Frequentare una scuola di formazione in psicoterapia è una buona scelta?

di Claudia Perdighe e Francesco Mancini

Alcuni dati sul destino professionale dei diplomati APC e SPC

Dopo cinque anni di università, e raggiunta la laurea specialistica, uno psicologo italiano può decidere se investire quattro anni nella formazione in psicoterapia. La psicoterapia è una professione affascinante e per molti laureati in psicologia è un importante punto di arrivo. Infatti, soddisfa un desiderio di conoscenza, completa la formazione universitaria aggiungendo competenze pratiche e consente un ruolo lavorativo sempre più rispettato nella società.

Tuttavia, sussiste un dubbio legittimo circa le reali possibilità di raggiungere questi obiettivi e, in particolare, di riuscire a inserirsi nel mondo del lavoro. Per rispondere a questi dubbi il modo migliore è studiare i fatti, vale a dire la reale situazione professionale dei giovani psicoterapeuti. La risposta a questi dubbi è importante anche per le Scuole di Psicoterapia: le risorse investite nella formazione portano a risultati di cui si possa essere fieri? La formazione erogata dalla Scuola aiuta i giovani psicoterapeuti a raggiungere una posizione professionale soddisfacente?

All’interno delle Scuole APC e SPC, è stata svolta una prima ricerca sul destino professionale dei diplomati dal 2007 al 2009 nelle sedi di Verona, Roma e Lecce. Nel corso della ricerca, sono state indagate tre aree: la soddisfazione professionale, quella economica e l’utilità percepita della formazione ricevuta dalla Scuola. Le risposte sono state molto positive: circa il 90% degli intervistati hanno riferito un alto grado di soddisfazione per tutti i tre aspetti indagati (vedi: http://www.scuola-spc.it/public/Ricerca%20destino%20professionale.pdf).

Nel 2016 si è deciso di ripetere la ricerca per tre ragioni principali. Innanzitutto perché erano passati diversi anni dalla rilevazione precedente. In secondo luogo, è sembrato opportuno intervistare i diplomati di tutte le sedi APC e SPC. In terzo luogo, perché, nel frattempo, l’Italia ha subito una crisi economica che ha alterato il mondo del lavoro. Con la consulenza del prof. Pasquini per gli aspetti statistici e con l’aiuto dei colleghi Fabio Rossi e Valeria Scalisi, sono stati raccolti i dati di un campione di diplomati tra il 2008 e il 2015, provenienti da tutte le sedi APC e SPC (Roma, Verona, Grosseto, Ancona, Napoli, Lecce, Reggio Calabria). In totale i diplomati sono stati 1450. Il campione è costituito da un primo gruppo di 254 giovani psicoterapeuti che ha risposto a un questionario on-line e da un secondo gruppo di 280 colleghi che sono stati intervistati telefonicamente (per comporre questo secondo gruppo sono state sorteggiate alcune persone per ogni classe, al fine di correggere un possibile bias legato all’auto selezione). Come nella ricerca precedente, sono state poste numerose domande; le più importanti riguardavano la soddisfazione della propria posizione professionale, economica e l’utilità percepita della formazione ricevuta dalla Scuola.

Tra gli intervistati, il 97% degli specializzati dichiara di lavorare; il 2% di non lavorare, l’1% indica un’altra condizione (es. sospensione dell’attività per maternità o malattia). Tra quelli che praticano la professione, oltre l’80% lo fa per almeno 10 ore a settimana, il 25% per un numero di ore compreso tra 20 e 30 e il 36% lavora più di 30 ore settimanali.

L’83% del campione dichiara di svolgere, al momento della compilazione del questionario, l’attività di psicoterapia; il 7% dichiara di non svolgerla. Il restante 10% indica “altro”, specificando che svolge attività come neuropsicologo, psichiatra, educatore, dirigente in strutture del privato sociale e simili.

