Narcisista cerca specchio per relazione

di Malicia Bruno

“Vivo un rapporto con una narcisista?”. Capire per prevenire

Il Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP) è definito come un quadro pervasivo di grandiosità, necessità di ammirazione e mancanza di empatia, è assorbito da fantasie di successo, fascino e amore ideale, e mostra comportamenti arroganti e presuntuosi.
Il narcisista personifica le proiezioni della persona che deve sedurre ed è abile a vestire i panni del partner ideale: tutte le sue azioni mirano al raggiungimento del controllo e le loro relazioni affettive sono spesso all’immagine dell’alternanza tra idealizzazione e svalutazione.

Tra il narcisista e la sua vittima esiste uno scenario ben preciso nello sviluppo della relazione: si ha una prima fase di seduzione nella quale anestetizzerà la vittima con delle attenzioni amorevoli, dette “love bombing”; la fase successiva, l’invasione, avviene nel corso della relazione con il capovolgimento della situazione, in cui isola la vittima da suoi riferimenti; l’ultima fase, ossia di distruzione, corrisponde, infine, al momento in cui esegue un’opera di impoverimento della compagna per poi abbandonarla.
Il comportamento disfunzionale del narcisista determina un abuso così profondo sulla vittima da implicarne un trauma. La vittima ha un profilo preciso: spesso è una persona brillante e intelligente ma sarà soggiogata nel momento in cui vi è una crepa a livello dell’immagine di sé, una scarsa gestione emotiva e una posizione di difficoltà momentanea. Le tecniche di manipolazione messe in atto dal narcisista sono varie ma la più utilizzata è il “gaslighting”, ovvero una particolare forma di abuso psicologico che esercita al fine di creare nella vittima uno stato confusionale e di renderla incapace di fidarsi dei propri pensieri e della sua capacità di giudizio. Tra i sintomi più frequenti provati dalla vittima ci sono la bassa autostima, i pensieri suicidi e la depressione: per questo motivo può impiegare molto tempo a decidere di uscire dalla relazione col narcisista poiché si convincerà che la relazione sia vitale per la propria sopravvivenza psico-emotiva.
La conoscenza e la consapevolezza delle disfunzionalità presenti in una modalità interattiva narcisistica è fondamentale per la prevenzione.

Quei bravi ragazzi

di Carlo Buonanno

Che relazione c’è tra la psicopatia e l’eroismo?

Antonio Spavone, ‘O malommo, è stato uno tra i più temuti e rispettati boss della Camorra.
Nel 1966, Spavone è a Firenze, detenuto nel carcere delle Murate. Il 4 novembre l’Arno rompe gli argini e copre la città di melma. In pochi sanno che, prima che gli angeli del fango facessero il loro ingresso sulla scena internazionale, ‘O malommo sta per guadagnarsi la grazia dal Presidente Saragat. Mentre i detenuti cercano scampo dalle acque che invadono l’edificio, Spavone trova il tempo di salvare tre carcerati, due agenti di custodia e la figlia del direttore. Nel caos alimentato dalla paura, il pericoloso criminale eviterà anche lo stupro di due detenute e di una guardia carceraria. Niente fiction ma autentici atti di eroismo.
Che relazione c’è tra la psicopatia e l’eroismo?
In una recente ricerca, è stato preso in esame il ruolo dell’orgoglio come promotore di comportamenti prosociali in soggetti psicopatici. L’orgoglio rappresenta un’alternativa alla colpa nella promozione della socializzazione. Un dato osservato già da Freud negli anni venti, quando il padre della psicanalisi suggeriva l’esistenza di un Super-Io che punisce i comportamenti inappropriati con l’induzione di colpa e un Io che invece ricompensa con l’orgoglio i comportamenti adeguati. A metà anni novanta Lykken teorizza come, in soggetti con propensione alla psicopatia, l’esposizione a un ambiente che favorisce le esperienze di orgoglio partecipa al mantenimento di una rappresentazione di sé positiva. Sentirsi buoni e competenti poi aiuta a incanalare le propensioni negative in modalità adeguate e più adattive. Tuttavia, l’orgoglio non sarebbe un costrutto unitario. Ne esisterebbero almeno due tipi, un orgoglio autentico e un orgoglio superbo (vanità). Il primo, adattivo, è orientato al merito e caratterizzato da correlati cognitivi del tipo “Ho messo in piedi la squadra, perché mi sono allenato”. Il secondo, invece, è un fenomeno più vicino al narcisismo maligno, con i corrispettivi correlati cognitivi del tipo “Ho messo in piedi la squadra perché ho talento”. Un altro costrutto, ampiamente descritto nella letteratura sull’antisocialità, è la fearless dominance, l’assenza di paura che, insieme all’orgoglio, rappresenterebbe per gli autori della ricerca l’ingrediente fondamentale dell’eroismo.
I risultati hanno però deluso le aspettative. L’ipotesi principale, secondo la quale l’orgoglio inibisce i comportamenti antisociali e promuove atti di eroismo, è stata solo parzialmente dimostrata. Nei soggetti con alti livelli di fearless dominance, l’orgoglio autentico può potenziare l’associazione tra la fearless dominance e i comportamenti pro-sociali (leadership adattiva), una relazione che però non si estende all’eroismo. Con una buona dose di incredulità, inoltre, è l’orgoglio superbo, quello cattivo, a moderare la relazione tra l’impulsività e i comportamenti antisociali, ma in una maniera protettiva.
Insomma, c’è speranza per quei bravi ragazzi e un ambiente che inoculi massicce dosi di orgoglio sembra in parte funzionare per farli sentire bravi davvero. Resta da capire se poi questo sia sufficiente a sostenere da solo il senso di giustizia. Chissà cosa ne pensano i detrattori delle moderne crime series alla Gomorra, quelli che inneggiano alla censura e che denunciano il rischio di contagio. A scanso di equivoci, ‘O malommo è stato eroe per un giorno. Sanguinario boss della camorra per tutta la vita.

