati livelli di ansia in risposta agli stimoli evocativi l’evento traumatico. Tale dato, come ben messo in evidenza dal dott. Gatto, ha dunque imposto la necessità di coinvolgere i piccoli in alcune attività di rilassamento precedenti l’intervento terapeutico. Ha fatto seguito la descrizione del protocollo PPT di Scheeringa: articolato in 12 incontri, il protocollo riprende gli elementi salienti del trattamento del trauma in età evolutiva, perseguendo, pertanto, la psicoeducazione delle figure adulte significative (genitori e maestra), l’espressione delle emozioni connesse all’evento traumatico e la costruzione condivisa di una narrazione degli eventi traumatici, attraverso l’uso di disegni e immagini. La fase conclusiva è dedicata alla condivisione dei risultati perseguiti. Come ipotizzato, si è trovata una riduzione significativa dei comportamenti internalizzanti ed esternalizzanti, oltre che un miglioramento della sintomatologia traumatica con un calo degli evitamenti e degli stati di arousal.

La parola è passata alla dott.ssa Marvita Goffredo, psicologa psicoterapeuta dell’AIPC di Bari, la quale ha illustrato il percorso diagnostico-terapeutico implementato in Puglia per la presa in carico dei bambini orfani speciali, ossia quei bambini che hanno perso la mamma perché uccisa dal proprio padre. La prima parte dell’intervento è stato volto alla presentazione della letteratura ad oggi esistente su questa classe di popolazione. I dati, sebbene ancora limitati, mostrano la presenza di esiti negativi, associati a questa esperienza, trasversali alle diverse aree di funzionamento (psicologico, fisico, sociale e scolastico). Di interesse, in tal senso, è stato il riferimento al modello dei fattori di rischio e di protezione, specifici per questi minori, elaborato da un gruppo di ricercatori australiani, il quale prevede una differenziazione degli stessi in tre categorie: fattori precedenti all’evento traumatico come l’esposizione a precedenti esperienze sfavorevoli, fattori circostanziali all’evento traumatico, quali l’essere testimone diretto della tragedia e le modalità di comunicazione della notizia, ed in ultimo, i fattori successivi all’evento, tra tutti la qualità del contesto di caregiving affidatario.
La dottoressa ha proseguito con la descrizione del percorso diagnostico-terapeutico implementato in Puglia per la presa in carico di questi minori, ispirato alla psicologia dell’emergenza e al protocollo cognitivo comportamentale per il trattamento del lutto traumatico di Cohen, Mannarino e Staron. Il piano di interventi è articolato in tre macro-fasi: la fase di emergenza, la quale prevede l’attivazione di un equipe di pronto soccorso psicologico, che accompagna il minore e la famigli affidataria dalla scoperta del cadavere al ripristino delle routine; la fase finalizzata alla valutazione degli adattamenti psicosociali conseguiti e alla stabilizzazione dei sintomi traumatici; la terza e ultima fase volta alla predisposizione del percorso di intervento psicoterapico per l’elaborazione del lutto traumatico e delle pregresse esperienze sfavorevoli. A conclusione dell’intervento vi è stato il riferimento ad un aspetto quanto mai saliente nel lavoro con questi bambini e le loro famiglie, che appare supportato tanto dalla teoria quanto dalla pratica clinica: la condizione di questi minori è caratterizzata da un’alta complessità assistenziale che impone la necessità di interventi integrati in setting multipli, interdisciplinari e intersettoriali, a partire dalla fase di emergenza e per l’intero ciclo di vita.