Anche gli indici di soddisfazione professionale sono molto incoraggianti sia in termini di soddisfazione globale sia in termini di gratificazione professionale e realizzazione delle attese (oltre l’80% del campione colloca le sue risposte tra 4 e 7 di una scala Likert e con gran parte dei punteggi distribuiti tra 5 e 6).

Per quanto riguarda la soddisfazione economica, la media degli intervistati si dichiara “abbastanza soddisfatto”.

Un dato importante che emerge è che i livelli di impiego e di soddisfazione sono tendenzialmente omogenei per le diverse sedi: tutti lavorano e vedono pazienti, indipendentemente dalla sede di specializzazione o zona di Italia di residenza. Quello che cambia è la soddisfazione da un punto di vista economico che, coerentemente con una tendenza generale, è maggiore nelle regioni del Centro e del Nord che in quelle del Sud.

Riguardo la Scuola, circa l’80% dei soggetti ritiene che l’aver frequentato la scuola di psicoterapia APC o SPC abbia contribuito “molto” o “moltissimo” alla possibilità di avere un lavoro e, in generale, gli indici di soddisfazione della formazione tendono a essere sempre molto alti.

È importante notare che i dati che emergono per il campione raggiunto via telefono sono sostanzialmente sovrapponibili a quelli del campione che ha risposto on-line. Questo suggerisce l’esistenza di uno scarso effetto di autoselezione (in altri termini, non hanno risposto al questionario solo quelli che lavorano).

Quale commento possiamo fare? La rappresentazione che questi dati ci danno del futuro professionale degli specializzati delle scuole APC e SPC appare decisamente incoraggiante: emerge un quadro molto positivo, infatti, sia delle possibilità di impiego professionale (praticamente la quasi totalità degli specializzati dichiara di lavorare, anche se con una certa variabilità nel numero di ore settimanali impegnate), sia della soddisfazione professionale ed economica, sia della soddisfazione per la formazione ricevuta. Una delle ragioni di interesse di questa ricerca è che il destino professionale degli specializzati in psicoterapia è poco studiato sia in Italia sia a livello internazionale. Naturalmente questi risultati non hanno la pretesa di essere generalizzabili a tutti gli psicoterapeuti, ma riguardano solo il nostro campione di diplomati APC e SPC.

Nel video di seguito i risultati della ricerca presentati, dalla dott.ssa Claudia Perdighe, nel corso del tradizionale Forum degli allievi delle Scuole APC e SPC che si è tenuto il 13, 14 e 15 ottobre 2017 ad Assisi.

“Ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d'animo e di corpo” – S. Francesco d'Assisi

 

di Roberto Ancona, Elena Bratta, Elisabetta Bratta, Vito Brugnola, Felicia Fiore, Annalisa Settanni, Nicola Simeone

 

Che Assisi fosse situata sul versante nord-occidentale del Monte Subasio lo sapevamo, lo avevamo scoperto cercando cosa visitare in città tra una presentazione e l’altra del convegno. Quello che non avevamo capito è che questo implica scalare centinaia di gradini per arrivare ai rispettivi bed&breakfast, portando valigie, poster e fardelli dalla metratura più svariata. Il tutto vestiti sicuramente più eleganti del solito, il che rendeva ancora più comica la situazione se consideriamo anche i lancinanti dolori alla schiena causati da una lunga nottata in pullman (o in treno). La prima cosa che abbiamo pensato, dopo le prime sferzate di vento di tramontana (affrontate con una giacca inadeguata), è stata: “Ma chi ce l’ha fatto fare a venire???”. L’arrivo ci ha lasciato con l’amaro in bocca. Provati dalle prime sfide lanciate da questo meraviglioso borgo medievale, ci siamo diretti al convegno. Leggi tutto ““Ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d'animo e di corpo” – S. Francesco d'Assisi”

Immagini che lasciano il segno…

di Federica Ariano, Marianna Barucca, Federica Brindisino, Maria Dettori, Claudia Garano, Giuseppe Vitali*

 

Il Forum di Assisi è difficile da raccontare, va vissuto momento per momento nella sua intensità formativa e conviviale. È stata un’esperienza sorprendente, al di là di ogni aspettativa, che ci ha lasciato immagini e ricordi davvero speciali.