 

Per approfondimenti:

Thomas H. Costello, Ansley Unterberger1, Ashley L. Watts1 and Scott O. Lilienfeld (2018) Psychopathy and Pride: Testing Lykken’s Hypothesis Regarding the Implications of Fearlessness for Prosocial and Antisocial Behavior. Frontiers in Psychology, 20;9:185. doi:10.3389/fpsyg.2018.00185

Il narcisismo e i suoi disturbi

di Luana Stamerra

Il nuovo volume di Carcione e Semerari per comprendere e curare pazienti con disturbo narcisistico di personalità

Il libro “Il narcisismo e i suoi disturbi. La Terapia Metacognitiva Interpersonale”, di Antonino Carcione e Antonio Semerari, descrive il narcisismo nelle sue molteplici manifestazioni e guida il terapeuta esperto o il terapeuta in formazione a una nuova e più efficace prospettiva di comprensione e cura di pazienti con disturbo narcisistico di personalità.

Gli autori del testo – esperti psicoterapeuti e fondatori, insieme a Giuseppe Nicolò, del Terzocentro di Psicoterapia Cognitiva di Roma -, avvalendosi della collaborazione di altri clinici del centro, aprono la discussione su un tema tanto complesso quanto affascinante, quello del narcisismo, descrivendo diversi casi clinici, ognuno nel ruolo di emblema di una specifica forma: quella grandiosa, quella vulnerabile, quella caratterizzata da difficoltà di integrazione degli stati mentali, quella delirante, quella caratterizzata da un profondo disprezzo di sé e quella maligna e psicopatica. Si tratta di casi tra loro molto diversi nella sintomatologia, nel grado di adattamento, nella gravità e nella prognosi, ma tutti accomunati da determinati processi psicologici. Gli autori parlano in termini di “dinamica narcisista”, un’espressione decisamente utile a far comprendere la complessità e la multidimensionalità di un quadro clinico variegato da indagare, comprendere e curare con un approccio che possa partire da una nuova prospettiva teorica, un approccio dimensionale, più utile, rispetto a quello categoriale, a formulare un’adeguata concettualizzazione del caso e un efficace piano terapeutico. La Terapia Metacognitiva Interpersonale può rappresentare, in tal senso, la via maestra dell’approccio terapeutico al narcisismo nelle sue varie forme.
Come si concettualizza il caso? Quali sono i piani di intervento? Quali sono i principi e le tecniche di gestione della relazione terapeutica (aspetto centrale nella terapia dei disturbi di personalità e in particolare di questo disturbo)? Quali sono gli obiettivi della Terapia Metacognitiva Interpersonale? Come vengono perseguiti questi obiettivi caso per caso? Quali sono gli specifici passi da intraprendere? Quali sono gli aspetti della dinamica narcisista su cui si focalizza la Terapia Metacognitiva Interpersonale?