Il terzo contributo è stato quello della dottoressa Cecilia Laglia, psicologa  e psicoterapeuta, Equipe per l’Età Evolutiva APC-SPC di Roma e Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) di Roma, la quale ha presentato l’applicazione della metodologia della Terapia Dialettico Comportamentale nel trattamento di un bambino di 7 anni, vittima di bullismo in contesto scolastico. Dopo una chiara descrizione del funzionamento del piccolo, con riferimento alle principali caratteristiche dei suoi contesti di vita, l’attenzione è stata volta alle peculiarità dell’intervento. Ne è stato messo in rilievo l’obiettivo cardine da perseguire nella fase iniziale, ossia relativo alla necessità di creare una buona relazione terapeutica con il piccolo così che questi potesse vincere l’emozione di vergogna frutto dell’esperienza traumatica, e generalizzata a tutti i contesti di vita, compreso quello terapeutico. L’applicazione di un approccio al trattamento orientato alla Terapia Dialettico Comportamentale ha permesso di perseguire con efficacia l’obiettivo di sostenere il bambino nell’acquisizione di più efficaci strategie di regolazione emotiva, altresì nel fronteggiamento del vissuto di vergogna, e la pianificazione di un kit di sopravvivenza per i momenti di sofferenza emotiva e dis-regolazione, a fronte di una presa di coscienza ed elaborazione graduale dell’evento traumatico.

Infine, l’ultimo intervento è stato presentato dalla dott.ssa Alessandra Sgaramella, psicologa psicoterapeuta in formazione presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva dell’AIPC di Bari. In questo contributo, il focus è su una classe di popolazione di nuovo interesse nell’ambito della psicoterapia cognitiva: i minori stranieri non accompagnati (MSNA). Questi minori sono esposti a traumi pre, peri e post-migratori con esiti sulla salute fisica e mentale, e una morbilità psichiatrica maggiore rispetto alle popolazioni paragonabili per età, in particolare per il Disturbo da Stress Post-Traumatico e il Disturbo Depressivo. La dottoressa ha presentato il protocollo di ricerca nato dalla stretta collaborazione tra l’Associazione Italiana Psicoterapia Cognitiva (AIPC) di Bari, il Servizio di Psicologia dell’Ospedale Giovanni XXIII, di Bari e l’Università degli Studi di Bari, finalizzato alla rilevazione degli elementi di vulnerabilità e resilienza che intervengono nella strutturazione o meno di un PTSD in questi minori, con particolare attenzione al background politico e socioculturale di appartenenza, alle motivazioni sottostanti il progetto migratorio e alle prospettive future di cui gli stessi sono portatori. L’obiettivo ultimo sarebbe quello di fare chiarezza sul funzionamento psicologico di questi minori e individuare quali elementi agiscono da fattori di protezione e di rischio rispetto all’insorgenza di risposte psicopatologiche al trauma. A conclusione si è discusso delle future linee di ricerca che dovranno necessariamente vertere sull’individuazione nell’ambito della Terapia Cognitiva di protocolli di trattamento efficaci anche per questa classe di popolazione.

L’innovatività dei temi trattati, la poliedricità delle metodologie di ricerca e cura presentate, trasversali all’intero ciclo di vita e a classi di popolazione molto diverse tra di loro, e non in ultimo la passione con cui ciascun professionista ha parlato del proprio lavoro, hanno reso questo simposio una preziosa occasione di apprendimento, riflessione e confronto professionale.

SITCC 2018 – La genitorialità nel processo di psicoterapia

di Sara Bernardelli

Domenica 23 settembre, nell’ambito del XIX congresso nazionale SITCC, svoltosi nella sede del polo universitario Giorgio Zanotto di Verona, si è svolto  il simposio dal titolo: “La genitorialità nel processo di psicoterapia: ambiti, modelli e protocolli di intervento” con chair il Dott. Giuseppe Romano e discussant la Dott.ssa Monica Mercuriu.

Le tre relazioni presentate hanno affrontato diversi argomenti: la Dott.ssa Lorenza Isola, responsabile dell’equipe per l’età evolutiva APC e SPC di Roma, in collaborazione con la Dott.ssa Giordana Ercolani, ha presentato un lavoro dal titolo: “Basi teoriche ed applicazioni pratiche di principi e tecniche utili al lavoro clinico con la coppia genitoriale”; la Dott.ssa Sara Bernardelli, della Scuola di Psicoterapia Cognitiva-SPC di Verona ha presentato un lavoro dal titolo: “Davanti a lui sono impotente: un caso di supporto alla genitorialità con un bambino con difficoltà comportamentali” ed, infine, la Dott.ssa Ilaria Martelli Venturi e la Dott.ssa Teresa Fera, entrambe del Terzo Centro di Psicoterapia Cognitiva di Roma, hanno presentato un lavoro dal titolo: “Gruppi Skill Training DBT sulla genitorialità”.