La nostra trainer, Barbara, ci aveva detto che sarebbe stata un’opportunità interessante e anche molto divertente, e noi siamo partiti con spirito di avventura, con la curiosità della prima volta e anche con un po’ di ansia da prestazione per i lavori che avremmo dovuto presentare. Siamo stati però in grado di sostenerci, di sorridere delle nostre possibili gaffe, di “abbracciarci”, ma non avevamo capito proprio nulla dello spirito di Assisi.

Pensando al Forum avevamo immaginato tutt’altro: saremmo arrivati, avremmo esposto i nostri lavori, avremmo ascoltato i lavori degli altri e infine saremmo ritornati a casa con un bagaglio di conoscenze più ampio, ma comunque ognuno nella sua individualità di professionista e di persona. E invece è andata diversamente… Leggi tutto “Immagini che lasciano il segno…”

FORUM 2015: If you weren't there, you don't know what you missed!

 

di Barbara Barcaccia

Si è appena concluso il VI Forum sulla formazione in psicoterapia. La Cittadella di Assisi, da diverse edizioni sede del Forum, ha visto l’invasione allegra di circa 500 specializzandi delle scuole APC-SPC e Studi Cognitivi, e di un buon numero di didatti e docenti.

Scarica il libro degli abstract
Scarica il libro degli abstract

L’apertura dei lavori con Francesco Mancini e Sandra Sassaroli ha subito portato l’attenzione al “senso” del Forum: la clinica deve essere fondata sulla ricerca, non perché tutti gli psicoterapeuti debbano necessariamente diventare dei ricercatori di professione, ma perché ogni terapeuta ha il dovere di offrire ai pazienti il miglior trattamento disponibile per i problemi che porta. E quale sia la migliore terapia è la ricerca scientifica a indicarcelo con chiarezza. Quindi, se con un pizzico di curiosità e apertura ci accostiamo a un’attività di ricerca, impariamo tanto su come funzionano i processi psicologici normali e patologici, e alla fine anche questa esperienza contribuirà a farci proporre ai pazienti terapie migliori.

E poi, oltre ad assolvere al mandato etico della nostra professione, fondare la clinica sulla ricerca è la scelta più sensata che possa farsi in questi tempi difficili di crisi economica: è più facile lavorare se si è in grado di proporre ai pazienti trattamenti evidence-based.

Nel corso del Forum sono stati presentati molti lavori, tra relazioni orali e poster, ottimamente illustrati e commentati da alcuni colleghi proprio in questo blog.

Qui invece vorrei soffermarmi su altri aspetti del convegno, che mi sembrano tanto importanti quanto quelli strettamente scientifici. Del resto si sa, anche l’apprendimento è facilitato da un clima affettivamente caldo e sereno!

Cos’altro c’è stato, dunque, ad Assisi 2015, oltre ai molti lavori scientifici interessanti? Il clima familiare, l’incontro con il compagno di università che si era perso di vista, e che si scopre proprio in questa occasione aver intrapreso il nostro stesso percorso post-laurea, la paura di essere respinti, o non ricordati, e poi il sorriso dell’altro che smentisce quel che avevamo in mente e scioglie la timidezza, le chiacchiere al sole di metà mattina durante il coffee-break con gli autori di una relazione che ci aveva particolarmente colpito, le passeggiate in una città magica e ospitale, la segreteria accogliente e sorridente della nostra scuola all’interno della Cittadella, il venerdì sera trascorso nel locale tipico assisano a scherzare con i colleghi, e poi l’ansia per la presentazione, ma anche il piacere di relazionare e di rispondere alle curiosità suscitate dal proprio lavoro, il Direttore che non perde una sessione, ascolta tutti, e prende appunti sul suo prezioso taccuino, il calore di un abbraccio con qualcuno che non vedevamo da tempo, la cena sociale trascorsa a chiacchierare piacevolmente con gli amici a tavola, ma anche andando a salutare altre persone in giro per la sala (rendendo così complicatissima la vita dei camerieri, costretti a fare lo slalom tra sedie spostate e tavoli assemblati dai commensali…), la sorpresa, per chi era lì per la prima volta, di trovare a tavola l’eccellente vino APC-SPC delle “mitiche” cantine Mancini, il dopo-cena in discoteca a ballare fino alle due del mattino, specializzandi e docenti. E di nuovo tutti (o quasi…) presenti per l’ultimo giorno di presentazioni, domenica mattina, per concludere con l’esplosione di gioia dei vincitori dei premi per le relazioni orali e per i poster.