Sono queste le principali domande alle quali il testo intende fornire una risposta. Per farlo, gli autori dapprima tracciano un attento excursus teorico sul concetto di narcisismo a partire dalla storia della nascita dello stesso, per poi ripercorrerne l’evoluzione nella tradizione psicodinamica prima e nella tradizione cognitivista poi; in seguito, si soffermano sulla  distinzione tra narcisismo normale e narcisismo patologico, sulla proposta teorica dei sottotipi di narcisismo, sul problema dei diversi gradi di gravità delle sue molteplici forme, sui fattori diagnostici che portano a definire un quadro clinico di disturbo narcisistico di personalità, sugli aspetti psicopatologici caratteristici della dinamica narcisista e sulle diverse procedure diagnostiche possibili. Il testo poi prosegue, coerentemente con gli scopi degli autori, con l’introduzione della Terapia Metacognitiva Interpersonale in qualità di approccio integrato alla cura di casi complessi, come quelli di disturbo narcisistico di personalità o come altri quadri clinici caratterizzati da aspetti più specifici degli stessi intrecciati a dinamiche, tratti o processi di tipo narcisistico. Viene quindi proposta un’analisi dettagliata della Terapia Metacognitiva Interpersonale, delle sue fondamenta teoriche, degli aspetti clinici su cui essa si focalizza e interviene, dei suoi obiettivi, del suo metodo e delle sue strategie.

Il libro di Carcione e Semerari vanta la collaborazione di diversi professionisti esperti di disturbi di personalità, riporta numerosi casi clinici rappresentativi delle diverse facce del narcisismo e arricchisce la trattazione con attente riflessioni sulle percezioni e le difficoltà del terapeuta nell’approccio a un quadro clinico così complesso e dinamico: rappresenta, dunque, un ottimo strumento per il terapeuta già esperto e per il terapeuta in formazione, una guida puntuale, tecnica, al contempo concreta e centrata sull’individuo narcisista, qualsiasi “maschera” o “vestito” egli indossi.

 

Per approfondimenti:

Carcione, A. e Semerari, A (2017). Il narcisismo e i suoi disturbi. La Terapia Metacognitiva Interpersonale”. Eclipsi Editore.

Sono io il narcisista?

di Erica Pugliese

Ogni giorno milioni di utenti chiedono a Google di rispondere a molte delle loro domande. Una di queste sembra proprio essere: sono narcisista? Ecco la risposta

Rubrica
Se mi lasci mi cancello? Dipendenza affettiva e violenza di genere

P. è un paziente di trent’anni che si presenta in studio a seguito della fine della sua relazione. Tre anni fa incontra una donna della quale s’innamora perdutamente. La relazione descritta da P. come inizialmente perfetta, dopo il primo anno comincia a presentare delle incompatibilità che nel tempo hanno portato alla rottura definitiva. P. è infelice ma, nonostante questo, continua a voler rimanere ancorato alla relazione e a fare di tutto per non chiuderla. È arrabbiato, frustrato e triste. Non riesce a farsene una ragione, non accetta di essere stato lasciato, lui che ha amato tanto la partner, fin troppo. Le ha dedicato tempo, risorse economiche, ha cambiato nazione e lavoro per amore. È un fiume di pensieri di rabbia per quanto accaduto, per il comportamento della partner, per come è stato lasciato, per essere stato immediatamente sostituito come lo si fa con un abito in disuso. Secondo P., la compagna è una narcisista perversa. Sintomi, comportamenti, reazioni: tutto coincide. A questi pensieri si alternano, poi, stati mentali di colpa nei quali si accusa e si deprime all’idea di essere, in realtà, il vero colpevole della fine della relazione. “Sono io il narcisista?”, chiede in prima seduta.

In realtà, se ci si ritrova a farsi questa domanda, molto probabilmente la risposta è “no”. P. non è affatto un narcisista ma soffre di dipendenza affettiva patologica, una condizione relazionale nella quale, nonostante il malessere percepito e la quasi totale assenza di cure da parte della partner, continua a sostare, pensando di essere lui stesso in qualche modo colpevole del malfunzionamento.