Il simposio ha permesso ai partecipanti di comprendere l’importanza del ruolo genitoriale nel trattamento psicoterapeutico dei bambini e degli adolescenti. Come sappiamo, il coinvolgimento dei genitori nel trattamento dei disturbi psicologici dei figli è di fondamentale importanza per garantire una maggiore efficacia dell’intervento oltre che per il mantenimento dei risultati ottenuti durante il percorso di psicoterapia e la riduzione delle possibilità di ricadute nel tempo. I diversi lavori presentati hanno offerto una panoramica degli interventi destinati alla componente genitoriale sia in affiancamento al trattamento di problematiche non specifiche, sia in relazione a disturbi e quadri nosografici ben definiti, sia in termini di programmi preventivo promozionali.

Nella prima relazione, la Dott.ssa Isola ha illustrato la modalità di lavoro sia con i genitori che con i giovani pazienti, sottolineando come il coinvolgimento dei genitori nel trattamento dei disturbi psicologici dei figli assume un rilevante potenziale positivo. Esso, infatti, ha una doppia utilità: aiutare i genitori nella costruzione di competenze utili ad affrontare la crescita dei propri figli e sostenere l’intervento terapeutico svolto nei confronti di questi ultimi.

Nella seconda relazione, è stato illustrato il lavoro con una mamma con un figlio con difficoltà comportamentali secondo l’approccio della REBT-Rational Emotive Behavior Therapy. Particolare attenzione è stata data ad illustrare il protocollo che viene utilizzato negli interventi rivolti al supporto della genitorialità, evidenziando il lavoro sulle idee disfunzionali del genitore che possono interferire in modo negativo sulla relazione genitore-bambino.

Infine, la terza relazione ha descritto l’esperienza dei gruppi multifamiliari all’interno del modello della DBT-Dialectical Behavior Therapy che vengono condotti con i genitori di giovani pazienti con Disturbo Borderline di Personalità. L’idea è di insegnare sia ai ragazzi che ai familiari le stesse abilità, al fine di modificare comportamenti problematici ma soprattutto ridurre il conflitto, che risulta essere sia un fattore di mantenimento che scatenante comportamenti disfunzionali. I gruppi DBT mirano a motivare, costruire, potenziare e generalizzare l’uso delle abilità di autoregolazione emotiva, di consapevolezza, di efficacia interpersonale e di tolleranza della sofferenza, sia dell’adolescente che dei suoi familiari.

Il simposio è stata un’occasione utile per comprendere la centralità del coinvolgimento genitoriale nel lavoro con i giovani pazienti e discutere di alcuni protocolli di intervento concreti che possono essere utilizzati in setting terapeutici diversi.

SITCC 2018 – Complessità in età evolutiva: interventi e contesti

di Lorenza Isola

Già il titolo definisce il tipo di lavoro che ci troviamo ad affrontare in età evolutiva. Infatti è un intervento che si articola in diversi contesti (famiglia, scuola, attività extrascolastiche, psicoterapia)  e per tutte le attività e le relazioni implicate è complesso.

Due contributi, presentati nel Simposio dal titolo “Complessità in età evolutiva: interventi e contesti”, all’interno del XIX Congresso SITCC, dalle dott.sse Cristana Patrizi e Giordana Ercolani, Equipe Età Evolutiva APC-SPC Roma, si sono riferiti il primo al rifiuto scolare in fascia adolescenziale, descrivendo tre casi clinici  e presentando le diverse strategie di intervento adottate con le giovani, le famiglie, la scuola. Mettendo in evidenza quanto questo intervento sia rilevante per scongiurare l’evenienza che un protratto rifiuto scolare esiti in un maggiore isolamento sociale con tutte le conseguenze psicopatologiche connesse.