Un unico dispiacere: dover aspettare fino al 2017 per il prossimo FORUM!

VI Forum di Assisi sulla Formazione in Psicoterapia – Apertura e prima sessione relazioni

di Emanuele Rossi

Oggi, Venerdi 16 Ottobre 2015, ha preso il via ad Assisi, il VI Forum sulla Formazione in Psicoterapia. Hanno aperto i lavori: Sandra Sassaroli, Francesco Mancini, Francesca Fiore e Giuseppe Romano con il discorso inaugurale di inizio Forum. Sassaroli ha sottolineato in primis gli scopi fondamentali di Assisi: incoraggiare gli allievi a fare ricerca, fornire agli studenti una vetrina per il proprio lavoro ed il proprio curriculum, strutturarsi come metodo per essere concreti e stare veramente sulle cose e sulla ricerca in modo serio, confrontandosi e informandosi sui progressi in psicoterapia. Mancini ha definito Assisi come una tradizione consolidata che cerca di portare avanti uno dei valori fondamentali della psicoterapia che è quello della ricerca, valore fondante del cognitivismo (in particolare il cognitivismo romano). Il valore della ricerca non solo dedicata agli esiti ma allo studio dei processi psicopatologici. La comprensione di tali processi è un punto di fondamentale importanza per rendere la psicoterapia non solo valida ma anche concorrenziale. Oggi assistiamo a un’importante innovazione in psicoterapia cognitiva: gli interventi di “terza ondata”, che danno enorme vantaggio a tutti i terapeuti in termini di strumenti, tecniche, capacità e possibilità di intervento. Tuttavia si corre il rischio di fare risaltare le tecniche rispetto alla clinica, senza considerare con sufficiente attenzione cosa accade nella mente del paziente. Questo rischierebbe di ridurre la psicoterapia al tecnicismo, pertanto il valore della tradizione di processo è oggi valido più che mai. Una considerazione importante, a tale proposito è l’importanza della clinica rispetto alla didattica stessa. Tutta la didattica della nostra tradizione cognitiva di scuole di psicoterapia è seriamente impegnata nella clinica, che rimane un punto di riferimento e di serietà professionale. Infine, conclude Mancini, tornando al senso di Assisi è anche un’importante occasione per poter stare insieme e tessere relazioni amicali e professionali, nel pieno valore della colleganza e amicizia tra colleghi.

Successivamente nella Sala Teatro ha avuto inizio la prima sessione di relazioni, dal titolo “Mindfulness e Terapia Sensomotoria (Chair: Andrea Gragnani; Discussant: Gianluca Mazzone), in cui sono stati presentati sei interessanti interventi sul tema.