Come emerso in un articolo del quotidiano britannico The Guardian, ogni giorno milioni di utenti pongono numerose domande a Google. Una di queste sembra proprio essere: “Sono narcisista?”. La cosa non stupisce, data la crescente attenzione negli ultimi anni al tema delle dipendenze affettive e al ruolo del disturbo narcisistico di personalità nella contro-dipendenza, ovvero la tendenza opposta a ricercare il partner e contemporaneamente a evitarlo, con il risultato che la relazione non è mai veramente intima. Il problema della definizione del narcisismo, però, è che non è una condizione così unidimensionale e monostrato come sembrerebbe essere. Non basta essere concentrati su stessi o egoisti per essere dei narcisisti. Non è neanche sufficiente avere a che fare con qualcuno che abbia difficoltà a condividere le proprie emozioni, o che spesso si dimostra disinteressato al/alla partner, non gli/le fa regali o non rinuncia alla palestra per lui/lei. Per capire se un individuo ha o no una personalità narcisistica, “vanno osservati i comportamenti e bisogna provare a sentire che cosa l’interazione con questo individuo smuove dentro”, afferma Di Maggio nel “L’illusione del Narcisista”.

In letteratura, vengono descritte due tipologie di narcisismo: entrambe alternano stati di rabbia, disprezzo, depressione, vergogna, colpa e forte senso di solitudine.

Nello specifico, il primo sottotipo è quello manifesto o overt. In questa sottocategoria si ritrovano fantasie grandiose, costante richiesta di ammirazione e disprezzo. Il narcisista overt pensa di essere superiore e pretende di essere trattato in modo speciale. Ossessionato dal successo e dalla necessità di comandare, ha poco tempo per occuparsi dei bisogni degli altri, considerati solo a fini utilitaristici e, in genere, solo un possibile intralcio ai propri piani di grandiosità. L’avere a che fare con un narcisista overt, subito dopo la fase inziale della conquista, comporta sentimenti di grande tristezza e depressione.

La sensazione del partner è di essere trasparente emotivamente e fisicamente poiché qualsiasi forma d’intimità viene per lo più evitata. La relazione che si viene a instaurare è superficiale, ci si può sentire umiliati o svalutati. Il narcisista potrebbe essere violento verbalmente o fisicamente, tanto da far costantemente temere una sua reazione, come se si camminasse sulle uova. Molto spesso il partner non si fida e la maggior parte delle volte a buona ragione: questo tipo di personalità è, infatti, particolarmente seduttiva e promiscua nella sessualità e non si farà certo molti scrupoli a tradire.

Poi vi è il secondo tipo, il passivo o covert, che invece presenta sentimenti d’inferiorità. Intimamente cerca anch’egli gloria e potere, ma non si espone poiché teme insuccesso e critiche. Avere una relazione con un narcisista covert, vi farà sentire inizialmente speciali poiché, nonostante la distanza intraposta con l’altro, tendono a disperarsi all’idea della vostra assenza. Giocano il ruolo di “vittima” e i partner quello dei “salvatori”. Apparentemente potrebbero non avere alcuna difficoltà ad aprirsi, anzi, è molto probabile che raccontino fin dal primo incontro episodi particolarmente dolorosi della loro vita, come la separazione con l’ex o un trauma del passato (un lutto, la separazione dei genitori, ecc). Il partner del covert si potrebbe sentire incaricato del benessere dell’altro, fino a provare colpa quando, anche se per poco, accennerà l’espressione dei suoi personali bisogni. Il narcisista covert può reagire accusandolo di non fornire le cure adeguate e di non essere sufficientemente di aiuto. Il risultato è la sensazione di essere eccessivamente richiestivi e poco comprensivi.

Se il narcisismo di qualcun altro sta rendendo la tua vita un inferno, invece di provare a cambiarlo, attaccarlo o a mostrare costantemente segni di insofferenza, parti dal presupposto che non è quella persona la vera responsabile della tua sofferenza. Sono le motivazioni alla base del fatto che lo hai scelto a essere il vero demone da sconfiggere. La domanda giusta è: “Perché sono ancora qui a penare e passare gli anni sperando che cambi e finalmente mi tratti bene?”. Se arrivate a questa svolta, la vostra vita ha buone probabilità di prendere un percorso più salutare.

 

Per approfondimenti:

Di Maggio, G. & Semerari, A. (2003). I disturbi di personalità: modelli e trattamento. Laterza

Di Maggio, G. L’illusione del Narcisista (2016). La malattia della grande vita. Baldini e Castoldi.