La dott.ssa Ercolani ha presentato un caso clinico caratterizzato da tre aree disturbate: condotta oppositiva, disattenzione/iperattività e ansia di separazione. Tale situazione ha compromesso il funzionamento sociale con la conseguente esclusione dal gruppo dei coetanei. La psicoterapia individuale del bambino e la concomitante attività di sostegno alla funzione genitoriale ha permesso di ridurre la conflittualità e generare comportamenti educativi coerenti.

Il dott. Gaetano Mangiola, SPC  Reggio Calabria, ha presentato uno studio pilota riguardante l’adattamento dello Skills Training DBT nel contesto scolastico. I soggetti dello studio sono stati 18 studenti di un liceo scientifico, iscritti al secondo anno, il protocollo di intervento prevedeva 8 incontri di gruppo, organizzato per moduli: laboratorio di mindfulness, laboratorio di regolazione emotiva, laboratorio mente e corpo, laboratorio efficacia interpersonale . La ricerca è in corso.

Il dott. Riccardo Bertaccini, SBPC Bologna e Forlì, ha presentato il caso di un adolescente di 15 anni con un severo disturbo dell’umore associato a ritiro sociale e rischio suicidario. Il primo scopo dell’intervento è stato rimettere in funzione processi evolutivi e adattativi bloccati. L’alleanza terapeutica è stata, con fatica e competenza, costruita nonostante le numerose messe alla prova da parte del ragazzo. In questi casi, ha enfatizzato il relatore, è fondamentale non preoccuparsi di applicare protocolli terapeutici ma attuare un attento monitoraggio e manutenzione della relazione terapeutica.

Come si può evincere, dalla breve sintesi, la rilevanza dei temi presentati, il rigore descrittivo utilizzato, la collaborazione attiva tra tutti i partecipanti benché provenienti da appartenenze diverse ha reso questo simposio molto aderente alla complessità del lavoro in età evolutiva e ha dimostrato quanto l’operare con successo in questa fascia d’età richieda competenze specifiche  riguardanti il funzionamento nelle diverse fasce d’età, un’ottima conoscenza della psicopatologia, attitudini personali alla curiosità e flessibilità.

Come si può facilmente evincere, sono molto soddisfatta di aver fatto la chair a questo simposio!

Aggressività in età evolutiva

di Stefania Prevete

 Report del convegno del 22 giugno 2018 a Napoli

 Il 22 giugno scorso, si è svolto a Napoli il Convegno “Aggressività e Psicopatologia in età evolutiva”, organizzato dall’équipe per l’età evolutiva APC/SPC di Roma e dalla sede di Napoli della Scuola di Psicoterapia Cognitiva SPC, con l’obiettivo di presentare il Coping Power Program, un intervento specifico per la gestione e il controllo dell’aggressività in età evolutiva.

A dare inizio ai lavori è il dott. Carlo Buonanno, didatta della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitiva sede di Napoli e Membro dell’équipe per l’età evolutiva APC/SPC di Roma. Il modello di riferimento è il “Contextual social-cognitive model” di Lochman e Wells, un modello ecologico dell’aggressività in età infantile che prevede l’utilizzo di tecniche cognitivo-comportamentali e attività utili al potenziamento di varie abilità di regolazione della rabbia. Il Coping Power Program viene utilizzato per il trattamento del Disturbo Oppositivo-Provocatorio e del Disturbo della Condotta, con lo scopo generale di aiutare e sostenere i bambini con problemi legati all’impulsività, al difficile rispetto delle regole e a comportamenti aggressivi e prevede una componente dedicata ai bambini e una dedicata ai genitori.