Nella prima presentazione “Relazione tra attitudine mindful, emozioni e benessere psicologico (Ariano, Barucca, Brindisino, Camino, Carraro, Dettori, Garano, Iacucci, Massaroni, Valentini, Venga, Vitali, Fadda, Barcaccia; Relatore: Ariano Federica)” sono state indagate, attraverso una ricerca sperimentale (campione n=190), le correlazioni tra l’attitudine mindful, (come disposizione, indipendentemente dalla presenza di pratica formale) così come misurata dal FFMQ e depressione (BDI), ruminazione (RRS), rimuginio (PSWQ), emozioni positive e negative (PANAS), perdono (TFS e TRIM-18), sentimenti negativi verso se stessi e sentimenti positivi verso se stessi (FSCRS). Sono state inoltre indagate eventuali differenze tra “meditanti” (pratica formale) e “non-meditanti” nelle variabili psicologiche considerate. Le analisi dei dati hanno mostrato come l’attitudine mindful sia positivamente correlata alle emozioni positive (PANAS). Inoltre la sottoscala del FFMQ Osservare è correlata positivamente con la ruminazione (RRS) indicando che non basta semplicemente osservare un fenomeno per prenderne le distanze. Le sottoscale del FFMQ Descrivere, Agire consapevolmente, Non giudicare, Non reagire sono correlate in modo positivo con i sentimenti benevoli verso di sé del FSCRS (sottoscala “gentilezza verso se stessi”). L’attitudine mindful risulta invece negativamente correlata con le emozioni negative (PANAS), con l’eccezione, anche qui, della sottoscala del FFMQ “Osservare”, un dato interessante perché sembrerebbe indicare che il semplice osservare non è sufficiente per prendere distanza dalle emozioni negative, e anzi, il solo osservare potrebbe essere correlato anche a un’elevazione delle emozioni negative (cfr. Petrocchi e Ottaviani, 2015). Interessante inoltre che la componente della FFMQ Non giudicare sia quella più negativamente correlata con la depressione. Le sottoscale del FFMQ Descrivere, Agire consapevolmente, Non giudicare, Non reagire sono correlate in modo negativo con le sottoscale del FSCRS “Odio di sé” e “Inadeguatezza del sé”. Nel confronto tra meditanti e non-meditanti sono emerse infine differenze significative nei due gruppi. In linea generale i risultati della ricerca confermano i dati di letteratura sulla correlazione tra la disposizione mindful e alcune variabili di benessere psicologico. Nel corso della presentazione, sono state anche illustrate le possibili implicazioni per la psicoterapia dei risultati della ricerca.

Nella seconda presentazione “Mindfulness e neuroscienze: la pratica di Mindfulness e i suoi effetti sul cervello (Barucca, Ariano, Brindisino, Camino, Carraro, Dettori, Garano, Iacucci, Massaroni, Valentini, Venga, Vitali, Fadda, Barcaccia; Relatore: Barucca Marianna)” è stata proposta un’analisi della letteratura per individuare: 1) quali sono le aree e i circuiti cerebrali coinvolti nell’addestramento alla mindfulness (sistema corticale prefrontale, insula, sistema limbico); 2) quali sono i meccanismi mediante i quali la mindfulness agisce a livello cerebrale (regolazione attenzione, consapevolezza corporea, regolazione emotiva, cambiamento della prospettiva di sé); 3) a quali funzioni psicologiche corrispondono quelle aree cerebrali e quei meccanismi coinvolti (controllo top-down, auto-consapevolezza, modulazione delle emozioni); 4) in quali disturbi o problemi clinici quelle strutture, quelle funzioni e le pratiche di meditazione mindful risultano essere particolarmente rilevanti (DDAI, disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, disturbi alimentari, abuso di sostanze).

Nella terza presentazione “Valutazione dell’impatto di un training di Mindfulness sulla formazione dei futuri psicoterapeuti (Amistadi, Borghetti, Consolati, Faranda, Minniti e Framba; Relatori: Consolati Michela e Faranda Raffaella)” partendo dai numerosi studi scientifici che dimostrano come la pratica di mindfulness risulta essere di beneficio allo psicoterapeuta (in relazione al suo benessere ed alle sue abilità nella relazione terapeutica), è stato proposto un progetto di ricerca sull’impatto di un training mindfulness su variabili relative alle capacità di mindfulness, sulle capacità di gestione emotiva, tendenza al rimuginio, autocompassione e capacità empatiche dei trainee in formazione presso la scuola di psicoterapia Studi Cognitivi (gruppo sperimentale: 22 studenti; gruppo di controllo: 22 studenti ; percorso MBCT: 4 incontri di 4 ore). I risultati dello studio (pur rivelando nel gruppo di controllo un peggioramento di alcune capacità di mindfulness) hanno mostrato che includere un percorso di mindfulness in tale contesto può favorire nei futuri terapeuti in formazione lo sviluppo di capacità di fondamentale importanza nel processo terapeutico. In particolare nel gruppo sperimentale si è evidenziato un miglioramento in tutte le scale sintomatiche e un aumento di gentilezza verso se stessi, accompagnata da una riduzione dell’iperidentificazione. Non sono stati infine riscontrati cambiamenti nelle capacità empatiche in entrambi i campioni, ambito che tuttavia anche in letteratura ha dato risultati discordanti.

