Aiuto dottore, sono pazzo… Ho il DOC!

di Annalisa Bello

Quando la disinformazione genera minacciosi luoghi comuni che procrastinano la richiesta d’aiuto a uno specialista, cronicizzando la sofferenza

L’antica credenza che considerava i pensieri ossessivi e i comportamenti compulsivi la manifestazione di una possessione sovrannaturale è oggi purtroppo rinvenibile nei luoghi comuni che satellitano intorno a uno dei disturbi che affligge molte persone: il disturbo ossessivo compulsivo (DOC). Sorprende scoprire storie di vita solcate dalla sofferenza di una convivenza impossibile con la sintomatologia ossessiva, eppure sembrerebbe essere il prezzo da pagare per evitare di trovarsi a fronteggiare una diagnosi che, come un’aspra sentenza, condannerebbe la propria vita allo stigma della pazzia e a tutto ciò che questa impronunciabile parola fa echeggiare nella mente di ognuno. Il rapporto tra DOC e psicosi è complesso e alquanto confondente. Se nel Medioevo i pazienti con disturbo ossessivo compulsivo erano visti come posseduti da forze demoniache, nell’odierno senso comune può capitare di incorrere nel mito (da sfatare!) del DOC come vicino alla schizofrenia.

Con ossessioni ci si riferisce a tutte quei pensieri, immagini o impulsi che repentinamente fanno capolinSchermata 2016-05-02 alle 23.15.41o nella mente e la occupano in modo duraturo e continuo, con i loro contenuti ansiogeni, fastidiosi e senza senso. Proprio il contenuto irrazionale e apparentemente bizzarro dell’idea ossessiva può erroneamente accostarla ai deliri delle psicosi. A nutrire ulteriormente questo pericoloso luogo comune, ci sono le compulsioni che quando sono overt (scoperte, osservabili) si manifestano come dei comportamenti ritualizzati e “strani” che occorrono in risposta alle ossessioni, ponendosi come un tentativo di soluzione atto a neutralizzare la minaccia veicolata dalle stesse. Leggi tutto “Aiuto dottore, sono pazzo… Ho il DOC!”