A seguito dell’introduzione di Buonanno, il prof. John Lochman ha presentato i risultati degli studi di efficacia del programma e le modalità per ottimizzarne i risultati. Il professore ha descritto, in particolare, l’influenza dei fattori di rischio sulla riuscita dell’intervento e sullo sviluppo dei comportamenti aggressivi dei bambini con riferimento alle variabili biologiche temperamentali e a quelle legate al contesto familiare, dei pari e sociali. Lochman ha poi illustrato le modalità di messa a punto del programma nella versione di base (34 sedute) e in quella breve (24/25 sedute), che risultano ugualmente efficaci, e ha esaminato la differenza tra l’applicazione del programma in un contesto gdi gruppo o individuale, dimostrandone l’efficacia e sottolineando la maggiore utilità di quello individuale per i bambini che presentano una problematica di disregolazione emotiva superiore. In conclusione, ha accennato alle nuove frontiere del programma: l’estensione a un range d’età differente rispetto a quello solito degli 8/14 anni, l’introduzione di sessioni su internet e l’inserimento di un modulo per la Mindfulness. Insomma: una piattaforma in continuo aggiornamento ed evoluzione.

In chiusura la tavola rotonda, con un dibattito ricco di spunti interessanti sull’influenza dello stile educativo permissivo o restrittivo dei genitori e della coerenza educativa sugli esiti del trattamento, sul possibile effetto dei social e altri media come fattori di rischio e sulla possibilità di introdurre un intervento sul bournout degli insegnanti.

Durante il dibattito, il dott. Muratori, dirigente psicologo dell’ICCS Fondazione Stella Maris di Pisa e docente della Scuola Bolognese di Psicoterapia Cognitiva (SBPC), ha sottolineato l’importante influenza sugli esiti del trattamento degli stili di attaccamento, sia dei terapeuti nella gestione di un gruppo Coping Power sia della coppia genitoriale ed ha evidenziato l’importanza dei moduli del Coping Power per il trattamento dei fattori di rischio più importanti.

Il convegno, oltre che un’occasione formativa di grande rilevanza clinica per le ricadute applicative in vari contesti, è stato un momento introduttivo anche al corso di aggiornamento professionale tenuto dal dott. Muratori e dal dott. Buonanno, rivolto a psicologi, medici, specializzandi in psicoterapia, psicoterapeuti, psichiatri e neuropsichiatri infantili, che si è poi tenuto nel weekend presso la sede di Napoli della Scuola di Psicoterapia Cognitiva SPC.

Ma i bambini… Cosa sognano?

di Monica Mercuriu

Uno studio pioneristico svela i contenuti dei sogni dei bambini, alle prese con differenze di età e di genere

I bambini sognano? Sicuramente sì, ma cosa? In una ricerca pioneristica molto accurata, condotta nel 1985 nell’Università del Wyoming da David Foulkes e collaboratori, sono stati analizzati i sogni di due gruppi di bambini, di età compresa tra i tre e i quindici anni, attraverso uno studio longitudinale durato ben cinque anni.
I bambini dormivano all’interno del Laboratorio del Sonno, monitorati con sistemi di elettropolissonografia. Una volta svegliati, veniva chiesto loro di raccontare i sogni che avevano fatto. Sono stati seguiti gli stessi bambini per tutta la durata dello studio.
I risultati sono stati di notevole interesse, poiché hanno messo in evidenza come vi sia una vera e propria evoluzione dei sogni con l’avanzare dell’età, oltre a mostrare come i sogni stessi siano diversamente caratterizzati per età e sesso. Leggi tutto “Ma i bambini… Cosa sognano?”

“Mi annoio!” Niente paura

di Giulia Panarelli

“Lasciatevi andare alla noia! Lasciate che i bambini conoscano la noia!” Teresa Belton

In questa società caratterizzata da ritmi frenetici e aspetti consumistici, la noia viene vista come un mostro da combattere, qualcosa da cui fuggire. Tutto il tempo viene occupato da: lavoro, attività sportiva, hobby, cene, aperitivi e così via. Tra una pausa e l’altra, appena si ha un secondo libero, si controllano le e-mail, si naviga in Internet, si interagisce con i social o si gioca. Ogni spazio viene riempito. Tutto il tempo è organizzato, pieno, e tutto è sotto controllo. Anche i bambini sono catturati da questo vortice, costretti a vivere le giornate costantemente di corsa.
Leggi tutto ““Mi annoio!” Niente paura”