Nella quarta presentazione “Contributo della psicoterapia sensomotoria alla TCC: una rassegna della letteratura esistente (Manca, Antonicelli, Arena, Cicchelli, D’Errico, Ferrante, Giannoccaro, Gigante, Greco, Lozito, Manca, Masciopinto, Meraglia, Natale, Palummieri, Ricchiuto, Stanisci, Ciolfi; Relatore: Marianna Barucca; Relatore: Manca Giorgia) è stato mostrato uno studio della letteratura prodotta in merito alla possibile integrazione di tecniche di terapia senso-motoria nelle pratiche di TCC. Per spiegare i sintomi fisici e le componenti psicologiche del trauma è stato fatto riferimento alle teorie di MacLean sul cervello trino (1985) e alla teoria polivagale di Porges (2001). Per una visione più completa dell’approccio sensomotorio è stato consultato il testo Trauma and The Body di Ogden, Minton e Pain (2006). La tesi finale suggerisce che l’integrazione di tutti e tre i livelli di elaborazione di un’esperienza (sensomotorio, emotivo e cognitivo ) è essenziale perché avvenga il recupero del trauma (Ogden et al., 2006). L’approccio sensomotorio, non necessitando che il paziente ricordi i dettagli del trauma per trattarne i suoi effetti e lavorando sulla codifica “non verbale” delle esperienze (Fisher, 2011), potrebbe divenire uno strumento quasi indispensabile soprattutto in quei casi in cui i ricordi traumatici di soggetti con PTSD non possono essere recuperati servendosi della componente linguistica (Nijenhuis et al., 2004). Professionisti che hanno utilizzato la terapia Sensomotoria riferiscono che essa è risultata efficace nella riduzione dei sintomi di PTSD ma, dato il suo fondamento teorico, può essere efficacemente utilizzata all’interno di qualsiasi approccio terapeutico per quei pazienti che presentano un arousal disregolato e una certa difficoltà nel porre attenzione e nel descrivere i propri stati interni (Tagliavini, 2011). Lo studio ha proposto infine la possibilità di integrare le tecniche senso-motorie in modelli esistenti di Terapia Cognitivo-Comportamentale, in modo da poter lavorare, di fronte ad un paziente traumatizzato, sulle due direzioni di elaborazione delle informazioni: “top-down”e “bottom-up”.

Nella quinta e ultima presentazione “Il mio corpo è la mia casa: la proposta di un protocollo integrato nel trattamento del trauma nei richiedenti asilo (Stellacci, Di Nino, Ciolfi; Relatore: Stellacci Antonella)” si inizia con una breve presentazione audiovisiva: un racconto, attraverso suoni ed immagini, dei vissuti traumatici dei richiedenti asilo. Stellacci dapprima fa riferimento a numerosi studi in materia, evidenziando come il trattamento del trauma richiede un’integrazione degli approcci top down e bottom up che sia culturalmente accettabile per i rifugiati (Crosby, 2013). Le tecniche della psicoterapia sensomotoria sono in linea con la proposta di Papadopoulus (2002) sull’assistenza ai rifugiati e sono culturalmente vicine alla modalità degli immigrati di condivisione di esperienze sfavorevoli.