Il cervello del narcisista

di Graziella Pisano

curato da Elena Bilotta

Le conoscenze relative al funzionamento neurobiologico della mente del narcisista sono molto ristrette, nonostante l’elevata rilevanza clinica del disturbo e la tendenza a sottostimarne la prevalenza. Negli ultimi anni stanno tuttavia aumentando i contributi che approfondiscono il funzionamento nerobiologico del cervello narcisista, con l’obiettivo di dare anche una spiegazione neurobiologica agli aspetti cognitivi, emotivi e comportamentali che caratterizzano il funzionamento di questi pazienti. In uno studio pilota del 2015, alcuni autori hanno analizzato la sostanza grigia e quella bianca di sei pazienti maschi con disturbo narcisistico di personalità (NPD), confrontandole con un gruppo di controllo di soggetti senza disturbo di personalità. I risultati mostrano che i pazienti con NPD mostrano alterazioni nella materia grigia inclusa la corteccia cingolata anteriore, la corteccia prefrontale destra e la corteccia prefrontale mediale bilaterale. Leggi tutto “Il cervello del narcisista”

Ciao come sto? Il narcisista nella relazione di coppia

di Erica Pugliese e Katia Tenore

Ciò che guida il comportamento del narcisista è una mentalità evitante e una costante e pervasiva paura dell’intimità che lo fa scappare a gambe levate dalla relazione che invece desidererebbe

 A tutti può capitare di avere a che fare con qualcuno che occupi gran parte della conversazione a parlare di sé, per poi tuttalpiù interromperla con un curioso: “Beh, ora tocca a te. Cosa ne pensi di me?”.
Se il vostro partner è tutto concentrato su se stesso, richiede sempre attenzioni e si sente in diritto di ricevere molto di più di quanto offre, è possibile che sia un narcisista e, se non riuscite a separarvene, sebbene riconosciate gli effetti negativi, è probabile che vi troviate in una relazione caratterizzata da dipendenza affettiva patologica, che può condurre a forte stress e deterioramento del benessere psico-fisico. L’egocentrismo è spesso la costante di queste persone che non sono realmente in grado di entrare in contatto con la sofferenza che generano. Sembrano, infatti, agire come immersi nel vuoto sociale, non comprendendo i segnali relazionali offerti dagli altri e che permetterebbero di decidere come procedere e raffrontarsi coerentemente col contesto. Presentano un grave deficit di empatia, a causa del quale non riescono a capire quando stanno oltrepassando i limiti, fino ad agiti di rabbia che, in alcuni casi, possono sfociare in violenza verso il partner, con conseguenze anche gravi.

Numerosi autori sono concordi nel ritenere l’esistenza di due sottotipi di narcisismo: il tipo overt, arrogante, falsamente umile e denigrante che si caratterizza per fantasie grandiose manifeste e continua richiesta di ammirazione; il tipo covert che si riconosce invece per una persistente sensazione d’inferiorità e senso d’inadeguatezza, che è permaloso e alterna vergogna a invidia, accompagnandole da un’incessante ricerca di potere e riconoscimento sociale. Entrambi si sentono speciali, sono incapaci a dipendere e affidarsi nella relazione e sono poco attenti ai bisogni dell’altro, valutati come inutili e minanti gli scopi grandiosi ai quali protendono. Le relazioni con i narcisisti si contraddistinguono per alti e bassi continui, sono spesso caratterizzate da tradimenti o da una mancata capacità di considerare l’altro come separato da sé. Il narcisista considera il partner solo nella misura in cui questi è in grado di riflettere, come uno specchio, la sua immagine grandiosa: come Narciso, il mito da cui prende il nome, s’innamora dell’unica persona per lui possibile, il suo riflesso.

Ma cosa c’è dietro questa maschera nera? La persona affetta da disturbo narcisistico di personalità ha, in realtà, un’autostima profondamente fragile. Ogni minimo sgarbo, parola non corretta o critica sono interpretate come una minaccia all’immagine “perfetta” che vorrebbe offrire di sé e alla quale può reagire mediante aggressività passiva (con silenzi imposti o ritardo nelle risposte) o attiva (con offese fino ad azioni violente). Inoltre, ciò che guida il comportamento del narcisista è una mentalità “evitante”, che non gli permette di provare una reale fiducia nell’altro e permea la relazione di una costante e pervasiva paura dell’intimità, che lo fa scappare a gambe levate dalla relazione che invece desidererebbe, apparendo al partner freddo e calcolatore. Tale disturbo può essere associato a due tipi di percorsi assolutamente opposti. In un primo caso deriva dalla frustrazione del bisogno di base di avere dei limiti realistici, che porta alla formazione, nel bambino, di un senso di superiorità. Un secondo percorso è quello caratterizzato dall’esperienza di deprivazione emotiva in fasi precoci dello sviluppo, che conduce alla sensazione di essere emotivamente soli e non accettabili se non in caso di performance brillanti. A partire da tale autopercezione di disvalore, il narcisista può utilizzare strategie tese a evitare o addirittura capovolgere questi dolorosi sentimenti con azioni che possono compromettere la relazione anche definitivamente. La buona notizia è che sono stati implementati trattamenti efficaci che possono aiutare a ridurre la sofferenza sia di chi è portatore di temi narcisistici, sia quella dei loro partner.