“Non devi avere paura”: imperativi da evitare

di Monica Mercuriu

La paura ha uno scopo protettivo, permette a un bambino di non mettersi in pericolo, di poter pensare prima di agire, lo tutela dal non farsi male

Molto spesso gli adulti, i genitori, e le altre figure di riferimento per i bambini, di fronte ad un evento, che potenzialmente potrebbe intimorire un bambino, sia esso rappresentato da una novità, da una persona, evento o luogo sconosciuti, denotati da caratteristiche minacciose (luoghi bui, essere lasciati da soli con bambini che non si conoscono, partecipare ad una gara sportiva), rivolgendosi al bambino, utilizzano la frase: “Non devi avere paura”.
Sarà mai possibile non avere paura quando tutto il mio corpo, i sensi e i miei pensieri mi fanno percepire un pericolo? E soprattutto: perché un bambino non dovrebbe avere paura in quelle circostanze? Leggi tutto ““Non devi avere paura”: imperativi da evitare”

Quando la Schizofrenia si manifesta in età evolutiva

di Maria Pontillo e Stefano Vicari

 A partire da una vulnerabilità genetica, fattori come la malnutrizione materna prenatale, un basso quoziente intellettivo, traumi o abuso di cannabis, possono determinare l’esordio del disturbo

 La Schizofrenia è un complesso disturbo del funzionamento cerebrale che si caratterizza per un’ampia variabilità dei sintomi e del corso della malattia. Tra i disturbi psichiatrici, rappresenta la categoria diagnostica con il più alto grado di invalidità sul piano sintomatologico e prognostico.

L’esordio in età evolutiva si caratterizza per elevata frequenza di allucinazioni uditive, estrema gravità della sintomatologia negativa associata, significativa compromissione neuropsicologica e prognosi negativa nel lungo termine. In sostanza, rispetto alla Schizofrenia in età adulta, le condizioni ad esordio al di sotto dei diciotto anni di età rappresentano forme più severe e disabilitanti del disturbo.

Una maggiore comprensione può essere favorita considerando la Schizofrenia come un vero e proprio disturbo del neurosviluppo, derivante dall’interazione tra fattori neurobiologici e fattori di rischio ambientali. Leggi tutto “Quando la Schizofrenia si manifesta in età evolutiva”

Trauma interpersonale in età evolutiva: l’importanza di una diagnosi adeguata e specifica

di Emanuela Pidri

In tutto il mondo, secondo i dati riportati dalle Nazioni Unite (2006), circa un terzo dei bambini è stato esposto a maltrattamenti e/o violenze, dato rilevante da un punto di vista clinico poiché l’essere soggetti ad un trauma interpersonale può cronicamente e pervasivamente alterare lo sviluppo ed il benessere psicofisico dell’individuo (Burns et al., 1998; Cook et al., 2005; Spinazzola et al., 2005). Il trauma interpersonale è l’esposizione in età evolutiva a diverse forme di vittimizzazione ove, secondo Finkelhor (2008), la vittimizzazione  può essere definita come danno che viene arrecato agli individui da parte di altri che ne violino i diritti e le norme sociali (abusi fisici e sessuali, aggressioni psicofisiche, bullismo, abbandono, nucleo familiare problematico …).  I bambini esposti a trauma interpersonale, spesso, soddisfano i criteri per diagnosi di disturbi psichiatrici (ADHD, Depressione, Disturbi di Ansia, Disturbi della Condotta) in comorbidità o meno con il PTSD (Copeland et al., 2007).
D’Andrea et al. (2012), nello studio qui elaborato, si è posto l’obiettivo di esaminare, mediante una meta-analisi, la fenomenologia del trauma interpersonale in età evolutiva col fine di suggerire delle indicazioni per effettuare una diagnosi precisa ed adeguata preddittrice di un trattamento terapeutico ad esito positivo. Come riporta D’Andrea et al. (2012), numerosi studi sottolineano che: Leggi tutto “Trauma interpersonale in età evolutiva: l’importanza di una diagnosi adeguata e specifica”