Dal punto di vista pratico i richiedenti asilo giungono in Europa con vissuti traumatici (Ryan, Dooley, Benson, 2008). Dopo un logorante viaggio, l’arrivo presso il Centro Accoglienza Richiedenti Asilo (C.A.R.A.) rappresenta il passaggio tra l’affannosa ricerca di un posto sicuro e l’inizio del percorso di ricostruzione identitaria (Kalt, Hossain, Kiss, Zimmerman, 2013).

Alla luce del background teorico gli autori hanno proposto un protocollo per il trattamento del trauma in immigrati residenti in un C.A.R.A. Il lavoro è stato strutturato in 5 fasi. La prima fase consiste nell’individuazione precoce di soggetti con sintomi traumatici attraverso l’affiancamento dello psicologo al medico. Nella seconda fase si lavora sulla creazione di una relazione empatica (Accoglienza, Ascolto, Contenimento Emotivo e Comunicazione). La terza fase si realizza attraverso la psicoeducazione sul trauma e mediante interventi di psicoterapia sensomotoria finalizzati allo sviluppo di risorse somatiche per la stabilizzazione dei sintomi traumatici. Successivamente nella quarta fase, utilizzando tecniche cognitive comportamentali si lavora sulla ricostruzione narrativa esclusivamente del trauma migratorio e del suo impatto nella vita quotidiana. Infine la quinta fase si basa sulla pianificazione di progettualità future. La proposta rappresenta l’esigenza di promuovere la consapevolezza e l’azione in un campo, come quello del trauma migratorio, quasi del tutto trascurato, ma di attuale importanza considerando l’inarrestabile aumento dei flussi migratori in Italia.

Senza alcun dubbio un interessante prima sessione, che spaziando da emozioni e benessere psicologico al trauma nei richiedenti asilo, ha offerto un’interessante panoramica su molteplici aspetti di Mindfulness e Terapia Sensomotoria, inaugurando (e augurando a tutti) di vivere questo “VI Forum sulla Formazione in Psicoterapia” con apertura e consapevolezza, momento per momento.

Bibliografia

Crosby, S. (2013) Primary Care Management of Non–English-Speaking Refugees Who Have Experienced Trauma A Clinical Review JAMA. 2013;310(5):519-528.

Fisher, J. (2011). Sensorimotor approaches to trauma treatment. Advances in Psychiatric Treatment.

Kalt, A., Hossain, M., Kiss, L. & Zimmerman, C. (2013). Asylum Seekers, Violence and Health: A Systematic Review of Research in High-Income Host Countries. American Journal of Public Health.

Liotti, G., Farina, B. (2011). Sviluppi traumatici. Eziopatogenesi, clinica e terapia della dimensione dissociativa. Raffaello Cortina, Milano.

MacLean P.D. (1984). Evoluzione del cervello e comportamento umano: studi sul cervello trino. Einaudi, Torino.

Ogden P., Minton K., Pain C. (2006). Trauma and the Body: A Sensorymotor Approach to Psychotherapy. Ed. italiana: Il Trauma e il Corpo: manuale di Psicoterapia Sensomotoria, Istituto di Scienze Cognitive Editore, 2012.

Ogden, P., Minton, K., Pain, C. (2006). Trauma and the Body. A Sensorimotor Approach to Psychotherapy. New York: Norton.

Papadopoulos, R.K. (2002). Therapeutic Care for Refugees. No Place Like Home, London: Karnac. Tavistock Clinic Series (trad.it. L’assistenza terapeutica ai rifugiati. Nessun luogo è come casa propria,Edizione Magi, Roma, 2006).

Petrocchi, N., & Ottaviani, C. (2015). Mindfulness facets distinctively predict depressive symptoms after two years: The mediating role of rumination. Personality and Individual Differences.

Porges SW. (2001). The Polyvagal Theory: Phylogenetic substrates of a social nervous system. International Journal of Psychophysiology 42:123-146.