Per approfondimenti:

Akhtar, S., & Thompson, J.A. (1982). Overview: Narcissistic personality disorder. American Journal of Psychiatry, 139, 12-20.

Young, J. E., Klosko, J. S., & Weishaar, M. E. (2003). Schema therapy: A practitioner’s guide. Guilford Press.

Il Narcisismo nella cultura americana

di Valentina Di Mauro
curato da Elena Bilotta

La questione del narcisismo culturale degli americani è emersa a partire dagli anni ’70, in primis con la pubblicazione del saggio di Wolfe (1976), “La decade dell’Io” (The “ME” Decade and the Third Great Awakening) e successivamente con il libro di Lasch (1979), “La cultura del narcisismo” (The culture of narcissism) ed è continuata con il libro di Twenge e Campbell (2009), “L’epidemia del narcisismo” (The narcissism epidemic).

L’obiettivo dello studio di Miller e Maples (2015)è quello di affrontare empiricamente la questione del narcisismo culturale degli Stati Uniti, attraverso un esame della “percezione del carattere nazionale” (PNC), vale a dire quanto gli Americani come gruppo vengono percepiti e considerati narcisisti. Il dibattito su come concettualizzare meglio e valutare il narcisismo è ancora in corso , ma nella ricerca attuale gli autori si concentrano principalmente sulle componenti più grandiose del narcisismo che si trovano sia nel Narcissistic Personality Inventory (NPI; Raskin & Terry, 1988) sia nel DSM-5 (APA, 2013).I tratti compresi includono: immodestia, fantasie di successo, credenza che tutto sia dovuto, sfruttamento interpersonale e insensibilità (mancanza d’empatia).

L’approccio focalizzato sulle percezioni del carattere “nazionale” (PNC) esamina i punti di vista condivisi di caratteristiche di personalità tipiche dei cittadini di un particolare luogo, piuttosto che i tratti della personalità di individui specifici all’interno della cultura (Heine,Buchtel, e Norenzayan, 2008; Schimmack, Oishi, & Diener,2005). Quindi, lo scopo della ricerca è individuare la percezione del carattere nazionale (PNC) degli americani come gruppo. Leggi tutto “Il Narcisismo nella cultura americana”

“Non ti perdono”

Narcisismo e assenza di perdono interpersonale

di Graziella Pisano
curato da Elena Bilotta

Le ricerche sul perdono dimostrano che vi è un alto grado di variabilità individuale nel reagire alle trasgressioni altrui, ed il narcisismo pare avere un effetto inibitore sul processo del perdono. Il narcisismo è caratterizzato dalla tendenza a reagire difensivamente quando la persona sente una ferita al proprio valore, dall’aspettativa che tutto sia dovuto (senso di diritto) in virtù delle proprie doti, dalla tendenza allo sfruttamento e manipolazione interpersonale e dalla mancanza di empatia nei confronti degli altri. I narcisisti tendono a comportarsi in maniera aggressiva in situazioni in cui ravvisano rifiuto sociale e in generale hanno una bassa tendenza a reagire alle offese interpersonali con il perdono. Nello specifico,l’aspettativa di ricevere un trattamento privilegiato pare collegato alla ridotta capacità di perdono. In un recente studio che ha analizzato la relazione tra narcisismo e disposizione al perdono, il narcisismo è stato concettualizzato come il risultato dell’interazione tra le seguenti strategie sociali:

“Ammirazione”, cioè una propensione all’auto-valorizzazione attraverso l’autopromozione. Empiricamente l’ammirazione è correlata all’uso di strategie adattive, spavalderia e reazioni alle offese interpersonali basate sul problema.

“Rivalità”, cioè una propensione all’auto-protezione antagonistica tramite l’autodifesa. È collegata all’uso di strategie disadattive, come l’aspettativa che tutto sia dovuto e l’ostilità. Leggi tutto ““Non ti perdono””