Ryan, D., Dooley, B., & Benson, C. (2008). Theoretical Perspectives on Post-Migration Adaptation and Psychological Well-Being among Refugees: Towards a Resource-Based Model. Journal of Refugee Studies, 21(1), 1-18.

Tagliavini G. (2011), Modulazione dell’arousal, memoria procedurale ed elaborazione del trauma: il contributo clinico del Modello Polivagale e della Psicoterapia Sensomotoria, Cognitivismo Clinico, Semestrale a cura dell’Associazione di Psicologia Cognitiva e della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitiva, Vol.8, No. 1, 60-72, Pacini Ed.

V Forum sulla Formazione in Psicoterapia: considerazioni a caldo

di Giuseppe RomanoGiuseppe Romano

Il V Forum sulla Formazione in Psicoterapia si è concluso domenica scorsa, 20 ottobre, alle ore 14,00 ma, ancora lunedì, nei corridoi della sede di Roma della Scuola di Psicoterapia Cognitiva, si continuava a parlarne, per riferire a chi non c’era, per commentare i lavori presentati, per raccontare la propria esperienza dal punto di vista umano e professionale.

E allora ho pensato di scrivere due righe “a caldo”, sull’onda di quanto appena accaduto, per fissare il ricordo e descrivere a chi non c’era cosa è successo in questa nuova edizione del Forum.

Sì, perché quest’anno c’erano due novità importanti.

La prima riguardava la presenza di un “ospite straniero” e la seconda una maggiore partecipazione degli allievi in un ruolo che, fino alla scorsa edizione, era stato affidato a docenti e didatti delle Scuole APC-SPC e “Studi Cognitivi”. Leggi tutto “V Forum sulla Formazione in Psicoterapia: considerazioni a caldo”

IV Forum sulla Formazione in Psicoterapia – Assisi, 14/15/16 Ottobre 2011

L’intervista ai direttori delle Scuole di Psicoterapia organizzatrici del IV Forum sulla Formazione in Psicoterapia, realizzata dai colleghi di Studi Cognitivi & Psicoterapia e Ricerca, su gentile concessione http://psicoterapiaericerca.wordpress.com/

Sandra Sassaroli – Direttore delle Scuole di Specializzazione in Psicoterapia “Studi Cognitivi”

Francesco Mancini – Direttore delle Scuole di Specializzazione in Psicoterapia Cognitiva APC ed SPC

IV Forum sulla Formazione in Psicoterapia – Assisi, 14/15/16 Ottobre 2011

di Giuseppe Romano


Assisi 2011: quando i numeri parlano da soli

Carlo Buonanno ha illustrato esaurientemente il clima ed il calore delle giornate di Assisi 2011 e, a giudicare dai commenti, quanti hanno partecipato si sono ritrovati ben descritti in quelle righe. Ma il Forum di Assisi, come in molti hanno scritto, e Carlo ha giustamente più volte sottolineato, è stato principalmente un momento di incontro sulla ricerca, sullo studio e approfondimento di temi importanti per la psicoterapia. Ecco, allora, alcune considerazioni sui numeri e sulla tipologia di lavori presentati, anche per quanti non hanno potuto partecipare in prima persona.

Per iniziare qualche dato numerico. Leggi tutto “IV Forum sulla Formazione in Psicoterapia – Assisi, 14/15/16 Ottobre 2011”

IV Forum sulla Formazione in Psicoterapia – Assisi, 14/15/16 Ottobre 2011

di Carlo Buonanno

Ad Assisi, io c’ero…

Assisi 2011. Scienza della mente e, al termine della seconda giornata, poesia della scienza. Il tono enfatico è una tentazione alla quale non ho saputo resistere. Il potere delle immagini ha esaltato quello dei numeri. Le immagini sono quelle dell’intervento di Daniele Di Pauli, che ha raccontato lo stigma dell’obesità con sole immagini. Davvero emozionante. Leggi tutto “IV Forum sulla Formazione in Psicoterapia – Assisi, 14/15/16 Ottobre 2011”